martedì, Ottobre 27

Mali, il Vietnam francese field_506ffb1d3dbe2

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Kampala – «I jihadisti legati ad Al-Qaeeda Magreb Islamica, che hanno occupato per diversi mesi il nord del Mali nel 2012 sono stati sconfitti dal intervento franco-africano che é iniziato il 11 gennaio 2013. Rimangono dei gruppi residuali che stiamo cacciando» dichiarò lo scorso maggio l’ufficio di comunicazione dell’Operazione Serval.

Una dichiarazione affrettata che ha costretto il Comando militare francese dell’Operazione Serval e il Ministero degli Esteri a costruire una serie continua di notizie parziali tese a minimizzare la situazione al nord del Paese.

La situazione degli ultimi due mesi sta contraddicendo l’ottimismo iniziale costringendo gli organi di informazione governativi predisposti ai dispacci militari sulla campagna in Mali a diffondere ora anche false informazioni pur di continuare ad offrire all’opinione pubblica francese un’immagine che non contraddica le premature dichiarazioni di vittoria. Un compito che sta risultando difficile e complesso a causa della profonda conoscenza delle tematiche africane e del interesse per il Continente che la maggior parte dell’opinione pubblica francese nutre. Esattamente il contrario dell’Italia dove la maggioranza dei connazionali non conosce nemmeno la storia e l’attualità delle ex colonie italiane, permettendo ad avventurieri e speculatori di proporre una versione irreale dell’Africa a fine di raccogliere preziosi fondi.

Agli inizi di novembre due giornalisti francesi di Radio France International furono rapiti e successivamente uccisi da un gruppo jihadista presso la cittá di Kidal, nord del paese, dopo un’intervista con il rappresentante del movimento tuareg laico MNLA Ambéry Ag Rhissa. La loro morte è stata causata da un intervento di un elicottero militare francese immediatamente impiegato nel tentativo di salvarli. Dinnanzi ad un attacco insostenibile i jihadisti hanno preferito uccidere gli ostaggi prima di essere annientati.

Sabato 30 ottobre la base militare francese presso la città di Ménaka, (300 km a est di Gao, la principale città del nord Mali), è stata centro di un attentato condotto da terroristi islamici. Secondo le informazioni fornite dall’ufficio di comunicazione dell’Operazione Serval, l’attentato è stato sventato prima che il Kamikaze potesse entrare nella base per attivare la carica dinamitarda che indossava. L’esplosione sarebbe avvenuta a qualche metro dalla base senza provocare vittime.

«Il Kamikaze aveva come obiettivo una postazione dell’armata francese presso la cittadina di Ménaka. Le truppe francesi lo hanno intercettato e nella precipitazione, il terrorista ha azionato la sua cintura esplosiva a pochi metri dalla base suicidandosi ma senza fare altre vittime», recita il bollettino militare redatto.

Bollettino immediatamente smentito dal Ministero francese della Difesa. Secondo il portaparola Gilles Jaron, l’attacco suicida era rivolto contro un battaglione nigeriano della MUNISMA (Forze di pace ONU in Mali) e nella cittadina di Menaka non esisterebbero basi militari francesi. Solo un distaccamento di collegamento e logistica composto da 24 soldati francesi.

Venerdì 29 ottobre, il principale gruppo secessionista Tuareg, MNLA (Movimento Nazionale di Librazione del Azawad) ha annunciato la ripresa delle ostilità contro il Governo di Bamako.

«Ovunque sia l’esercito maliano, sarà colpito automaticamente. Gli avvertimenti sono terminati ora passeremo all’azione», dichiara all’Agenzia Stampa Francese, Mahamoadou Djeri Maïga, Vice Presidente del MNLA.

La decisione è stata presa a seguito dell’eccidio di civili avvenuto presso l’aeroporto di Kidal (nord est del paese) giovedì 28 ottobre scorso. Qualche centinaia di manifestanti avevano superato le barriere di accesso all’aeroporto minacciando direttamente il Primo Ministro maliano Oumar Tatam Ly. Per contenere la folla l’esercito maliano ha sparato pallottole vere, uccidendo un civile e ferendone altri cinque secondo fonti ufficiali. Il MNLA parla invece di decine di morti e feriti sopratutto tra donne e bambini. Il Governo Maliano, sotto suggerimento Francese, afferma che la reazione dei soldati è stata dovuta dalla presenza di terroristi armati all’interno dei manifestanti. La versione governativa sembra non trovare riscontri sul terreno. Kidal è una città sotto il controllo delle milizie MNLA.

La ripresa del conflitto annunciata dal MNLA rappresenta una pericolosa regressione che aggrava i 18 mesi di crisi politica e militare del paese e pone fine agli accordi di pace firmati il 18 giugno scorso a Ouagadougou, capitale della Burkina Faso.

Per rafforzare questi accordi il Presidente Ibrahim Boubacar Keïta aveva firmato il decreto di amnistia per i miliziani del MNLA che trucidarono a sangue freddo un centinaio di soldati governativi durante i primi mesi di guerra civile. Il decreto di amnistia è collegato alla richiesta presidenziale di annullare i mandati internazionali di arresto che furono spiccati contro i principali leader del MNLA nel maggio scorso.

Francia e governo maliano avevano tentato di assicurarsi l’alleanza del MNLA in cambio di promesse di maggior autonomia del nord, al fine di contrapporre questo movimento laico tuareg ai gruppi islamici collegati se non controllati da Al-Qaeeda Magreb Islamica.

