lunedì, Novembre 11

Marcia trionfale delle Lega, autunno 2019 elezioni? L’allarmante dissoluzione del centro: solo il 25% degli elettori oggi sceglierebbero Lega e PD, che non hanno la capacità di contrastare i due ‘estremi’

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Era discutibile, oltre che di pessimo gusto, far leva su presunte (e al momento mai provate) malefatte del padre di Matteo Renzi per attaccare il figlio, così è discutibile, e di pessimo gusto, cercare di colpire il leader del Movimento 5 Stelle (nonché vice-presidente del Consiglio e ministro del Lavoro) Luigi Di Maio, per irregolarità e violazioni che si dice siano state commesse dal padre. Non c’è alcun bisogno di far ricadere le colpe (presunte o vere che siano) dei padri sui figli; non fosse altro perché i figli tante ne fanno e ne dicono da soli, senza scomodare nessuno.

Teniamoci dunque alla larga da questo tipo di polemiche; meglio, molto meglio, cercare di dare una nobiltà alle vicende politiche di questi giorni, anche se non è facile; anche se gli ‘attori’ di questo avanspettacolo che viene chiamato ‘politica’ di tutto e di più fanno per surclassare le imitazioni che di loro fa Maurizio Crozza. Accade, insomma, quello che accadeva ieri con le caricature di Giorgio Forattini: a un certo punto erano i veri Giulio Andreotti, Enrico Berlinguer, Bettino Craxi, a travisarsi come Forattini li rappresentava nelle vignette, e non il contrario.

Per quel che riguarda l’oggi, si può partire da una constatazione elementare, ma non per questo infondata; è anzi certificata da tutti i sondaggi e i rilevamenti d’umore e opinione. Se si dovesse votare domani, gli elettori disposti a stringersi attorno alle bandiere di Forza Italia e del Partito Democratico non sono, insieme, più del 25 per cento. Una solida maggioranza opta per due movimentiestremi’, la Lega di Matteo Salvini o il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio (e, beninteso, di Davide Casaleggio e sia pure sempre nominalmente, Beppe Grillo); una quota crescente, poi, dice no a tutti e tutto. Svaniti, come neve al sole, imoderati’, quelli che seguivano l’indicazione di Indro Montanelli e situravano il naso’. Oggi, piaccia o no, il naso non se lo tura più nessuno. E i residuali che sono disposti a farlo, si trovano in grande imbarazzo: né Silvio Berlusconi, né alcuni dei pretendenti alla segreteria del PD ha qualità, capacità, possibilità per poter contrastare i dueestremi’; e neppure di poter recuperare i delusi e i frustrati che sono arrivati alla conclusione che l’indifferenza ostile è l’unica ‘arma’ rimasta.

Tra le non poche domande che necessitano di risposta urgente, c’è questa: la classe dirigente (intesa nella sua accezione più ampia e completa: politica, imprenditoriale, culturale), come potrà contrastare con qualche efficacia l’eccezionale ondata nazional-populista-sovranista che minaccia di sommergere tutti? PD e Forza Italia sono percepiti come i responsabili di tutto quello che si doveva fare e non si è fatto, o si è fatto male. E’ allarmante che in Italia sia franata una forza conservatrice, ma al tempo stesso europeista e aliena dallepacchianate’ incarnate da chi, oggi, a ogni pié sospinto grida che ‘è finita la pacchia’. Inquietante che questa forza conservatrice, incarnata da Berlusconi, ormai contenda una percentuale di consenso simile ai ‘Fratelli d’Italia’ di Giorgia Meloni. Forse è un redde rationem inevitabile: ma è parimenti inquietante che Matteo Renzi, reduce da otto pesanti sconfitte elettorali, ancora oggi non solo sia sfiorato da un solo dubbio sul suo operato; ma continui di fatto a occupare la scena che altri, senza arrivare a otto, hanno abbandonato senza fare troppe storie. Al tempo stesso è un gravissimo errore pensare che con le dimissioni e il ridimensionamento di Renzi, il PD abbia risolto i suoi problemi e le sue contraddizioni. Il PD non ha perso solo voti e consenso. Ha perso la suaanima’, ha smarrito una sua ragion d’essere.

Le prossime elezioni per il Parlamento Europeo, almeno per quel che riguarda l’Italia, saranno elezioni con forte valenza politicainterna’. Il successo della Lega appare scontato. Se le urne confermeranno quanto tutti sanno essere possibile e probabile, sarà più facile che in autunno prossimo ci possano essere elezioni politiche nazionali anticipate. Un anno basterà al PD per rimettersi in sesto ed essere percepito come valida alternativa? Dubitarlo è lecito. Oggi, a ricoprire delicati e importanti incarichi di Governo vediamo persone che riescono perfino a rivendicare con orgoglio la loro impreparazione e scarsa competenza. C’è chi si chiede come sia potuto accadere. Giusta riflessione; da accompagnare a un altro interrogativo: quanto durerà?; se a lungo, è un grosso guaio per tutti. Se, al contrario, non durerà, ilvuotoda chi, e come, sarà colmato?

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