martedì, Luglio 16

Magistratura nel lordume, democrazia in pericolo La Magistratura non è più un baluardo e una garanzia per nessuno. La democrazia ha perso uno, forse l’ultimo, dei suoi pilastri fondamentali, e quindi mai come oggi è in pericolo

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Ormai ogni giorno ha la sua croce, ma mi domando fino a quando questa situazione potrà reggere senza implodere in una situazione di incontrollabile rottura degli equilibri costituzionali e, quindi, democratici, assolutamente non simile in nulla ad un fascismo, o para-fascismo o pre-fascismo, perché altrimenti gli intellettuali seri si arrabbiano, ma in una forma (nella quale già in realtà siamo, come spiego subito) di autocrazia pre-culturale: perché una delle premesse, delle basi del ‘nuovo sistema’ è il rifiuto e lo sprezzo per la conoscenza e quindi la cultura.

I fatti che mi colpiscono.
Lo sfacelo evidenziato dallo svelarsi improvviso (non poi tanto, a dire il vero) del lordume nel quale si agita una parte della Magistratura in collusione plateale e sfacciata con molti politicanti, purtroppo i soliti, sempre quelli e solo pochi aggiunti di recente, ma sempre ammiccanti a tutti i politicanti.
Certamente, un dato sociologico ed evidente c’è e non può essere sottaciuto: il ceto di politicanti oggi ai vertici è in gran parte nuovo al potere, e quindi in qualche modo (sia pure solo in parte) non (ancora) pienamente coinvolto nelle brutture della Repubblica. Anche se, varie pulsioni di questo nuovo ceto, vanno in quella direzione, ansioso di entrarvi: basterebbe pensare alla appropriazione indebita e irrisoria degli italiani dei cinquanta milioni della Lega, o alla pretesa perseguita pervicacemente di ridurre al massimo i controlli sugli appalti e specialmente sui sub-appalti, la volontà pervicace di non pagare le tasse e di favorire ilnero’. Non dico che ciò voglia dire automaticamente maggiori ruberie e corruzione, né che la asfissiante accidiosa e incompetente burocrazia dalla quale siamo sommersi sia la soluzione (anzi!), ma è certo che quanto minori sono i controlli, tanto maggiori sono le ‘tentazioni’ ad approfittarne. E gridareo-ne-stà’, serve solo a fare rumore, specie ora che gli stellini non possono neppure gridarlo tanto forte.

Ma, anche a prescindere da ciò, quello che è accaduto, o meglio si è rivelato, nella Magistratura è di una gravità inaudita.
E, sottolineo, non solo e non tanto (perfino non tanto, sì) perché ciò rivela il livello di corruzione al quale siamo arrivati, e quindi la inaffidabilità della Magistratura che dovrebbe essere il principale baluardo della democrazia in un Paese che voglia dirsi civile. Ma perché ciò rivela e mette in luce la debolezza della Magistratura, nel senso della sua permeabilità al malaffare e quindi la sua ricattabilità e anche la sua mancanza di difese di fronte al subdolo odore del denaro o del potere.

Non è un caso che proprio nello stesso giorno, attraverso i ‘suoi uffici’, il Ministro Matteo Salvini promuova sfacciatamente, attenzione, indagini sui pregressi, su cosa pensano, su cosa fanno, su cosa hanno fatto, addirittura su cosa leggono e accanto a chi siedono fuori dei tribunali, i magistrati che non hanno applicato come vuole lui le leggi dello Stato, peraltro di dubbia se non dubbissima legittimità costituzionale … ma perché c’è ancora chi si preoccupa della Costituzione?
Certo, il solo fatto di avere disposto quella indagine con quei contenuti e quei fini potrebbe integrare una ipotesi di reato (e non marginale), simile a quella giustamente ‘denunciata’ da Roberto Saviano per la nemmeno tanto larvata ‘minaccia’ di privarlo della scorta, ma, giusta o meno che sia l’ipotesi, parliamoci chiaro: quale Magistrato se la sentirà di farlo, con le lordure delle quali loro colleghi si sono macchiati, tanto più che la risposta è stata a dir poco debole … sappiamo bene quanto può essere forte una risposta, se davvero si vuole farsi sentire! E dunque, i Magistrati devono fare ciò che il potere vuole, così come il potere decide i colpevoli e li punisce: è il punto di unione e di raccordo, di piena identità di vedutedel Salvini brutale e violento e il leccatissimo, ormai impotente Luigi Di Maio. E sorvoliamo sull’avvocato del popolo, giustamente in Vietnam!

