mercoledì, Luglio 17

Malaysia: il neoeletto Premier propone una rinegoziazione del TPP Undici piccole Nazioni dell’area Asia-Pacifico approvano la proposta del Premier malese e la condividono. Le decisioni USA sui dazi hanno reso instabile e volatile il commercio mondiale

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Il neoeletto Primo Ministro malese Mahathir Mohamad , da poco insediatosi nel suo ruolo, si è pronunciato nettamente a favore di una “rinegoziazione” della partecipazione della Malaysia al TPP, il Trattato di Partnership Trans-Pacifica  ed ha anche invocato al più presto la definizione di un vero e proprio sistema di difesa per le piccole Nazioni nell’ambito del commercio globale. Intervenendo nell’ambito dei lavori del Forum “Futuro d’Asia” tenutosi a Tokyo, il Premier malese ha dato voce alle necessità ed alle istanze di 10 altre Nazioni che hanno confermato la propria presenza e cooperazione al TPP nonostante gli Stati Uniti si siano detti ufficialmente fuori dal più ampio commercio internazionale nella attuale epoca dell’Amministrazione Trump. Mahathir Mohamad, però, ha avanzato anche diversi distinguo, chiarendo di non voler sembrare affatto prono e piatto sull’adesione espressa favorevolmente nei confronti del TPP. «C’è necessità di rinegoziare il TPP -ha affermato il Premier malese- dobbiamo riconoscerlo, così come ci sono industrie appena nate, così ci sono Nazioni appena nate, Nazioni che hanno ancora bisogno di crescere». Poi ha aggiunto: «Queste Nazioni hanno bisogno di veder riconosciuti loro alcuni privilegi, alcuni sistemi di protezione, poiché non sono in una posizione tale per cui possono competere con le Nazioni il cui livello di commercio è di molto superiore, le più grandi Nazioni manifatturiere del Mondo».

Undici Nazioni che sono collocate tutt’intorno al Pacifico hanno siglato una versione ridotta del TPP a Marzo scorso, optando di procedere con un particolare percorso pianificato appunto, dopo la fuoriuscita dal TPP degli USA di Trump. Il nuovo corso del Presidente USA in carica è stato inizialmente ondivago, oggi più chiaramente ostile verso le etnie frontaliere. Com’è noto, al giorno d’oggi -su questo tema- facendo seguito al responso delle urne presidenziali USA, Donald Trump ha designato il senso della progressione economica e sociale degli USA, adottando lo slogan “America First”.

Le decisioni e i proclami di Donald Trump hanno profondamente mutato la scena del commercio globale, soprattutto ha dato l’avvio ad una specie di spirale di timori e dubbi sul commercio internazionale attraverso la sua politica di innalzamento dei dazi, in specie sui prodotti che provengono e sono importati dalla Cina. In buona sintesi, va scatenandosi una guerra commerciale dalle proporzioni ancor oggi difficili da decifrare. In occasione del G7 la rottura è diventata macroscopica, evidente a tutti, scatenando uno tsunami mondiale, collassandosi il tutto intorno alla decisione di Trump di tirarsi fuori dal TPP. La conseguenza è stata la mancata comunicazione ufficiale unitaria, le accuse di pratiche scorrette nei confronti degli USA, il comunicato unitario canonico del G7 che è andato a farsi benedire.

Il Premier malese Mahathir, ha svolto il suo primo viaggio all’estero nel suo ruolo dopo la vittoria un po’ a sorpresa lo scorso mese, nonostante i sondaggi indicassero e anticipassero la svolta in atto nella sulla scena politica malese. Il Premier ha affermato che il suo Paese ha effettivamente bisogno di una mano che sorregga lo sviluppo della Malaysia nell’ambito del commercio internazionale. Facendo un esempio, il Premier malese ha affermato: «Le Nazioni piccole e che hanno minori capacità di competere dovrebbero esser trattate con maggior riguardo. E’ come quando si gioca al golf, le persone più deboli hanno handicap più alti. Da questo punto di vista, la competizione dovrebbe essere più leale».

I firmatari del TPP rappresentano il 13.5 per cento dell’economia mondiale ed un mercato complessivo di circa 500 milioni di persone. Questo tipo di progetto fu inizialmente promulgato dall’ex Presidente USA Barak Obama, la cui Amministrazione considerava una sorta di misura di contrasto allo strapotere cinese ed ai suoi veloci tassi di sviluppo del prodotto lordo e competitor troppo forte sulle piazze internazionali. Quel progetto prevedeva anche punti importanti come il taglio dei dazi doganali e ha bisogno di membri che sappiano giocare -all’unisono- il proprio ruolo nel più generale tentativo di innalzare il livello delle normative standard in alcune aree come le leggi sul lavoro e la protezione dello sviluppo economico e con basso impatto sull’Ambiente.

E’ difficile assimilare il ruolo del Premier malese in carica Mahathir con quello di leader del passato che hanno cercato la propria autonomia o -al contrario- una rete strategica di cooperazione come, tanto per fare un esempio, il Maresciallo Tito nella ex Jugoslavia, quando si concretizzò una confederazione tenuta insieme dalla forza militare e da regolamentazioni omogenee interne. Oggi Mahathir è piuttosto capofila di un progetto di promozione di maggior distanza dalla Cina ma -allo stesso tempo- in modo più pragmatico, suggerisce di non andare a posizioni di aperto contrasto col colosso cinese. Non si tratta quindi, di una guida rivoluzionaria che intende procedere ad una revisione profonda della politica nazionale, delle relazioni diplomatiche e commerciali in tutta l’area prima ancora che a livello globale. Il nuovo Premier malese, uomo attempato e di grande esperienza, un personaggio tutt’altro che improvvisato nel suo ruolo di guida della Nazione, propone non di essere Paese capofila anti-TPP ma proponente una revisione del TPP in chiave meno punitiva per le piccole Nazioni come la Malaysia, appunto, ma anche altre Nazioni dell’area che hanno bisogno di appoggio esterno e di supporto economico e finanziario per implementare le proprie economie e mettersi al passo dei Paesi a maggior tasso di sviluppo, innovazione e produzione.

Dove condurranno le misure americane anti-Cina e le misure cinesi anti-USA è alquanto difficile a dirsi oggi. Permane, però, una certa volatilità nelle Borse, nelle economie mondiali e persino nelle società, visto che entrano in ballo le potenziali revisioni delle relazioni diplomatiche e commerciali con un ampio raggio di Nazioni.

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