martedì, Febbraio 19

Martin Fayulu, ‘soldato del popolo’ del Congo, minaccia per il rais Kabila Il nuovo rinvio del voto annunciato oggi rende ancora più importante sullo scenario congolese il candidato numero uno che sfida il prestanome del rais Emmanuel Ramazani Shadary

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Aveva fatto un appello, nei giorni scorsi, a non boicottare le elezioni e, al contrario, aveva chiesto a tutti i cittadini del Congo ad andare a ‘votare in massa in pace e serenità’, non rispondendo alle violenze, forte del suo slogan elettorale -‘un Congo dignitoso e prospero’-, ora si vedrà come reagirà alla decisione della Commissione elettorale di rimandare di almeno una settimana il voto che si doveva tenere domenica 23 dicembre. Lui è Martin Fayulu, il principale candidato dei 20 che si presentano a sfidare il delfino di Joseph Kabila, Emmanuel Ramazani Shadary, quello che già viene descritto come il prestanome del rais che gli deve tenere il posto caldo fino alla prossima tornata elettorale.
Già ieri la Commissione elettorale aveva ventilato l’ipotesi di un nuovo rinvio del voto (da due anni viene rinviato), oggi l’ufficializzazione. A dire della Commissione non è stato possibile organizzare il voto nei tempi previsti, il voto si terrà tra circa sette giorni, il che significa che una nuova data ancora non c’è. I candidati hanno ricevuto una comunicazione nella quale si dice che il Presidente della Commissione, Corneille Nangaa, annuncia che la Commissione è ‘tecnicamente incapace’ di far tenere le elezioni come da programma. Le motivazioni, secondo i media locali, risiedono nell’incendio del deposito delle macchine del voto avvenuto la scorsa settimana, nelle violenze che stanno incendiando il Paese, nel basso numero di schede distribuite, e, infine, anche nei problemi che sta causando Ebola.

Oggi Martin Fayulu ha reagito male all’annuncio, ricordando che il Presidente della Commissione fino a pochi giorni fa aveva assicurato che le elezioni non sarebbero state rimandate, ha detto «Non possiamo accettare un cambiamento della posizione» , «hanno avuto il tempo per preparare elezioni credibili e pacifiche». «Stiamo scoprendo il loro vero obiettivo: rimanere al potere per saccheggiare il paese e uccidere la popolazione congolese che spera profondamente in un cambiamento», ha aggiunto. La sua reazione sarà quella dell’intera popolazione, infatti gli osservatori locali temono un inasprimento delle violenze in tutto il Paese. Certamente molto dipenderà anche da come  Fayulu si muoverà, da come riuscirà a placare la rabbia dei suoi sostenitori, quelli che hanno riempito le piazze dei suoi comizi e che nell’arco di poche settimane lo hanno fatto crescere in visibilità e ritenere un candidato che effettivamente, se non vi fossero brogli, avrebbe ottime possibilità di farcela sul candidato governativo  Ramazani.

Nato a Kinsasha nel 1956 da una famiglia originaria della provincia occidentale di Bandundu, cristiano, soprannominato dai suoi sostenitori il ‘soldato del popolo’, ex alto dirigente del settore del petrolio -per due decenni, a partire dal 1984, ha lavorato al servizio del gigante petrolifero americano Exxon Mobil, ultimo incarico in Etiopia, dove è stato direttore generale della compagnia-, nel 2006 Fayulu ha lasciato gli affari ed è entrato in politica divenendo parlamentare. Una prima incursione in politica l’aveva tentata durante una conferenza nazionale nel 1991-92 che pose fine alla regola del partito unico del dittatore Mobutu Sese Seko, poi però era tornato agli affari.

Nel marzo 2009,  Fayulu  viene chiamato a guidare un nuovo partito, il Commitment for Citizenship and Development, per il quale oggi è deputato. Un piccolo partito quello che Fayulu oggi, insieme ad altri due parlamentari, rappresenta, anche per questo la sua candidatura a leader unitario dell’opposizione con la coalizione Lamuka aveva lasciato stupiti molti. Una candidatura unitaria che in meno di un giorno è venuta meno,  Félix Tshisekedi e Vital Kamerhe, gli altri due uomini forti dell’opposizione, hanno  infatti subito ritirato la loro partecipazione e hanno creato una loro piattaforma, la FATSHVIT, che come candidato presenta proprio Felix Tshisekedi, che guida l’UDPS -il più antico e più grande partito di opposizione del Paese.  L’outsider di un partito minore, il 62enne Fayulu non soltanto non si è sentito indebolito, ma, con il sostegno  dall’ex Governatore del Katanga, Katumbi Moise e dall’ex Vice Presidente, imprenditore e signore della guerra Jean Pierre Bemba, entrambi eliminati dalla competizione elettorale, ha messo il piede sull’acceleratore della campagna elettorale e in poche settimane ha trascinato la folla ed è divenuto pericoloso per  Ramazani, capace di scalfire lo strapotere del clan Kabila, almeno sulla carta, ovvero se non vi fossero brogli, che tutti gli osservatori danno per certi.

Fayulu si è fatto un nome, prima della candidatura, come una delle voci più critiche del Governo e di Kabila in persona, denunciando il rais per il suo aggrapparsi al potere dopo che il suo mandato era scaduto nel 2016.
Definito come ‘ardente e talvolta impulsivo’, Fayulu era regolarmente in testa ai cortei di protesta  contro la proposta di Kabila di estendere il suo potere oltre i limiti costituzionali.  Durante queste dimostrazioni, Fayulu è stato arrestato diverse volte e una volta è stato persino colpito alla testa da un proiettile di gomma. 

Fayulu ha iniziato la sua campagna con grande clamore nella città orientale di Beni, attirando grandi folle nel suo tour elettorale in una delle regioni più pericolose del Paese che è stata devastata dalla violenza e da un’epidemia di Ebola. Se eletto, ha promesso di trasferire una base militare da Kinshasa nella regione per aumentare la sicurezza
La scorsa settimana, Fayulu si trovava nella provincia sud-orientale di Katanga, una roccaforte di Kabila, dove la campagna si è infiammata quando cinque dei suoi sostenitori sono stati uccisi dalla Polizia e gli è stato impedito di tenere una manifestazione a Lubumbashi, la seconda città del Paese. 
È lui che incarna la vera opposizione, se rimane incorruttibile, Fayulu può diventare il nuovo Etienne Tshisekedi“, ha detto Albert Moleka, analista politico congolese, la scorsa settimana. “Kabila vede Fayulu come un radicale e penso che stia iniziando a vedere la minaccia che Fayulu potrebbe rappresentare per lui

Fayulu ha ha promesso di ripristinare la sicurezza nel Paese. Mira a modificare i contratti minerari e petroliferi a beneficio del Paese e sottolinea che la sua carriera alla Exxon Mobil lo ha preparato per questa posizione. Se eletto, si è impegnato a investire 126 miliardi di dollari nell’economia e creare 20 milioni di posti di lavoro in cinque anni in un Paese che è ricco di minerali sotto il controllo, però, di Kabila. 

Ora Fayulu potrebbe essere determinante nella risposta che il Paese darà all’ennesimo rinvio del voto.

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