venerdì, Aprile 19

Manovra in accordo con Bruxelles, ora ci manca la capacità di stare a Bruxelles L’Italia, seconda ‘potenza’ manifatturiera di Europa, ha una ‘vocazione’ mediterranea che può diventare capacità di mediazione. Questa carta va giocata a Bruxelles, in una visione unitaria e federalista dell’Europa, profittando della debolezza della Germania e della ‘caduta’ della Francia

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Due dichiarazioni meritano di essere messe a confronto, anche ora che la manovra ha ottenuto (certo, siamo in attesa dell’ufficializzazione) l’ok da Bruxelles –l’avevamo detto che sarebbe stato demente da parte di Bruxelles una bocciatura ora che Roma aveva ceduto.

La prima dichiarazione è di Pierre Moscovici: «Stiamo lavorando intensamente nell’ambito di un dialogo costruttivo per fare in modo che l’Italia, che può condurre le politiche che vuole, non sta a me discutere la legittimità delle sue politiche, lo faccia nel rispetto delle regole», che poi aggiunge a proposito della Francia: «sarà l’unico Paese a superare il 3% di deficit nel 2019, ma non ci saranno sanzioni, perché in Francia c’è un’emergenza sociale, misure eccezionali, su un anno e con uno sforamento temporaneo. E le regole lo consentono. Quanto all’Italia, si tratta di una politica di rilancio su 3 anni».

La seconda è di Luigi Di Maio, dioscuro numero 1: «Smentisco qualsiasi ipotesi di taglio alle misure come quota 100 o il reddito di cittadinanza. Come sono partite, così arrivano. Siccome partono un po’ dopo, il reddito a marzo e quota 100 a febbraio, costeranno un po’ di meno. Quando ci sediamo al tavolo io, Conte e Salvini troviamo sempre una quadra».

Il dioscuro numero 2, Matteo Salvini, afferma inoltre: «Noi abbiamo fatto tutto il possibile per mantenere gli impegni presi con gli italiani su lavoro, le scuole, gli ospedali, la sicurezza e adesso ci aspettiamo altrettanto buon senso da parte di Bruxelles. Contiamo entro la fine dell’anno, a costo di lavorare anche a Natale e a Capodanno, di offrire agli italiani l’inizio di un percorso che smantelli la legge Fornero, che tolga le tasse alle partite Iva». Ha anche aggiunto, per pareggiare i conti con dioscuro 1 e con Danilo Toninelli, che «entro pochi mesi o anni» (sic!) «la mafia la ndrangheta eccetera saranno immancabilmente sconfitte», da lui si suppone.

In alte parole, mentre Giuseppe Conte e Giovanni Tria, nel bene o nel male, con sforzi coscienti o meno, sapendo bene o male ciò che fanno, cercavano diportare a casa’ (si usa molto questa espressione melensa) una manovra che non scateni fulmini e saette europee, a fronte di una evidentissima ‘apertura’ di Bruxelles, i due dioscuri mostravano intelligentemente i muscoli, e rendevano più difficile il negoziato (che sarebbe il meno) molto più insicuro, perché di nuovo abbondantemente condito di inaffidabilità e doppiezza. Ora la manovra e il relativo accordo con Bruxelles sembrano portati a casa.

Il popolo, di cui parlano tanto i dioscuri e i loro mentori, tra cui il rientrato Dibba, ma anche il sempre più sconclusionato Grillo e il misterioso e inquietante Casaleggio & associati, voterebbe oggi costoro circa al 60%, con forte prevalenza della Lega. Sono, dunque, al sicuro, possono continuare così, irrigidirsi, strillare? Ebbene, a mio parere, no. Gli italiani oggi dicono (nota bene, dicono) che li rivoterebbero, ma sono fortemente e in maggioranza schiacciante critici contro questamanovra’: insomma non la vogliono. Sono in maggioranza, forte, a favore dell’Europa come istituzione e dell’euro come moneta; perché, come ho creduto di spiegare in un altro articolo, i due danno sicurezza e affidabilità. Gli italiani, come quasi tutti gli europei, hanno evidentemente bisogno di protezione e sicurezza, hanno paura di una nuova crisi e della instabilità economica (specie quella determinata da Trump, credo), ovviamente gli italiani in particolare poco si fidano di questo Governo e quindi sperano che strillando si strappi qualche piccola cosa (vecchia abitudine italiana di cercare nella confusione di raccogliere qualcosa), ma, alla fine, vogliono che sia l’Europa (la ‘nemica’ Europa) a gestire la situazione. Pochi, credo, in Europa, sono così sciocchi da non capire che divisi si conta meno. Basti pensare alle convulsioni inglesi, alle difficoltà, cioè di un Paese che, fuori dell’Europa ha una rete di rapporti privilegiati in particolare con gli USA. Eppure anche loro, gli inglesi, non sono tanto sicuri che uscire dall’UE sia una bona idea. Figuriamoci gli altri.

