giovedì, Ottobre 29

Malorossiya e una pace ancora lontana in Ucraina

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Una crisi senza apparenti soluzioni quella che attraversa l’Ucraina. L’ultimo capitolo che sta vivendo il Paese è stato scritto proprio ieri, attraverso le parole di uno dei capi delle fazioni ribelli filorusse, Alexander Zakharchenko. Il leader del gruppo separatista di Donetsk ha lanciato la proposta di abolire lo Stato ucraino e creare, al suo posto, la ‘Malorossiya’, o piccola Russia. Un ‘nuovo’ Paese annesso alla Russia, con capitale proprio nella città di Donetsk. Frasi che suonano come una provocazione, ma promulgate come ultimatum al Governo di Kiev per evitare il prolungarsi della guerra. Parole tuttavia pesanti, che mettono a dura prova il complesso processo di pace che ha preso avvio dagli accordi di Minsk. Dichiarazioni che gettano luce sulla situazione frammentaria che l’Ucraina sta ancora vivendo, e rendono l’idea di come un processo di pacificazione dell’area sia ancora ben lontano dall’essere concluso.

All’uscita pubblica del separatista filorusso sono seguite le reazioni del mondo politico, ad iniziare dal presidente ucraino Petro Poroshenko, in questi giorni in visita in Georgia. Da Tbilisi, il capo di Stato ha risposto duramente alla provocazione, sostenendo come Zakharchenko non sia una figura politica, ma solo un tramite del volere del Governo russo in Ucraina. A fare eco alle sue parole sono arrivate puntuali le risposte di Francia e Germania. Entrambe hanno ribadito il loro sostegno al Governo di Poroshenko e la volontà di proseguire sul solco degli accordi di pace tracciato a Minsk e verso la risoluzione della situazione di conflitto civile. E a chiedere aiuto ad entrambe è stato l’inviato della Russia al gruppo di contatto trilaterale sull’Ucraina, Boris Gryzlov.

Duro anche il commento del rappresentante permanente all’Osce Alexander Lukashevich, secondo cui l’iniziativa di creare il nuovo Stato di Malorossiya non è in linea con gli obblighi delle parti per l’attuazione degli accordi di Minsk sulla riconciliazione ucraina.

Dall’altra parte, è poi arrivata la smentita del Cremlino. Tramite il suo portavoce Dmitry Peskov, il Governo russo ha tenuto a precisare come abbia appreso le parole del leader separatista ucraino attraverso i media internazionali, tirandosi fuori da qualsiasi tipo di accusa nel voler manipolare le fazioni indipendentiste ribelli in proprio favore.

Questa ultima vicenda rappresenta l’atto più recente di una storia iniziata nel 2014 – e con radici ancora più remote. L’allora presidente ucraino Yanukovich fu costretto a dimettersi dopo mesi di proteste da parte dei cittadini, che contestavano le sue tendenze filorusse e antieuropeiste. Yanukovich abdicò dal suo ruolo, e a questa decisione ne seguì una ancora più clamorosa: l’invasione della Crimea da parte dei russi. Una mossa militare che fece emergere, definitivamente, due fazioni contrapposte all’interno del Paese. Coloro che auspicavano un avvicinamento politico dell’Ucraina all’Europa, da una parte, e chi, come i gruppi di Donetsk e Luhansk, avevano in mente un ritorno alle origini, sotto l’ala protettiva della Russia. Zakharchenko ha preso il comando della fazione di Donetsk dopo la morte del precedente leader, Arsen Pavlov, ucciso misteriosamente da una bomba piazzata in un ascensore.

Oggi la situazione politica ucraina rimane al centro di uno scenario che ricorda i tempi della Guerra Fredda. Posto a cavallo tra la scelta fra Est e Ovest, il Paese rimane sotto scacco in un conflitto dove le parti faticano a fare un passo indietro, mentre la volontà dei suoi cittadini resta in secondo piano, soffocata dagli scenari di macro politica che si intrecciano sempre più confusamente. Proprio negli ultimi tempi, il presidente Poroshenko ha dato forti segnali di avvicinamento alle forze politiche e militari di Stati Uniti ed Europa. È notizia di qualche giorno fa l’incontro con il segretario della NATO, Jens Stoltenberg, il quale ha ribadito il pieno sostegno dell’alleanza militare al Governo ucraino contro i ribelli filorussi. Non per niente, i rapporti fra Ucraina e NATO si sono fatti più intensi negli ultimi tempi. La prima ha aumentato le spese militari fino al 5,9% del Pil, nonostante una situazione economica non certo rosea. Di contro, la NATO ha contribuito economicamente al bilancio militare del Paese, e messo a sua disposizione materiale bellico, know how e intelligence americana.

Uno scenario che aiuta a capire meglio come sia in atto una vera e propria ‘corsa all’Ucraina’. Non tanto per accaparrarsi il favore di un Paese, quanto per la volontà di strapparlo dalle mani del ‘nemico’. Se si ritorna all’inizio del conflitto e all’occupazione della Crimea da parte delle forze armate russe, le ragioni del contendere appaiono diverse. Fra le ipotesi paventate, l’interesse verso l’Ucraina da parte della Russia è attribuibile ad una strategia di tipo preventivo. In primo luogo, un modo per ostacolare l’adesione sempre più massiccia del governo di Kiev alla NATO, come del resto sta inevitabilmente accadendo. Ma non solo. A determinare le scelte russe anche la paura che l’Ucraina possa negare loro l’accesso al Mar Nero, sfrattando i russi dalla loro base navale a Sevastopol.

Alla volontà di allontanare l’Ucraina dalla NATO, si aggiungono motivazioni che tirano in ballo un disegno geopolitico più ampio, ovvero la volontà dell’amministrazione di Vladimir Putin di riannettere la Crimea sotto il proprio controllo per ricostruire scenari da pre Guerra Fredda. Gli ultimi episodi ci mostrano una situazione tuttavia ancora in bilico, in cui le parti coinvolte non danno segni di conciliazione, sebbene siano chiare le volontà politiche degli attori in campo.

Il futuro a cui andrà incontro l’Ucraina rimane ancora del tutto incerto. La mossa di Zakharchenko nasconderebbe tuttavia il fallimento del precedente progetto indipendentista ucraino. Volodymyr Tilishchak, deputato a capo dell’Ukranian Institute of the National Remembrance, intervistato dal giornale ucraino Kyiv Post, ha sostenuto come la proclamazione della ‘Malorossiya’ non sia altro che l’ammissione di un fallimento. «Con la creazione di Malorossiya dichiarano la sconfitta del progetto Novorossiya», nome con cui si autodefinivano i ribelli di Donetsk. «Ora sono in panico e provano a creare un nuovo corso, un’ideologia falsa basata su motivazioni storiche, che li dovrebbe aiutare a riconquistare il potere».

Frasi che suggerirebbero lo stato di debolezza attuale delle forze indipendentiste ucraine, ed indice del fallimento, da parte del Cremlino, nel riannettere i territori occupati del Donbass alla Russia. Una situazione che, considerando i rapporti sempre più stretti di Kiev con l’Occidente, sposterebbe l’ago della bilancia a sfavore della Russia e dei movimenti ribelli ucraini.

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