mercoledì, Agosto 5

Mattarella e la Costituzione: ecco perché siamo al limite dello strappo costituzionale Le regole sono ‘la’ democrazia, si possono cambiare, si deve modificare la Costituzione, ma fin tanto che non si cambiano si devono rispettare, se no non si è più in democrazia

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Ciò a cui stiamo assistendo in questi giorni convulsi, al di là delle volgarità continue che provengono da un mondo politico ormai al di sotto del minimo sindacale come cultura e coscienza di ciò che fa, è veramente al limite dello sbrego costituzionale grave e irreparabile. Non voglio dire, per non aggiungere esagerazione ad esagerazione, che siamo al limite del colpo di Stato, ma certo i punti di somiglianza non mancano. E quindi mi limito ad un discorso tecnico, forse un po’ noioso, ma i cittadini devono pur sapere di queste cose.

La nostra Costituzione è un capolavoro di equilibri, poteri e contro poteri. Non solo, ma in una democrazia vera, sono le regole quelle checostituisconola democrazia. Perché le regole sonolademocrazia: ognuno sa esattamente cosa si può e cosa non si può fare e ognuno sa esattamente, da prima, chi può fare una cosa e chi ne può fare un’altra. Semplificato, ma credo chiaro. Quando le regole non si rispettano, anche se noiose o ‘pesanti’, le cose rischiano di andare male, malissimo. È sempre stato così nella storia, sempre, ma davvero sempre, e sempre hanno pagato i più deboli, sempre.

Non faccio un trattato di diritto costituzionale, ma le regole sono chiare: il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio (nomina chi vuole, è una sua prerogativa) e, su sua proposta, i Ministri.

Ciò vuol dire che, come ovvio, il Presidente valuta se Tizio o Caio possono avere la maggioranza, perciò consulta i partiti: non può nominare uno a caso, Caligola è morto da un po’. E, posto che abbia la maggioranza, ne ascolta le proposte di Ministri e decide i loro nomi, in funzione del fatto che siano capaci e atti a rappresentare il Paese. Perché -e questo sfugge a molti- il Governo è il Governo del Paese, non della maggioranza, che oltre tutto è spesso una maggioranza fasulla, data la dispersione dei voti.

Quindi, gli interessi del Paese sono in primo piano. Specie quelli costituzionali, come il pareggio di bilancio, sia pure nella formulazione becera dell’attuale articolo 81, dove però va sottolineato che esso è il frutto di un accordo internazionale liberamente sottoscritto dall’Italia e destinato a garantire l’equilibrio dei conti a livello europeo non solo italiano (il Fiscal Compact), altra cosa che spesso si dimentica.

Nello scegliere (ripeto: è il Capo dello Stato, che sceglie) i Ministri, il Presidente deve tenere conto anche di ciò e del fatto che la nostra Costituzione, e in particolare  -altra cosa sistematicamente trascurata- l’articolo 117.1, impone il rispetto degli accordi internazionali. La norma, infatti, recita: «La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali». Più chiaro di così! Ci sono ivincoli’ (vincolo, notate bene, vincolo, cioè ‘mani legate’) comunitari da rispettare e gliobblighiinternazionali altresì. Si può derogare? Certo, ma prima si deve modificare la Costituzione, per cui se un Ministro dice (o si lascia intendere che dica … sentiremo il professor Savona che dirà) che non intende rispettare gli obblighi comunitari, il Presidente della Repubblica, non solo non deve, ma ‘non puònominarlo.

È esattamente quello che è accaduto: 1) Presidente del Consiglio: un solo nome; 2) Ministri: nomi predeterminati; 3) programma di Governo predeterminato al Presidente del Consiglio; 4 Ministro anti-Europa (almeno secondo Salvini!).

Non solo. Il Capo dello Stato, dopo tre mesi di trattative, visto che non ne veniva a capo, ha scelto un Presidente del Consiglio, che andrà alle Camere a chiedere la fiducia: non aveva alcuna alternativa. E qui già un altro sbrego: talune forze politiche a priori dicono che non gli daranno la fiducia. Ma i parlamentari rappresentano tutti i cittadini, ciascuno li rappresenta tutti e quindi non si può decidere pregiudizialmente di non dare la fiducia, perché ciò impedirebbe quasi certamente di approvare il bilancio e non credo che la cosa sarebbe a vantaggio dei cittadini, magari della minoranza!

Infine. Un altro potere del Capo dello Stato (e questo è un potere esclusivo e insindacabile) è quello di sciogliere le Camere. Un ‘potere’, quindi decide lui, se, come e quando e perché.

Se, però, le Camere rifiutano la fiducia al Governo del Presidente, determinando i rischi sul bilancio, il Capo dello Stato è, in pratica, ‘obbligato’ a sciogliere le Camere: cioè un suo potere gli viene sottratto, e sarebbe il terzo.

Altro che messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.