In questo senso l’irrigidimento della Commissione ha due valenze: una interna e una esterna. All’interno, la Commissione trasmette agli Stati, ma principalmente ai popoli (tutti), una idea di organismo dalla schiena dritta, che persegue le regole per tutti, compresa oggi l’Italia ma domani, forse, i Paesi di Vjsegrad. Forse io ho illusioni sulla capacità di pensare della gente, ma io credo che molti, anche lì, comincino a capire che avere regole comuni è meglio, che violarle o non averle affatto. La Francia, viene difesa da Mscovici, ma con una osservazione importante e decisiva, in sé valida o meno che sia nei fatti: la Francia viola la regola eccezionalmente e le norme prevedono che, eccezionalmente, si possa farlo; l’Italia, invece, le viola regolarmente.

Ma allarghiamo un po’ il discorso. La Gran Bretagna, Paese certamente forte e ricco, esce dall’UE. La Francia ottiene, sì, di violare le regole, ma Emmanuel Macron è politicamente finito … poi magari recupererà qualcosa nei sondaggi, ma politicamente ha fatto una figura da tre soldi: ha ragione Federico Palmaroli (in arte Osho) quando mette in bocca alla ‘attempata’ moglie/madre di Macron la frase terrificante ‘amore de mamma, s’è messo paura, lui’. Una risata vi sommergerà, si diceva una volta e, mi sa, che è venuto il momento di Macron. La Germania è nei guai fino al collo, non lo fa vedere, ma lo è eccome: Angela Merkel sconfitta, ora si misurano gli errori gravissimi di arroganza e di volontà di potere della coppia Wolfgang SchäubleJens Weidmann. La folle pretesa della sacralità dei bilanci, in sé e per sé, è stata solo miopia, ha solo fatto danni e creato nemici giurati alla Germania, in cambio di … uno stop alla crescita tedesca. Esattamente l’opposto di ciò che si voleva: ora la voglio vedere la signora AKK (Annegret Kramp-Karrenbauer) a fare e disfare come la Merkel, la parabola è discendente e, a parte i nazisti, stanno crescendo i verdi, ben altra cosa dai nostri ridicoli verdi o dagli scimmiottanti dei verdi 5S! Il resto dell’Europa sta attaccata disperatamente ai propri privilegi, alle proprie fissazioni ‘rigoriste’ (che non hanno nulla a che vedere con il controllo e l’equilibrio dei bilanci), ma sta calando e comincia a capire che, finito il caso Italia, o si ragione di comunità o si affonda … non per caso Mario Draghi lo ha detto qualche giorno fa.

E l’Italia?
Beh, questa Italia non ha chance, con Salvimaio al timone, possiamo cominciare a guardare ai mercati del Nord-Africa.
Ma guardiamo meglio, e facciamo finta (o speriamo, fate voi) che Salvimaio, Grillo, Dibba, la Castelli, Borghi eccetera non ci siano e ragioniamo.
L’Italia ha unavocazionemediterranea unica nel suo genere, una vocazione che obbligherebbe a trattare su un piede di parità e rispetto con i Paesi arabi, a cominciare dall’Egitto, ma poi Algeria, Libia, per non parlare del nostro ‘naturale’ interesse a ciò che accade in Siria, Iraq e … Israele. Questa vocazione (sulla quale oggi siamo assenti per sovranismo) può diventare una capacità di mediazione.
Ma poi, l’Italia, con tutti i suoi difetti, resta la secondapotenzamanifatturiera di Europa. Questa carta, per non parlare delle altre come la inventiva, la creatività, eccetera, va giocata in Europa, in una visione unitaria e federalista dell’Europa, profittando della debolezza della Germania e dellacadutadella Francia. Cose, entrambe, che dureranno poco!
Gli strumenti li abbiamo, le capacità anche, i soldi forse, ci manca solo un Governo!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.