martedì, Settembre 29

Mar Cinese Meridionale: dopo gli aeroporti la Cina costruisce batterie missilistiche

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Il quadrante geografico e geopolitico che comprende il Mar Cinese Meridionale (variamente declinato in quanto a denominazione secondo i vari Paesi che lambisce) sta diventando sempre più complesso. E sempre più difficile da districare.

È comunque notizia ormai acclarata che la Cina abbia installato batterie missilistiche su alcuni isolotti contesi nel Mar Cinese Meridionale costruiti in esplicita direzione del vicino Vietnam e in acque fortemente contese tra i due Paesi. Questo rappresenta un apparato di difesa particolarmente mirato nel contrastare e impedire l’avvicinamento a flottiglie terze, in special modo vietnamite ovviamente. Le attività satellitari militari, non solo degli Stati Uniti, avevano da tempo sottolineato l’operato “sotto traccia” cinese che- in altre zone marittime contese- hanno visto portare alla luce la costruzione di vere e proprie piste aeroportuali che consentono una attività di monitoraggio e tese a conquistare soprattutto una posizione di netta prevalenza cinese nell’intera area del Mar Cinese Meridionale.

La Cina -a muso duro- ha affermato che la edificazione militare delle batterie missilistiche sulle isole nel Mar Cinese sarà finalizzata alle sole necessità difensive e che -in ogni caso- in territori che ritiene di propria pertinenza continuerà a fare quel che vuole.

Gli Stati Uniti hanno fortemente criticato quel che definisce una vera e propria militarizzazione da parte cinese delle zone marittime esterne e ritenute presuntivamente pertinenti la sovranità cinese ed ha ribadito ulteriormente la necessità di implementare e proteggere la libertà di navigazione attraverso attività di controllo via aerea e via mare in modo più omogeneo e costante tra tutti i Paesi che abbiano posizioni di contrasto -proprio a causa delle zone marittime contese- tra tutti i Paesi coinvolti nelle dispute marittime.

L’organo di informazione specializzata ‘Defence Times in un suo proprio report ha scritto -con maggior precisione- che il sistema missilistico anti imbarcazioni sottomarine e uomini-rana Norinco CS/AR-155 è il tipo di tecnologia militare che è stata installata sull’isolotto Fiery Cross nelle Isole Spratly. Il sistema di difesa militare ha la capacità di scoprire, identificare e attaccare mezzi di combattimento sottomarino avverso. L’Isolotto Fiery Cross è attualmente amministrato dalla Cina ma è rivendicato anche da Filippine, Vietnam e Taiwan.

Il report di Defence Times non specifica bene in che periodo il sistema missilistico sia stato costruito ma scrive anche che molto probabilmente si tratta della risposta cinese la cui nascita debba essere fondata nel Maggio 2014, quando -da parte vietnamita- mezzi e uomini operativi in ambito subacqueo posero ampi sistemi di reti da pesca tutt’intorno alle Isole Paracels https://it.wikipedia.org/wiki/Isole_Paracel.

La Cina ha condotto un’azione di rivendicazione circa l’Isolotto Fiery Cross attraverso vari tipi di atti, fondamentalmente costruendo letteralmente dal nulla un aeroporto che costituisce solo uno degli impianti cinesi lungo tutto il Mar Cinese Meridionale, dove la Cina opera invisa da molti e da lungo tempo. La navigazione commerciale internazionale nel Mar Cinese Meridionale è pari ad un controvalore di circa sette trilioni Dollari USA su base annua. Oltre alle recriminazioni di parte cinese nell’area sono da annoverare anche quelle di Vietnam, Malaysia, Brunei, Filippine e Taiwan.

La situazione è parecchio complessa. Oltretutto è anche magmatica e mutevole. In coda all’Amministrazione USA di Barak Obama, le Filippine (come gli altri Stati in contenzioso con la Cina nelle dispute territoriali) vedevano un alleato che “spingeva” per visioni meno morbide nell’approccio diplomatico nei confronti della Cina. Si tenga conto del fatto che vi è pure un “precedente” giuridico internazionale dato che il Tribunale Internazionale dell’Aja aveva dato ragione alle Filippine circa i contrasti territoriali con la Cina, elemento da non trascurare sia per la sua natura di “precedente” di legge internazionale sia per il valore dell’oggetto del contendere perché si tratta di zone marittime parecchio pescose, che proteggono notevoli risorse di energia primaria come petrolio e gas e sono crocevia importante per la navigazione di tutta l’area e persino a livello internazionale. Il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte, però, ha improvvisamente mischiato le carte e ribaltato tutto. In netto contrasto con Barak Obama a causa delle reiterate accuse circa la violenza esplicata nella lotta ai narcos filippini che, però starebbe adducendo numerose vittime tra le fila della popolazione civile, accuse poi condivise anche in sede ONU, Rodrigo Duterte si è via via defilato dall’alleanza con gli Stati Uniti aprendo una inaspettata linea di credito diplomatico proprio a favore della Cina.

La recente visita diplomatica di Duterte in terra cinese, nel momento in cui le Filippine sono il Paese alla guida della Presidenza di turno dell’ASEAN, ha rimarcato il riposizionamento delle Filippine a favore del colosso cinese. In cambio ha ottenuto di poter pescare in tranquillità nelle acque contese mentre la Cina ha fatto finta di non vedere lasciando fare. Tutto ciò ha creato non pochi imbarazzi all’interno dell’ASEAN dove -da tempo- va avanti la discussione sulla necessità di ridefinire meglio contorni e contenuti di un Codice di Condotta Marittima da applicare nella gestione delle dispute e di tutte le attività che rientrano nell’area del cosiddetto Mar Cinese Meridionale. Insomma, in una ASEAN dove di solito si utilizza un paradigma classico della diplomazia asiatica -ovvero “l’Armonia”- oggi ci si ritrova davanti ad una improvvisa spaccatura.

Al ritorno dalla visita diplomatica di Duterte del 15 Maggio scorso, Duterte (che ha anche fatto visita ad una flottiglia militare cinese operativa nelle acque contese), i Paesi Membri ASEAN hanno contestato la linea eccessivamente morbida delle Filippine nei confronti di Pechino. Ebbene, lo stesso Duterte ha dichiarato che, al momento di comunicare l’intenzione delle Filippine di voler praticare sondaggi e perforazioni in mare alla ricerca di petrolio, la Cina ha risposto minacciosamente -attraverso la stessa bocca del Presidente cinese Xi Jinping – di andare ad immediata condizione di guerra, qualsiasi atteggiamento eccessivamente assertivo e negativo come quello del Vietnam sarebbe inteso da parte cinese come un affronto e che, quindi, la Cina non ci penserebbe due volte ad adottare soluzioni militari improntate alla guerra. Lo stesso Duterte ha rivelato che la parte cinese ha risposto: «Questa è la vostra visione, voi ritenete che quel tratto di mare sia vostro e quindi vi sentite in diritto di andare lì a perforare alla ricerca del petrolio. E’ un vostro punto di vista. Noi siamo amici, non vogliamo discutere con voi su questa materia. Ma se si adottano metodi chiusi e negativi come fa il Vietnam, ebbene, noi andiamo subito alla guerra». E Duterte ha aggiunto ai rappresentanti degli altri Paesi ASEAN, «Voi che cosa avreste risposto al posto mio?».

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