martedì, Ottobre 20

Marijuana legale, i timori sudamericani field_506ffb1d3dbe2

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Era da oltre 18 mesi che la politica uruguayana dibatteva il problema. Ora il Senato del Paese ha dato il definitivo via libera (nei mesi scorsi era toccato alla Camera dei Deputati: in Uruguay da ora in avanti sarà legale la produzione e la vendita di marijuana  –la Svizzera sudamericana sarà il primo Paese al mondo con una legge che regola la produzione e la commercializzazione di cannabis. Lo Stato controllerà la coltivazione e la vendita a scopi esclusivamente psicotropi e ricreativi.

Sulla questione era intervenuta pubblicamente, alcuni mesi fa, anche la first lady e Senatrice di sinistra Lucia Topolansky, che aveva sottolineato l’alto valore della misura nella lotta al narcotraffico. «Conosciamo bene il dramma che vive il Messico» aveva detto la Topolansky «e non vogliamo lo stesso scenario per il nostro Paese». Come nel caso delle controversia con Philip Morris, insomma, l’Uruguay sceglie la strada della difesa dei diritti umani. Nella questione della cannabis, in particolare, il Paese segue le positive esperienze europee di Spagna, Portogallo e soprattutto Olanda. Del resto, come dichiarato dallo stesso Mujica in una recente intervista, la cannabis «merita più rispetto e una conoscenza più approfondita». Perché «quello che mi spaventa», come continua a ripetere pubblicamente il Presidente, «è il narcotraffico, non la droga».

Nel corso dell’ultimo anno e mezzo, i dibattiti sull’opportunità di questa misura si erano moltiplicati.

Secondo alcuni esperti del Governo, la legalizzazione della droga  minerebbe il narcotraffico, eliminando, in parte, il problema. Ignacio Lobello, dell’Università della Repubblica sosteneva che: «la marijuana, essendo una droga che favorisce la calma e la tranquillità, potrebbe servire da freno per tanti minorenni delinquenti che sono spinti ad utilizzare la Pasta Base (a base di cocaina mal tagliata) , per realizzare i loro delitti. Chi utilizza Pasta Base si sente Dio, non ha paura di niente e si trova in uno stato di euforia costante, inoltre questa terribile droga, frutto della povertà, senza nessun tipo di controllo, letteralmente ‘frigge’ il cervello di chi la consuma. La marijuana potrebbe, in parte, calmare queste anime in conflitto».

Tra i contrari alla legalizzazione della marijuana, coloro che sostengono che questo tipo di misure non possano essere assunte unilateralmente da un singolo Paese. L’avvocato esperto in Diritto Internazionale ed ex Ministro degli Esteri Didier Opertti sosteneva che: «Questo provvedimento, per la sua natura, non può essere preso in forma unilaterale da un Paese senza l’accordo con altri Paesi: si formerebbe uno spaccio incontrollabile nelle frontiere: una misura di questo genere potrebbe trasformare l’Uruguay in un centro d’attrazione internazionale per il consumo di marihuana». Il Senatore del Partido Nacional Sergio Abreu, anche lui specialista in Diritto Internazionale ed ex Ministro degli Esteri, prima che il provvedimento diventasse legge sosteneva che «sarebbe impossibile applicare questo provvedimento, prima di coordinare un controllo ristretto combinato con i Paesi limitrofi. Potrebbe nascere un mercato nero incontrollabile con i nostri vicini di casa».

I Paesi confinanti già nel 2012 si erano apertamente schierati contro. Dario Martinez, della Segreteria Nazionale Antidroga del Paraguay sosteneva: «Se fosse legalizzata la marijuana in Uruguay, in Paraguay aumenterebbe la domanda del prodotto. Non dico che sia una misura inapplicabile, ma deve, per forza, essere coordinata con i Paesi limitrofi. Da soli non si puó agire su questo versante».

Anche l’Argentina, lo scorso anno, aveva definito una ‘pazzia’ la legalizzazione di questa droga, sottolineando che il provvedimento provocherebbe immediatamente un mercato nero incontrollabile, soprattutto alla frontiera.

Ora il dibattito torna accendersi, tra i timori di narcoturismo e di infezioni per i Paesi limitrofi.

 

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