martedì, Marzo 19

Marijuana: lo Zimbabwe la legalizza per uso medico «Solo i produttori che accetteranno le rigide direttive del Ministero della Sanità e i periodici monitoraggi sulla produzione potranno ricevere la licenza»

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Lo Zimbabwe del post Mugabe attira l’attenzione della opinione pubblica internazionale per aver legalizzato la cannabis per uso medico o scientifico. La legalizzazione è stata preceduta da un accurato studio dei effetti terapeutici della marijuana intitolato ‘Production of Cannabis for Medicinal and Use Regulation‘. Il relativo testo di legge approvato al Parlamento autorizza i produttori di cannabis a iscriversi al Ministero della Sanità per ricevere l’autorizzazione alla coltivazione sotto stretto controllo statale.  «Solo i produttori che accetteranno le rigide direttive del Ministero della Sanità e i periodici monitoraggi sulla produzione potranno ricevere la licenza. Ogni produttore privo di licenza ministeriale sarà automaticamente considerato illegale e soggetto ai provvedimenti previsti dal Codice Penale e alla pena di reclusione di anni 12» recita il testo di legge.

Per richiedere la licenza di coltivazione è necessaria la cittadinanza zimbabwana. Nel caso di ditte miste è necessario una partecipazione azionaria autoctona pari al 60%. La legge investe il Ministero della Sanità a decider la quantità massima di cannabis coltivata distinguendo la vendita di marijuana fresca o secca. È lecito anche produrre olio di cannabis. La licenza regola anche il numero di piante che possono essere coltivate nella piantagione.

La licenza ha una validità di 5 anni e il suo rinnovo è legato alla stretta osservanza dei produttori delle direttive ministeriali. I compratori della cannabis potranno essere farmacie, università, industrie farmaceutiche, ospedali e lo stesso Ministero della Sanità. Il prodotto finito sarà utilizzato nella cura di asma cronica, epilessia, disturbi mentali e come sostituto temporale alle droghe pesanti nei processi di disintossicazione.

Lo Zimbabwe non è il primo Paese africano a indirizzarsi verso una progressiva legalizzazione della marijuana. Nel 2017 il Lesotho ha legalizzato la produzione e consumo di marijuana per uso medico. Il Ministero della Sanità ha concesso la licenza alla ditta sudafricana Verve Dynamics che si rifà alla produzione vegana di estratti puri botanici. La legalizzazione della cannabis per uso medico in Lesotho è stato il primo passo per una legalizzazione del consumo per scopi ricreativi, attualmente in discussione al Parlamento. L’obiettivo è di sottrarre il mercato alla criminalità organizzata e di trasformare la coltivazione e la vendita di marijuana in una fonte di reddito per lo Stato. Il Lesotho è il principale esportatore di cannabis nella regione. I fautori della piena legalizzazione sottolineano altri benefici oltre a quello di diminuire i proventi alla criminalità organizzata. Tra essi quello di offrire al consumatore un prodotto controllato dal Ministero della Sanità.

Un progetto pilota che ha aperto una seria riflessione in molti Stati africani dove la cannabis è considerata illegale ma di fatto tollerata visto il largo consumo tra la popolazione soprattutto giovanile.  La legalizzazione della cannabis in Africa ha tutte le potenzialità di regolare una fiorente industria in quanto il Continente eccelle sia per estensione di piantagioni che per la qualità del prodotto. Il Lesotho, un piccolo Paese montagnoso di solo 2 milioni di abitanti circondato dal Sud Africa è un esclusivo produttore di cannabis di alta qualità grazie alle coltivazioni di alta altitudine. La qualità della cannabis del Lesotho è paragonabile solo a quella coltivata in Etiopia. Molti contadini sono produttori e consumatori. Una piccola azienda agricola che coltiva marijuana registra profitti tre volte superiori a quelli ottenibili con coltivazioni di mais. La produzione e la vendita sul mercato nazionale e su quello sudafricano sostiene migliaia di famiglie del mondo rurale.

