domenica, Settembre 20

Manca la parola 'Stato'

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Dopo un dibattito lungo e complesso, durato mesi, e sulla base di un intervento del Ministro italiano degli Affari Esteri, Paolo Gentiloni Silverj, nella consueta Aula semi-vuota, in cui si afferma, nel solito linguaggio sacerdotal-fantasioso-romanesco: «Il Governo valuta favorevolmente l’impulso parlamentare a promuovere il riconoscimento di uno Stato palestinese e a fare tutti gli sforzi per rilanciare e riprendere il negoziato tra le parti», formula a dir poco ambigua (gli esperti dicono “diplomatica”, mah!), la Camera dei Deputati ha finalmente discusso e approvato l’invito al Governo … anzi due!

In entrambi, peraltro, la frase chiave, cioè «riconoscimento dello Stato di Palestina», manca. Non è dunque molto chiaro, in che senso il Parlamento (anzi, la sola Camera dei Deputati, mancando notizie su analoga discussione in Senato) vi dia un “impulso” a promuovere.

Qualche parola di commento, il più possibile strettamente tecnico, si può cercare di scriverla.

Cominciando proprio da quella frase contorta: “Impulso a promuovere il riconoscimento di uno Stato”. Dunque il Governo chiede al Parlamento non di invitarlo a riconoscere, e meno che mai a riconoscere e meno ancora che mai annuncia, ma chiede un semplice “impulso a promuovere”. Solo promuovere, non fare. Confesso il mio imbarazzo: il Governo chiede di essere spinto a darsi da fare … ma non può farlo da solo, anzi, non è suo preciso dovere farlo. La politica estera è patrimonio esclusivo del Governo, che al Parlamento può ben chiedere sostegno o consenso politico, ma nulla più. È una vecchia discussione: se il Governo “sbaglia” politica estera, il Parlamento lo sfiducia, ma quelle scelte politiche internazionali restano perfettamente valide, altrimenti sarebbe il caos! È così in tutti i Paesi del mondo, o almeno in quelli seri.

Ma poi che vuol dire “uno Stato palestinese”?

Non risulta che ci siano più pretendenti al riconoscimento o che vi siano più Stati. Solo uno, a mia notizia, ne esiste, definito tale da una risoluzione della Assemblea Generale delle Nazioni Unite, e considerato tale al punto di essere ammesso come parte allo Statuto della Corte Penale internazionale.

Non è una banalità: detta così è l’affermazione esplicita che, secondo il Governo italiano, uno Stato di Palestina non esiste. Ma non si voleva fare tutto ciò per dire che esiste?

Dunque, secondo il Ministro (e va bene può essersi sbagliato, in fondo è solo un Ministro), ma addirittura secondo la Camera. la Palestina-Stato non c’è. Si capisce bene l’entusiasmo dell’ambasciatore di Israele!

Ma se non è uno Stato, come mai esiste a Roma un’Ambasciata, che è cosa strettamente tipica di uno Stato? A suo tempo era solo una rappresentanza diplomatica, oggi è Ambasciata in senso stretto.

Anzi, a voler “riveder le bucce” (proprio da professore … una cosa sgradevole, lo so) al Minist(e)ro, se c’è una Ambasciata vuol dire che, almeno di fatto, il riconoscimento già c’è.

Sono equivoci imbarazzanti: qualche anno fa, dopo la famosa risoluzione delle NU che riconoscevano alla Palestina la natura di Stato non membro, con due dichiarazioni ufficiali, sia il Ministro degli Esteri pro tempore che il Presidente del Consiglio dei Ministri (chi sa perché chiamato in Italia premier) affermarono pensosamente di essere felici dell’ammissione alle NU della Palestina come “non stato membro”!: è la chiarezza di idee quella che ci contraddistingue nel mondo.

Cerchiamo di capirci. Il riconoscimento nel diritto internazionale è un atto puramente “politico”, in quanto tale non significativo di nulla, salvo che chi riconosce considera il riconosciuto un suo pari, cioè uno Stato o qualcosa che assai vi somiglia (io direi, da professore, “soggetto”). Quindi siamo alle prese con una contraddizione flagrante, con una ambiguità stridente, dal significato nullo: abbiamo un’Ambasciata di un non-Stato? Giusto per chiarire: mica esiste un’ambasciata del Liechtenstein (37.000 abitanti) anche se pomposamente vi abbiamo “stipulato Trattati”.

E veniamo alle mozioni. Come si diceva, incredibilmente, due. Si è detto che si integrano, ma allora perché non farne una … integrata? Direte: ma è una ambiguità politica, tipica dei politici che serve ad aumentare i consensi su un obiettivo … se l’obiettivo fosse chiaro e comprensibile, ma valutate voi lettori…

Ogni atto di uno Stato, ogni atto letteralmente, ha sempre una sua valenza esterna, viene cioè “letto” da altri Stati per trarne le conseguenze del caso. Se, ad esempio, il Parlamento italiano adottasse una mozione per invitare il Governo ad occupare militarmente il Canton Ticino, state pur certi che la Svizzera protesterebbe e molto vigorosamente … sia pure dopo essersi fatta un gran risata.

Ma vediamo ora brevemente alcuni punti delle mozioni, giusto per collocarli in una posizione corretta.

La mozione n. 1 (quella che ha avuto 300 voti per intenderci … meno della maggioranza assoluta, se ben capisco!) afferma che il diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato è una “consolidata posizione italiana”. Eh no, proprio no. Qui bisogna intendersi chiaramente, le parole vanno usate bene, sapendo dove si va a parare e magari anche quello che si dice. Il popolo palestinese ha un diritto sacrosanto alla costituzione di uno Stato in Palestina: questo è un diritto (o meglio, una garanzia, ma sorvoliamo) che “spetta” al popolo palestinese in applicazione del diritto internazionale. Il Governo italiano, in materia, non ha voce in capitolo. Ci mancherebbe altro! Noi possiamo accettare o meno di avere rapporti diplomatici e commerciali con la Palestina, fatti nostri, ma la Palestina esiste grazie al diritto internazionale con buona pace dei nostri Ministri e parlamentari assortiti.

 

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