giovedì, Agosto 22

Mangia come parli Linguaggio e cibo sono intimamente legati

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Qualche anno fa un Ministro della Repubblica Italiana dichiarò: «Con la Cultura non si mangia»; questa esternazione suscitò clamore e notevole disappunto tra gli avversari politici, molti comuni cittadini e tutti gli studiosi appassionati. Non si sa cosa dissero in quell’occasione i cuochi e i gestori di luoghi di ristorazione. Personalmente, oggi lo confermo, non commentai: preferisco tacere, per rispetto delle opinioni altrui e per una certa indolenza un po’ vile in me subito attiva quando il mondo intero è all’assalto di chi dice qualcosa che, incidentalmente, io non condivido o non capisco. Sul tema, però, mi volteggiava in testa da tempo un’ideina, planata oggi qui.

È a tutti noto il monito romanesco ‘Parla come magni!’, una bonaria canzonatura per affettazioni di verbo o di stile, che può anche esitare in una raggelante inibizione per timidi approcci a culture diverse. I detti popolari, si sa, semplificano verità complesse; nel caso segnato: linguaggio e cibo sono intimamente legati. Entrambi sono fondamento e manifesto di un universo socio-antropologico specifico, individuabile, appunto, per idioma e menù. Soprattutto le abitudini alimentari concorrono a quel pacifico riconoscimento delle differentiumane realtà’, minacciato altrove da mortifere distorsioni concettuali, figlie dell’ignoranza e della paura del barbaro.

Di solito, per procurarsi da mangiare, ogni Uomo deve lavorare e guadagnare: se il vero ricco si diverte nel farlo o poco si affatica, il più fortunato si procaccia il nutrimento senza grandi sforzi, ma solo il beato autentico caletta in ogni occasione tempi e modi di appagamento del piacere, riuscendo sempre a eludere la tirannia del bisogno.

Se con la Cultura non si mangia, cioè non si fanno soldi, ci sarebbe da chiedersi cosa mangia, o meglio di cosa è costretto a cibarsi, chi è senza Cultura, pur disponendo di molto denaro. È dura a morire l’illusione del conforto economico quale supremo garante della nostra libertà di scelta, quasi come lo è la più radicata convinzione di dover vivere rispettando ‘sempre e solo’ i confini della nostra identità culturale, assoluta tanto quanto noi meritiamo. In verità, spesso le nostre ‘libere decisioni’, già limitate dall’omaggio a un’unica bandiera e asservite al Codice della Tradizione, ci vengono servite alla Tavola dei Desideri imbandita da chiunque abbia il potere di trascinarci ‘nel suo sogno privato’ (Deleuze). Colà invitati, il colto e l’inclita leggeranno una carta di proposte tra le quali poter ‘liberamente scegliere’, infarcita invece di ‘occulte persuasioni’, ovviamente più ficcanti nella mente sprovveduta o distratta.

Il mondo animale raggiunge il suo obiettivo se realizza il biologico processo di trasformazione del cibo assunto, così che esso diventi nutrimento; pertanto, nessuno può sottrarsi a questa legge e per quanto originali possano essere le varie confezioni in uso, ovunque i popoli della Terra per campare devono assumere acqua, proteine, lipidi, glicidi, sali minerali e vitamine, tutte sostanze con una specifica e invariabile caratteristica molecolare, l’unica compatibile con l’umano sistema metabolico.

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