venerdì, Novembre 15

Marcello Dell’ Utri: è malato, resti in galera Venerdì, il giorno della verità: l'ultima possibilità di approvazione definitiva dei decreti delegati di riforma dell' ordinamento penitenziario prima del 4 marzo

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Diritti in carcere: il caso di Marcello Dell’Utri. Resti pure in cella. Cosi’ il Tribunale di Sorveglianza di Roma, che respinge  la richiesta di sospensione della pena presentata dai legali dell’ex senatore di Forza Italia. Dell’Utri e’ detenuto nel carcere romano di Rebibbia, sconta una pena di sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Soffre di ipertensione e diabete, è cardiopatico e lo scorso mese di luglio gli è stato diagnosticato un tumore alla prostata. La richiesta di scarcerazione presentata dai suoi avvocati prevedeva la sospensione della pena per effettuare un ciclo di cure necessarie presso la struttura ospedaliera Humanitas di Milano. Il 7 dicembre scorso lo stesso tribunale aveva respinto l’uscita dal carcere, nonostante gli stessi consulenti della procura si fossero espressi per l’incompatibilità tra le condizioni di salute di Dell’Utri e il suo stato di detenuto. Ora il secondo NO.

«Il diritto alla salute dovrebbe essere al di sopra della pena», dice la moglie di Dell’Utri, Miranda Ratti.. «Quando una persona è detenuta, lo Stato dovrebbe farsi garante della sua salute. Questo non avviene nel caso di mio marito e tanti altri detenuti. Lui è cardiopatico e diabetico, già da prima della condanna…nulla è stato montato per evitare la pena. Oltre a ciò gli è stato diagnosticato un tumore alla prostata. Non può farsi operare perché è cardiopatico e diabetico, quindi gli è stato consigliato di fare la radioterapia che però non può fare in carcere. E un cardiopatico, che deve stare all’aria aperta, non può curarsi in strutture ospedaliere per detenuti perché sono chiusi. Può essere rieducativa una pena che va contro il senso di umanità? Mio marito non vuole essere graziato, vuole solo giustizia».

Ancora a proposito di diritti in carcere. Ennesima, definitiva, “evasione“. Questa volta e’ un giovane italiano di 28 anni, detenuto nel carcere di Cremona. Secondo una prima ricostruzione il giovane avrebbe utilizzato il gas, probabilmente un fornellino, per togliersi la vita, oltre a un mix di farmaci.
Diritti in carcere e non solo. Quello di venerdi’ prossimo potrebbe essere il Consiglio dei Ministri decisivo per l’approvazione dei decreti. Sono più di 5.600 i detenuti e i loro familiari che hanno aderito all’azione nonviolenta del Partito Radicale. Rita Bernardini è giunta al 15esimo giorno di sciopero della fame.
C’è comunque il serio rischio che si arresti l’iter per l’approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario. Quello di venerdì prossimo potrebbe essere l’ultimo Consiglio dei ministri della legislatura in corso: in pratica l’ultima possibilità di approvazione definitiva dei decreti delegati prima del 4 marzo, il giorno delle elezioni politiche. Difficilmente si potrebbe immaginare che la prossima legislatura abbia come prerogativa l’approvazione della riforma.

Tutto ora dipende dalle commissioni giustizia. La commissione della Camera, salvo imprevisti, dovrebbe finire l’iter oggi,mentre quella del Senato ha convocato le audizioni informali invitando il direttore generale dei detenuti e trattamento Roberto Piscitello, il procuratore aggiunto della procura di Catania Sebastiano Ardita e Stefano Ferracuti, professore associato della facoltà di medicina e psicologia presso la Sapienza di Roma. Dopodiché, i componenti della commissione giustizia del Senato, si dovranno riunire mercoledì per concludere l’iter. Se non ci saranno rinvii e ripensamenti mercoledì prossimo le Commissioni dovrebbero inviare al Consiglio dei ministri il testo dei decreti con le loro osservazioni.
Solo a quel punto il Consiglio potrà mettere all’ordine del giorno l’approvazione definitiva dei decreti. Venerdì è l’ultimo giorno disponibile. Basta dunque un piccolo intoppo per far naufragare la riforma tanto attesa, sia dalla popolazione detenuta, sia dalla Corte Europa dei diritti umani e il diritto sovranazionale.

Rita Bernardini, giunta al 15esimo sciopero della fame per chiedere la completa approvazione della riforma entro questa legislatura, si rivolge formalmente al ministro della Giustizia Andrea Orlando e al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni perche’ dicano come stanno realmente le cose, se vogliono davvero che la riforma sia o no approvata.
Sono più di 5.600 i detenuti e i loro familiari che fino ad ora hanno aderito all’azione nonviolenta promosso dal Partito Radicale. C’è stata una promessa da parte del governo sull’attuazione della Riforma e l’aspettativa della popolazione detenuta dunque è molto alta. Come ha fatto notare più volte il filosofo Aldo Masullo sulle pagine de  “Il Mattino”, i detenuti, attraverso le azioni non violente, hanno dimostrato di possedere un grado di civiltà maggiore rispetto ai cittadini liberi.

La legge e’ uguale per tutti. Per qualcuno, di più. Nella relazione del procuratore generale della Corte di Cassazione Riccardo Fuzio per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, un intero capitolo è dedicato ai procedimenti disciplinari delle toghe.
«La materia disciplinare si rivela sempre più centrale nel sistema del governo autonomo della magistratura ed è la cartina di tornasole del rapporto di fiducia – o di sfiducia – che lega i cittadini al sistema giudiziario e ciò anche a prescindere dal fatto che la condotta del magistrato denunciata si riveli poi passibile di sanzione disciplinare», scrive il procuratore generale. «Una giustizia che non ha credibilità o comunque legittimazione non è in grado di assicurare la democrazia», aggiunge, sottolineando come «la materia di competenza della Procura generale investe questioni di deontologia e di professionalità che anticipano spesso l’aspetto prettamente disciplinare». Nel 2017 sono pervenute alla Procura generale ben 1.340 segnalazioni di possibile rilievo disciplinare (1.363 nel 2016). In notevole incremento sono stati gli esposti di privati cittadini, elemento che «evidenzia una generale sfiducia dell’opinione pubblica verso l’operato della magistratura – prosegue Fuzio-  sintomo che a fronte di una quantità abnorme di processi che gravano su tutte le sedi giudiziarie non sempre vi è una risposta qualitativamente adeguata di chi è tenuto a rendere giustizia».

Di queste centinaia di segnalazioni, il 92,7% è stata archiviata direttamente nella fase pre-disciplinare. Del rimanente 7,3% per cui è stata esercita l’azione disciplinare, le condanne al termine dell’istruttoria sono state solo 35. 4 ammonimenti, 24 censure, 4 perdite di anzianità e 3 rimozioni dalla magistratura.

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