lunedì, Giugno 1

Marsiglia: nessuno tocchi Eni Dalla Libia all’Iran passando dall’Iraq, che Russia, Turchia (e USA) non mettano le mani sull’azienda petrolifera italiana, andrebbero a violare accordi di Legislazione Internazionale

0

Libia bollente, Iran e Iraq in assetto di guerra. La guerra sul terreno si fa più serrata in Libia, e a livello diplomatico sta andando in scena la spartizione del Paese da parte di Turchia, a fianco del Governo di Accordo Nazionale (GNA), presieduto da Fayez Mustafa al-Sarraj, e Russia, a fianco, invece, dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), comandato del generale Khalifa Haftar. Dall’incontro di domani, ad Ankara, tra Recep Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, capiremo forse qualcosa in più, se l’operazione andrà in porto.
Due forze, Russia e Turchia, che in maniera meno appariscente sono coinvolte anche nello scontro tra USA e Iran (oramai Iran-Iraq).
Al centro dello scontro, al solito: il petrolio. Un business sul quale l’Italia è pesantemente coinvolta, e invece totalmente assente ai tavoli politico-diplomatici sui quali in queste ore si decidono tattiche, strategie, spartizioni.

«E’ una guerra per i giacimenti petroliferi in più regioni del Medio Oriente che oggi, rispetto a 20 anni fa, producono milioni e milioni di barili di petrolio. Sino a poco tempo fa non interessava a nessuno il territorio libico, ma adesso la regione è diventata terra di conquista. L’obiettivo di altre Nazioni è solo ed esclusivamente l’entrata nei processi di gestione dei giacimenti petroliferi e le enormi riserve di olio e gas ancora da sfruttare nel centro-sud del Paese. Il tentativo di destabilizzare l’Italia è evidente, ma ENI non si tocca». Così Michele Marsiglia, Presidente di FederPetroli Italia.

«Dagli anni ’50 che lavoriamo con la Libia e le aziende contrattiste sono impegnate in appalti che ad oggi risultano ancora non pagati causa la situazione bellica di questi ultimi anni», prosegue Marsiglia. «Aziende che stanno sacrificando le proprie forze lavoro ed economiche per poter continuare i propri business. Non lasceremo che altri siano di intralcio in Commesse di sviluppo già aggiudicate o nei planning aziendali. ENI in Libia è un cavallo di battaglia per l’industria petrolifera internazionale, unica major a fornire parte della propria produzione per il fabbisogno interno al Paese. Si andrebbero a violare accordi di Legislazione Internazionale. La preoccupazione è tanta, certamente l’Italia in questo momento ha perso, nel Paese nordafricano, la competitività ed il ruolo nei tavoli politici decisionali, è stato servito un piatto d’argento a terzi per arrivare alla National Oil Corporation (NOC), azienda energetica di Stato libica».

Il Presidente di FederPetroli Italia interviene anche a seguito dell’attacco USA. «Ormai la miccia è accesa, Qasem Soleimani non era un semplice cadetto militare, le ripercussioni ci saranno a breve in tutto il Medio Oriente, territorio collegato da una forte interconnessione di forze militari tra diversi Paesi. Anche lì l’Italia attraverso ENI detiene in Iraq uno dei più grandi giacimenti al Mondo chiamato Zubair, incrociamo le dita».
Marsiglia non esclude che, dopo l’impennata del prezzo del petrolio, a breve il problema sia la «futura disponibilità di greggio, che in poche settimane potrebbe ridursi drasticamente con la chiusura di alcune rotte navali nei pressi dei centri nevralgici petroliferi mediorientali e su tratte dello scacchiere energetico internazionale, come Hormuz».

Marsiglia sull’Iran conclude con un «No comment ma il regime degli Ayatollah, per chi conosce quel Paese, risponde con la stessa medaglia».
Dunque, quello che secondo gli operatori del settore petrolifero si prospetta è una guerra del petrolio, se poi sarà anche altro si vedrà nelle prossime settimane.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore