sabato, Ottobre 19

Manchester: ritorna il terrore nel Regno Unito

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Ieri, a distanza esattamente di due mesi dall’attacco al Parlamento inglese, che il 22 marzo ha ucciso 22 persone lungo la Westminster Bridge, un nuovo e molto più grave attacco ha colpito la Gran Bretagna.
19 morti e 59 feriti è il bilancio della duplice esplosione avvenuta poco dopo le 22,35 alla Manchester Arena, al termine del concerto di Ariana Grande. L’esplosione sarebbe avvenuta nell’area foyer del Manchester Arena, uno dei più grandi stadi al coperto in Europa. La stragrande maggioranza degli spettatori vittime sono giovani.
La Polizia, poco dopo, ha confermato che il fatto viene trattato comeun incidente terroristico‘. Secondo fonti dell’intelligence, si sarebbe trattato di un attacco suicida.

«Stiamo lavorando per accertare i dettagli completi di quello che la polizia sta trattando come un orrendo attentato terroristico», ha commentato la premier britannica, Theresa May, che per oggi ha convocato il comitato britannico di emergenza per la sicurezza ‘Cobra’.
«Il mio cuore è con le famiglie che hanno perso i loro cari. La mia ammirazione è per i nostri coraggiosi servizi di soccorso. Una notte terribile per la nostra grande città», cosi’ il sindaco di Manchester, Andy Burnham.

La matrice islamista non è stata, al momento, chiaramente dichiarata, ma pare, in queste prime ore, sottointesa. Al momento tutte le piste sono al vaglio degli inquirenti e le considerazioni e analisi sui fatti possono essere quelle che al tempo erano state condotte per Londra. Un grande evento e la quotidianità sono al centro delle attenzioni del nuovo terrorismo del momento storico attuale, evoluzione di quel proto-Stato in Siria e Iraq da cui deriva il terrorismo che sta colpendo l’Europa. L’ISIS non ha rivendicato al momento l’attentato, ma, come sottolinea ‘Site‘, il sito che monitora l’attività degli estremisti islamici, i supporters dello Stato Islamico (IS) stanno ‘festeggiando’, e alcuni canali pro-IS stanno facendo girare un video del sospetto attentatore.

Lo scorso 7 marzo, Uk Office for Security and Counter-Terrorism (Osct), sostenendo che «an attack is highly likely», un attacco è altamente probabile, aveva lanciato la campagnaCounter Terrorism Policing che, con lo slogan ‘don’t worry, don’t delay, just act’, invitava la popolazione a segnalare alla Polizia tutti i fatti che potrebbero sembrare sospetti. Richiamando gli attacchi che si sono registrati nelle principali città europee, OSCT sottolineava l’importanza delle segnalazioni per prevenire gli attentati.

Secondo i dati dell’International Center for Counter-Terrorism (Icct) dell’Aja, che lo scorso anno aveva condotto un’indagine per valutare il fenomeno dei foreign fighters in Europa, nel Regno Unito il fenomeno tracciato  è importante ma non è tra i Paesi al vertice della criticità. Circa 700-760 individui, secondo il report, sono partiti dal Regno Unito per la Siria o l’Iraq a partire dal 2011, 315 dei quali si trovano tuttora in zona di guerra; più della metà sono tornati e circa 70 sono morti. La maggioranza si è unita all’Is e ha la cittadinanza britannica; l’età prevalente è compresa tra 18 e 30 anni, anche se è in calo progressivo. Quasi tutti sono musulmani. Anche se non si riscontra una motivazione unica alla base della scelta, alcuni studi indicano che molti foreign fighters hanno origini dell’Asia Meridionale e spesso hanno avuto accesso all’Università.

Nelle scorse settimane i funzionari di sicurezza della Gran Bretagna, secondo fonti locali, si preparavano al ritorno di centinaia di cittadini britannici che negli anni scorsi erano andati a combattere  per lo Stato islamico, dopo la sconfitta del gruppo in Iraq e Siria. Il numero dei possibili foreign fighters era salito a 850. Una lotta che l’intelligence preparava mettendo in atto procedure per gestire il ritorno di combattenti stranieri, specialmente in collaborazione con la Turchia, Paese dal quale molti combattenti stranieri britannici possono passare per fare ritorno in patri. I funzionari UE ammettono che i servizi di intelligence, attualmente operanti, non dispongono di risorse sufficienti per mantenere sotto controllo tutti i sospetti che cercano di rientrare in Europa o che già sono in Europa.
Occorrono, per altro, “meccanismi di selezione delle informazioni, che colleghino, da un lato, le capacità delle tecnologie, per estrarre e a raccogliere fonti e quantità d’informazioni sempre maggiori, ma, dall’altro, occorre la capacità di filtrare queste informazioni, e, soprattutto, di interpretarle per tempo. Occorre una grande sinergia tra cyber-intelligence e human-intelligence, come ci disse l’esperto di sicurezza e intelligence Mario Caligiuri, professore straordinario all’Università della Calabria, a poche ore dall’attacco di Londra.

L’attentato alla Manchester Arena è il peggiore nel Regno Unito dal 7 luglio del 2005, quando una serie coordinata di attacchi suicidi, portati a compimento da 4 terroristi islamici britannici uccise 52 persone lasciando in terra 700 feriti. La campagna per le elezioni anticipate in calendario il prossimo 8 giugno in Gran Bretagna è stata sospesa.

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