Il MNLA è stata una creazione della Francia come il Capitano Amadou Haya Sanogo, successivamente promosso a Generale. Entrambi furono utilizzati per rovesciare il governo democraticamente eletto del Presidente Amadou Toumani Tourté soprannominato ATT, che aveva forti connotati nazionalisti e anti francesi, pur essendo caratterizzato dalla corruzione. Il piano originale prevedeva una secessione del nord del paese, ricco di minerali e uranio e un colpo di stato al sud. Il piano subì le incognite africane (estremisti islamici e mire di potere personale del Capitano Sanogo) che fecero precipitare il paese africano nel caos attuale.

Domenica 30 novembre il Generale Amadou Haya Sanogo, autore del colpo di stato del 22 marzo 2012, è stato arrestato ed incolpato di complicità dell’ammutinamento di vari reparti dell’esercito avvenuto nel ottobre scorso presso il campo militare Soundiata Keita nella cittadina di Kati. L’ammutinamento fu soppresso dal pronto intervento della Guardia Presidenziale e di reparti dell’esercito francese componenti l’Operazione Sanya.

Ammutinamento e arresto del Generale Sanogo sono strettamente legati alla lotta per il potere tra il golpista e l’attuale Presidente Ibrahim Boubacar Keïta eletto in elezioni non rappresentative dove partecipò solo il 38% dei votanti.

Sia il Presidente che il suo governo erano stati posti sotto la tutela della ex giunta militare del Generale Sanogo che aveva imposto suoi uomini nei Ministeri chiave.

Il Generale Sanogo, attualmente detenuto presso la scuola di polizia a Faladié, deve rispondere dell’ammutinamento e di omicidi di ufficiali avvenuti durante la sollevazione dell’ottobre scorso. Il provvedimento giudiziario mira anche a coinvolgere il Presidente ad Interim Dioncounda Traoré, sospettato di complicità con il Generale Sanogo.

Prima di attuare l’arresto il Presidente Ibrahim Boubacar Keïta aveva ottenuto il consenso della Francia, rafforzando così le accuse popolari di essere un mero fantoccio in mano alla cellula africana dell’Eliseo fautrice del dominio neo coloniale della France-Afrique.

L’arresto ha provocato una profonda divisione tra i maliani di cui una gran parte di essi identifica il Capitano Sanogo come il salvatore della patria contro il regime corrotto ed inefficace del ex Presidente ATT : «Il Generale Sanogo è stato arrestato perché contrario allo strapotere francese nel nostro paese», affermano i suoi sostenitori.

In questo clima ancora incerto il 15 dicembre si terrà il secondo turno delle elezioni legislative avvenute il 24 novembre scorso. Come per le Presidenziali il tasso di partecipazione nel primo turno fu del 38% e i seggi sono stati veramente operativi solo al sud del paese.

L’obiettivo del Presidente Ibrahim Boubacar Keïta é quello di assicurarsi una maggioranza parlamentare attraverso la vittoria del suo partito: Rassemblement pou le Mali (RPM).

L’avventura Maliana della Francia è evidentemente sfuggita dal controllo degli esperti militari delle guerre africane evidenziando che le strategie su cui si basa la politica di dominio neo coloniale della France-Afrique non solo sono anacronistiche ma creano risultati opposti alle aspettative.

La ribellione Tuareg e il colpo di stato del Capitano Sanoco hanno dato i frutti attuali che non possono di certo essere considerati positivamente. L’appoggio della coalizione di ribelli centroafricana Séléka per spodestare il Presidente Bozizé ha creato una situazione di caos senza precedenti nella travagliata storia della Repubblica Centroafricana. L’appoggio alle ideologie naziste bantu nella Regione dei Grandi Laghi e il sostegno ad uno dei regimi più corrotti ed inetti dell’Africa: quello del Presidente Joseph Kabila rischiano di aprire un conflitto regionale di cui Francia e Belgio difficilmente riuscirebbero a gestirlo, inclusi rischi assai reali di tentativi di genocidio o pulizie etniche di massa. Il progetto di cambiamento di regime in Rwanda attraverso la conquista del paese del gruppo terroristico FDLR è un’aberrazione criminale che nasconde la possibilità di un secondo olocausto nel piccolo ma strategico paese africano.

Il primo effetto collaterale di questa politica razziale pro bantu adottata dall’Eliseo in Congo e nella regione che si sta intravvedendo all’orizzonte é la messa a repentaglio degli interessi economici francesi nei paesi anglofoni, quali Kenya e Uganda. Il continuo deteriorarsi della situazione potrebbe portare alla prima illustre vittima della politica estera francese: la TOTAL, ormai già a rischio di esclusione dai mercati petroliferi regionali duramente conquistati in paesi tradizionalmente ostili agli investimenti francesi.

Queste strategie basate sul cambiamento di regimi tramite colpi di stato e ribellioni, sembrano sistematicamente destinate al fallimento obbligando la Francia a costosissimi interventi militari diretti, non sostenibili finanziariamente a medio termine.

La France-Afrique, pur essendo deleteria agli stessi interessi nazionali della ex potenza coloniale, rimane la dottrina assoluta delle relazioni internazionali riguardanti l’Africa dimostrando che ogni Presidente francese non ha alcuna possibilità di modificarla o di interromperla, poiché la France-Afrique é divenuta una creatura che vive di vita propria, una Idra dalle mille teste ormai incontrollabile. Alcuni dicono, l’ultimo segno delle passate vestigia coloniali e paradossalmente il miglior mezzo per decretare la fine della presenza Francese in Africa.

 

 

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