Anche li Malawi ha fatto un ulteriore passo proponendo la legalizzazione della cannabis anche per uso ludico. Un progetto pilota: il “Malawi Gold” è stato lanciato dal governo per la coltivazione e la vendita della piantina dei sogni proponendo una regolamentazione a mezza strada tra i farmaci e i prodotti alimentari. Attualmente è in atto un acceso dibattito tra i sostenitori della legalizzazione e che si oppone, spesso leader religiosi. Come primo passo verso la legalizzazione lo Stato ha depenalizzato la coltivazione e l’uso della marijuana presso le comunità Rastafari.

 Il Ghana registra il più alto numero di consumatori di marijuana in Africa, nonostante che sia proibita, secondo l’Ufficio delle Nazione Unite per le Droghe e il Crimine UNODC. Dal 2016 è in atto una campagna per la sua legalizzazione che trova il supporto del Dipartimento Narcotici della Polizia e di parte del Governo che intravvede nella coltivazione, vendita ed esportazione di marijuana una importante fonte di entrare fiscali. Il freno alla sua legalizzazione è posto dal potente e influente Consiglio Cristiana del Ghana che si oppone sostenendo che la cannabis distruggerebbe le future generazioni ghanesi.

Nello Swaziland dove regna l’ultima monarchia africana la marijuana cresce in abbondanza e la famiglia reale sta individuando la coltivazione e la vendita legale della cannabis come una delle soluzioni per uscire dal ciclo di povertà in cui si trova il Paese da decenni. Il parlamento dello Swaziland ha ricevuto nel 2017 il mandato dalla famiglia reale di studiare una proposta di legge per la sua legalizzazione.

Il Marocco è il più famoso Paese nord africano per coltivazione e consumo di cannabis. Famoso è il “fumo marocchino”. Il mercato impiega 800.000 persone secondo un recente studio di Bloomberg, generando un volume di affari di 10 miliardi di dollari. Le principali esportazioni si indirizzano sui mercato europei e sono gestite dalla criminalità organizzata.  Dal 2014 in Marocco è nato un forte movimento per la sua legalizzazione che sta facendo riflettere seriamente il Re ma contrastato dai leader religiosi mussulmani.

 In Sud Africa da tempo è scoppiata una accesa disputa parlamentare sull’opportunità di legalizzare la cannabis. La battaglia per la legalizzazione è condotta da Julian Stobbs e Myrtle Clarke, precursori in Africa del trend mondiale di legalizzare l’erba sotto controllo dello Stato.

 Il mercato legale della cannabis negli Stati Uniti genera 6,7 milioni di dollari annui e l’industria della marijuana sta crescendo a ritmo accelerato in vari  Stati della Unione dove essa è legalizzata per uso medico o ludico. Pioniere della legalizzazione è lo Stato della California che ha reso legale la cannabis il 8 novembre 2016 (giorno dell’elezione di Donald Trump) grazie ad un referendum dove il 53% dei cittadini si è espresso favorevole. L’esperimento della California ha aperto la strada per la legalizzazione parziale o totale negli Stati di Alaska, Colorado, Maine, Massachusetts, Nevada, Oregon e Washington.

L’esperimento californiano ha dimostrato che lo Stato oltre a guadagnare milioni con le tasse ha fatto risparmiare 1000 milioni di dollari nella lotta all’attività di spaccio togliendo il monopolio della vendita alla criminalità organizzata nonostante che il prezzo è superiore di circa 8 dollari rispetto al mercato nero.

Dagli studi compiuti dagli Stati del Colorado e di Washington è emerso che l’uso fra gli adolescenti dopo la legalizzazione non è aumentato ma diminuito del 3,8%. Gli incidenti stradali per alterazione non sono aumentati ma diminuiti del 18% in Colorado e del 8% nello Stato di Washington.  Considerevoli le entrate registrate dal fisco: 220 milioni nello Stato di Washington e mezzo miliardo di dollari nel Colorado.

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