venerdì, Dicembre 13

Mali: un pantano insidioso

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Dakar – Il 19 luglio è stata completata la ricostruzione di otto mausolei di Timbuctù andati distrutti nella ribellione dei Tuareg del 2012. Numerose reliquie della locale tradizione sufi, le tombe stesse dei marabutti, l’antico mausoleo dedicato ad Alpha Moya e le sepolture di Sidi Mahmud, Sidi el-Mukhtar, Sidi Elmety, Mahamane Elmety e Shaykh Sidi Amar sono andati distrutti. Sono mausolei che risalgono al tredicesimo secolo e sono il simbolo dell’Islam tollerante, molto diverso da quello professato dai jihadisti che li hanno demoliti.

Il Mali è improvvisamente assurto all’onore delle cronache l’11 gennaio 2012, quando la Francia ha deciso di lanciarvi una campagna militare (Operazione Serval) a sostegno del Governo di Bamako contro i ribelli islamisti del nord. Oltre a essere la più grande ricaduta nell’anarchia generata dalla fine del regime libico, questa crisi ha portato alla luce una crescente instabilità che negli ultimi anni sta caratterizzando il Sahel. Mauritania, Niger, Costa d’Avorio, Mali e Guinea dal 2008 a ora sono stati teatri di una serie di colpi di Stato. Inoltre il prosperare delle cellule qaediste preoccupa la Comunità Internazionale che vede nell’instabilità del Sahel, al centro della ridistribuzione delle sfere d’influenza tra gli attori internazionali per il possesso delle ricchezze minerarie presenti, il rischio che questi Paesi, sopratutto il Mali, si trasformino in un nuovo hub per le rotte dei traffici illeciti utili al mantenimento delle cellule jihadiste.

L’Azawad è un’area di 80mila km quadrati che si estende tra il deserto del Sahara e la regione del Sahel abitata, e l’interesse geostrategico di questa regione deriva dalla presenza nel sottosuolo di riserve di gas, oro, uranio e petrolio; inoltre è il passaggio delle rotte del traffico illecito di armi, droga (la cocaina parte dalla Colombia e passa dal Mali prima di essere imbarcata nel Golfo di Guinea per poi essere venduta in Europa).

Dall’indipendenza a oggi, la politica del Paese è sempre stata appannaggio degli esponenti dei gruppi subsahariani del sud del Paese. La parte settentrionale è formata in maggioranza dai Tuareg che nei decenni hanno dovuto trovare il modo di far sentire la propria voce. Con l’indipendenza del Mali nel 1960 è iniziato il risentimento dei territori del nord (Azawad), e diversi movimenti autonomisti tuareg hanno dato vita a rivolte contro il Governo di Bamako (1963; 1990 – 1995; 2006-2008; 2012) lamentando la marginalizzazione delle regioni settentrionali e un’amministrazione decentrata. Con la scoperta del petrolio nel 2006 nella regione e un intensificarsi della guerra al terrorismo con la presenza di Forze Speciali statunitensi nell’ambito della Trans-Sahara Counter Terrorism Partnership (Operation Flintlock ) a causa della presenza del movimento chiamato al-Qāʿida nel Maghreb islamico (AQMI, ex Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento), i rapporti sono peggiorati e hanno aperto una crisi tra il Governo del Mali e i ribelli tuareg.

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