Oggi, lo dico forte e con dolore, la Magistratura non è più un baluardo e una garanzia per nessuno. La democrazia ha perso uno, forse l’ultimo, dei suoi pilastri fondamentali, e quindi mai come oggi è in pericolo.

Sarebbe bello, ma ormai non mi illudo, che la Magistratura dimostrasse di essere un potere vero dello Stato, un potere leale, onesto, rigoroso e forte; di avere quei famosi coglioni di cui si cerca sempre la visione. E che lo dimostri nell’unico modo in cui può subito e chiaramente: dichiarando in modo stentoreo e unitario (non basta la dichiarazioncella cautelosa della ANM: occorre molta più forza e visibilità, ma specialmente chiarezza inequivoca) la propria fedeltà allo Stato democratico e, è nei suoi poteri e nelle sue capacità farlo, portando a termine le indagini senza remore non in pochi mesi, nemmeno in poche settimane, ma in pochi giorni.
Se non lo farà, se non riuscirà a compiere questo necessario colpo di reni, la nostra democrazia avrà perso, lo ripeto, un altro dei suoi pilastri, e allora non ci saranno più freni, specie se si permetterà di mettere mani politiche nel già troppo politico CSM.

Come se non bastasse tutto ciò, arriva previsto ma durissimo il documento della UE: la proposta di apertura di una procedura contro l’Italia, che casualmente ma terribilmente coincide con la notizia della riunione di una sorta di comitato dei saggi europei, per definire le prossime carichecomitato dal quale è assente l’Italia, ma non la Francia, né la Germania né la Spagna

Niente paura, esclama sorridente e liliale Di Maio, agitando il suo bubbolo: è tutta colpa del PD. E così risolve la questione, aggiungendo che, bontà sua, è disposto a discutere, ma quota 100 e reddito di cittadinanza (sempre senza nocchiero del Missipipì, ormai un mito) non si toccano, e Salvini, stranamente in piena sintonia, aggiunge, che ha distrutto la Fornero e ora punta a quota 41, così l’UE impara.
Del resto il ritornello è sempre quello: ci hanno votato (ma dimenticano che sono stati pochi) per cambiare le regole e noi lo facciamo, dimenticando di dire che non essendo che una sparuta minoranza in Europa, possono solo violarle le regole, non cambiarle, tanto poi le violazioni le paga il popolo italiano tutto.

Se almeno lo leggessero quel documento, non dico capirlo, ma almeno leggerlo, anzi leggere solo le conclusioni, con cinque proposte abbastanza semplici e chiare. Certo non tutte realizzabili in pochi minuti o pochi mesi, ma sulle quali, se ci fosse reale disponibilità da parte italiana, si potrebbe almeno impostare un discorso, tanto più che è proprio la UE quella che mette in luce la verità, e cioè che è stato lo stesso Governo a dire che aumenterà l’IVA ed è la stessa UE che dice che la cosa sarebbe un errore.

Ma poi, a parte la richiesta di accelerare i processi (e qui, la Magistratura invece di nascondersi dietro le insufficienze di personale, potrebbe dare una mano, con uno scatto di orgoglio, almeno questo!) basterebbe ad esempio prendere sul serio il suggerimento di limitare maggiormente (anzi, del tutto) la circolazione del contante, limitando così il nero, che rappresenta parte immensa della ricchezza degli italiani e il serbatoio dei voti dei qualusovranisti.

Ma ci credete? Suvvia: o-ne-stà, o-ne-stà … forza chiamate anche Dibba e Borghi, loro sono bravi a ritmarla quella parola.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.