giovedì, Novembre 14

Marocco: Marcia Verde verso lo sviluppo economico in Sahara Oggi il 'Sahara spagnolo' ha raggiunto un gigantesco sviluppo economico e sociale

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IlMarocco ha celebrato ieri il 44esimo anniversario della Marcia Verde, organizzata in risposta all’appello del defunto Re Hassan II il 6 novembre 1975, durante il quale 350.000 volontari pacifici si sono mobilitati a livello nazionale per raggiungere il territorio marocchino detto impropriamente ‘Sahara spagnolo o Sahara Occidentale’ occupato dalla Spagna. La storica Marcia Verde, salutata da tutto il mondo, rimarrà per sempre nella memoria collettiva dei marocchini come evento storico di lotta per l’indipendenza e il completamento dell’integrità territoriale. L’evento vuole rispecchiare la forte coesione tra il Trono e il popolo marocchino, nonché la loro unanimità intorno alle costanti e ai valori sacri della nazione.

Oggi, il territorio lasciato dall’occupazione spagnola, ha raggiunto un gigantesco sviluppo economico e sociale: sono in corso con determinazione su tutti livelli, le azioni principalmente prioritarie di sviluppare ancora questa regione. Secondo il Ministero dell’Economia e della Finanza, il programma di sviluppo delle province meridionali iniziato negli ultimi due anni con 87 progetti completati con un costo complessivo di oltre 7 miliardi di DH. Gli investimenti statali passeranno da 77 a 81 miliardi di Dh entro 2020. Alla fine del 2018 il loro tasso di esecuzione è stato superiore al 70 per cento.

In questi anni il Sahara ha conosciuto uno sviluppo grandioso su tutti gli aspetti: sviluppo delle città grazie alla raggruppamento della popolazione, la costruzione di un’infrastruttura di base moderna e la realizzazione di progetti economicamente produttivi per la popolazione locale. Le aziende internazionali e le multinazionali si fidano del potenziale economico delle province meridionali come testimonia l’apertura di un nuova ristorante Mc Donald’s di Laayoune nel 2017, mentre il nuovo porto atlantico di Dakhla, di un budget di 96 milioni di dollari, creerà 183.000 posti di lavoro entro 2030 e costituirà un punto di svolta per gli scambi con l’Africa e l’America latina. Oggi le province del sud, servite da diverse compagnie aeree internazionali, sono diventate una meta turistica famosa, attraendo grandi conferenze e manifestazioni a portata regionale e internazionale come il Forum Crans Montana.

In occasione della festa di Marcia Verde, Re Mohammed VI ha affermato che il Sahara marocchino è la porta del Marocco verso l’Africa sub-sahariana, e costituisce un vero e proprio via di collegamento tra Marocco e il resto dell’Africa dal punto di vista geografico, umano ed economico. Il Marocco occupa tuttavia un posto di primo piano in Africa, in campo economico, politico, culturale e religioso, ha aggiunto il Re, esprimendo la sua determinazione a erigere il Regno come attore chiave della costruzione dell’Africa di domani. Ciò attraverso il costante rafforzamento delle relazioni umane, economiche e politiche che uniscono Marocco ai paesi africani. 

A livello del Maghreb, il Sovrano ha riaffermato l’impegno del Marocco a instaurare relazioni sane e solide con gli altri Stati magrebini: «alla luce delle opportunità e della posta in gioco che essa comporta, la situazione attuale nella regione e nel Mediterraneo sollecita la nostra attenzione e ci induce ad intraprendere un’azione costruttiva». Il Re Mohammed VI spiega che «la gioventù magrebina esige da noi la creazione di uno spazio aperto, propizio all’interazione e allo scambio», mentre il settore degli affari esige che le siano garantite condizioni favorevoli al suo sviluppo. «Allo stesso modo, i nostri partner, in particolare europei, hanno bisogno di un socio efficace», «i nostri fratelli d’Africa subsahariana attendono che i nostri paesi contribuiscano a realizzare i programmi e ad affrontare le grandi sfide del continente» e, infine, «i nostri fratelli arabi desiderano che il Gran Magreb si associ alla costruzione di un nuovo ordine arabo», ha sottolineato il Sovrano.

«Le speranze e le aspettative sono enormi; le sfide sono numerose e complesse. Tuttavia, si può deplorare che alcuni non ne misurino l’importanza», ha proseguito il Re per il quale «il nostro nemico comune risiede nell’immobilismo e nel basso livello di sviluppo che ancora conoscono i nostri cinque popoli» (cinque Paesi: Marocco, Mauritania, Tunisia, Libia ed Algeria). 

Al livello dell’ONU, il Sovrano ha insistito sull’impegno del Regno a difendere la sua integrità territoriale e la sua piena adesione al processo dell’ONU per la risoluzione di questa disputa regionale, ricordando le basi che hanno sempre guidato l’azione del Marocco. Il Sovrano ha sottolineato che lo slancio del 1975 continua ancora oggi, concretizzato dal suo impegno a portare a termine lo sviluppo di tutte le regioni del Regno, comprese quelle del sud.

E sulla questione dell’integrità territoriale del paese e della sua piena sovranità sui suoi territori, Mohammed VI ha ricordato i principi fondamentali che animano il Marocco. Sulla Marocchinità del Sahara, il Marocco ha sempre mostrato una posizione chiara, ispirata da una fede incrollabile nella giustezza della sua causa e nella legittimità dei suoi diritti. Poi ha evidenziato che, in linea con il processo politico dell’ONU e con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza, il Marocco continuerà a lavorare con sincerità e buona fede per giungere a una soluzione politica, realistica, pragmatica e consensuale. Secondo il Re, quindi, l’iniziativa di autonomia proposta dal Regno e ampiamente accolta dalla comunità internazionale resta l’unica base di negoziazione. Seria, credibile, equa nei suoi orientamenti, l’Iniziativa di autonomia costituisce la traduzione concreta della soluzione ricercata. Infatti, è l’unica via possibile per giungere a una soluzione del conflitto, nel pieno rispetto dell’unità nazionale e dell’integrità territoriale del Regno. Questa prospettiva si è rafforzata dal fatto che un numero sempre crescente di paesi (oltre 163 ad oggi) non riconosce l’entità fittizia della ‘RASD‘ basata in Algeria: «L’Iniziativa di autonomia è sostenuta anche dai partenariati e dagli accordi che legano le grandi potenze e un certo numero di paesi fratelli e amici al nostro paese e che coprono tutte le sue regioni, comprese le province del Sud».

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