lunedì, Novembre 18

Mattarella dialoga con i gialloverdi, buon segnale per il Paese Ecco come è cambiato il rapporto tra il Presidente della Repubblica e il Governo

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La figura del Presidente della Repubblica nell’ordinamento italiano è particolarmente importante perché risulta essere il punto di snodo e di congiunzione di diverse forze istituzionali che trovano in esso il perno ideale di bilanciamento e controllo.

Il Presidente della Repubblica guida il Consiglio Superiore della Magistratura, è il Capo delle Forze Armate ed è garante dell’unità nazionale. Un ruolo molto delicato che i padri costituenti vollero disegnare per un’Italia che usciva dalla seconda Guerra mondiale sconfitta, ma desiderosa di risorgere. La figura del Presidente che designa la Costituzione è un archetipo a maglie abbastanza larghe che viene di volta in volta inverato dalle persone fisiche che a tale altro grado sono elette.

Ed a seconda del carattere e della personalità il ruolo è di volta in volta modellato. Si pensi a Sandro Pertini e alla sua naturale empatia, si pensi a Francesco Cossiga che interpretò il ruolo in senso innovativo e presidenzialista, si pensi al ‘politico’ Giorgio Napolitano e all’equilibrato Sergio Mattarella.

Il ruolo del Presidente della Repubblica dovrebbe proprio essere quello dell’equilibrio perché figura terza e che deve tenere conto della globalità e della rappresentatività democratiche di tutte le forze politiche, cioè, in ultima analisi, del popolo che lo ha eletto tramite i suoi rappresentanti in Parlamento e nelle Regioni.

Un ruolo forse ancor più importante di quello presidenzialista che molti vorrebbero per incarnare in esso anche i poteri dell’esecutivo che la Costituzione volutamente non volle prevedere per un’Italia reduce dal ventennio fascista.

Il rapporto tra Mattarella e il governo giallo – verde è stato all’inizio difficile, farraginoso e non privo di incomprensioni e fraintendimentiSi pensi a quando Luigi Di Maio voleva chiedere l’impeachment dopo il rifiuto da parte del Colle del ministro Paolo Savona all’Economia, mentre Matteo Salvini prese tempo.

Il rapporto tra un presidente europeista come lo è Sergio Mattarella e un governo populista che vede nell’Europa la fonte dei principali problemi dell’Italia non poteva certo essere semplice, tuttavia, ancora una volta, il complesso meccanismo costituzionale ha funzionato e alla fine non solo si è trovato un modus vivendi ma si è anche trovato un equilibrio e ora si può dire una sorta di rispetto reciproco che da ultimo ha portato Di Maio a spendere parole di stima per Mattarella condivise, peraltro, anche da Salvini.

Questo passaggio di fase non era né scontato né banale e segna un consolidamento del governo che non può contrapporsi per troppo tempo alla più alta carica dello Stato generando automaticamente uno squilibrio istituzionale che in tempi incerti e perigliosi come questi possono portare a pericolose tensioni sociali.

A maggior ragione questo è vero ora che il Quirinale è alla presa con una grave crisi dell’organismo costituzionalmente deputato all’auto – governo dei giudici e cioè il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

Il recente coinvolgimento di magistrati in inchieste giudiziarie (che comunque segnalano la presenza di efficaci anticorpi istituzionali) ha scosso profondamente le istituzioni e ha potenzialmente delegittimato l’Alto Istituto che è a fondamento del vivere civile. Infatti, se i cittadini non hanno più fiducia nella Giustizia crolla l’intero sistema e questo non è certo sfuggito a Mattarella che, giustamente, è assai preoccupato per quanto sta accadendo a Palazzo dei Marescialli.

La politica si è già mossa e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha dichiarato che è necessario riformare il CSM mentre Mattarella ha indetto elezioni suppletive per i membri che hanno lasciato.

Altresì una parte politica potrebbe vedere in questa crisi del sistema giudiziario l’occasione per portare a segno una riforma che comporti anche la separazione delle carriere dei magistrati in un quadro di riappropriazione degli spazi istituzionali occupati -sempre secondo quella parte politica-dopo Mani Pulite. In tutto questo, per la tenuta dello Stato nel suo complesso, è fondamentale che ci siano buoni rapporti tra il governo e il Quirinale proprio per la particolare situazione sociale e politica che stiamo vivendo.

In questa ottica, la nuova sintonia tra Luigi Di Maio e Sergio Mattarella è indubbio segno di maturità politica perché ora come non mai questa unità è importante e soprattutto è importante che sia essa percepita dai cittadini come forte collante istituzionale che permetta di superare la crisi della magistratura e permetta di modulare al meglio i difficili rapporti tra Roma e Bruxelles.

Infatti, il movimento Cinque Stelle ha ancora una netta maggioranza relativa parlamentare al di là della vittoria della Lega alle Europee e con questa maggioranza che occorre fare i conti e confrontarsi nell’ambito del gioco democratico.

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