giovedì, Luglio 18

Magistratura e politica: Luca è andato via, si spera, ma … Ora che i Lotti e i Palamara sono emersi, la credibilità si recupera solo con: silenzio, parlare solo attraverso i propri atti e chiudere per sempre le ‘porte girevoli’ tra Magistratura e politica

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«Il coacervo di manovre nascoste, di tentativi di screditare altri magistrati, di millantata influenza, di pretesa di orientare inchieste e condizionare gli eventi, di convinzione di poter manovrare il CSM, di indebita partecipazione di esponenti di un diverso potere dello Stato, si manifesta in totale contrapposizione con i doveri basilari dell’Ordine Giudiziario e con quel che i cittadini si attendono dalla Magistratura».

Sono le parole, alcune delle parole, durissime, perfino sgarbate, pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella qualche giorno fa, in occasione della riunione del CSM in merito allo scandalo che ha visto coinvolti i signori Luca Palamara e Luca Lotti e altri, molti altri, direttamente e indirettamente.
Incidentalmente, mi auguro che i due o tre Magistrati di cui si facevano i nomi per sostituire Giuseppe Pignatone, abbiano il buon gusto e il senso dell’onore di rinunciare fin da ora a quella candidatura … spero, ma non ci conto!

Sorvolo sul fatto incredibile, ripeto incredibile, ma ormai qui ogni giorno c’è qualcuno che dice la sua balla e viene anche ascoltato, per il quale, secondo il signor Alessandro Di Battista, testuale da ‘In mezz’ora’ di Lucia Annunziata del 23 giugno 2019, il merito della scoperta di tutto ciò è di … Alfonso Bonafede! È così, ormai chi fa politica non sa fare altro che trovare qualunque sistema per attribuirsi o attribuire alla propria parte politica i meriti di qualunque cosa accada. Bene, solo per sua informazione, se di merito si può parlare, il merito è dei giudici di Perugia, ai quali (per quel poco che ho seguito la vicenda) va anche riconosciuto di avere lavorato in silenzio e di essere riusciti a sfuggire alla tentazione di dichiarazioni, conferenze stampa, ecc.

Anzi: proprio la prima cosa che potrebbe essere fatta dai Magistrati, sarebbe quella di tornare alla vecchia regola, sia pure non scritta, secondo la quale i Magistrati parlano attraverso le proprie sentenze, i propri atti. Essere in prima pagina, in video, essere chiamati a commentare e valutare in Tv o sulla stampa, è cosa che al Magistrato, al vero Magistrato, può solo fare male, e, attraverso di lui, può fare molto male alla Magistratura, e ancora di più alla giustizia. Dubito che ciò accadrà, ma sarebbe opportuno e utile che ciò accadesse e forse il CSM, dopo il dramma che è accaduto, potrebbe proprio a questo dedicare la propria attenzione.

Ma il discorso di Mattarella va valutato molto positivamente perché non solo nei toni, ma anche nella forma, il Presidente è uscito, stavo per dire ‘è uscito, indignato’, dal suo tradizionale modo di essere compassato e sintetico, quasi privo di emozioni, per usare, invece, parole durissime, prive completamente di ‘pietà’: parla addirittura di recupero di credibilità’, dando cioè per scontato (e scusate se è poco!) che la perdita di credibilità c’è stata e forse, ma questa è una mia interpretazione del suo discorso, non soltanto a causa di questo, per molti versi disgustoso, episodio. Ma comunque c’è stata.

Ciò non ha in nessun modo impedito ai soliti politicanti e ai soliti giornalai, di tentare di portare il discorso nella direzione di una riduzione della autonomia della Magistratura, trascurando proprio e deliberatamente, una frase chiave del discorso di Mattarella, quando rileva (con coraggio, dobbiamo dire, vista la situazione) che è stata proprio la Magistratura a scoprire il misfatto. Per dire che è proprio grazie alla autonomia della Magistratura, e quindi del singolo magistrato, che è possibile contare su unautocontrollodel sistema.
Invece, la politica e il giornalaismo’ (perché parlare di giornalismo in certi casi è a dir poco difficile) nulla hanno detto finora e nulla hanno fatto. Anzi, una parte di loro si è affannata e si affanna a cercare di mettere la Magistratura sotto il controllo della politica (cioè dell’Esecutivo), cioè a fare di tutto per portare alle estreme conseguenze le manovre oscene e oscure di quelle persone, a renderle anzi istituzionali.

Qualche giorno fa parlavo, appunto, di quella associazione, frequentata non solo da Salvini, ma anche dai soliti giornalisti-(sedicenti)super, ma principalmente da certi Magistrati (che forse farebbero bene a cogliere l’occasione del discorso di Mattarella, per lasciare la Magistratura, perché è l’unica cosa che potrebbero e dovrebbero fare) che si propone la realizzazione della ‘giustizia giusta’, cioè della giustizia fatta da Pubblici Ministeri con carriere separate da quelle dei giudici giudicanti, e di scelta governativa (o comunque politica) dei reati e delle faccende da seguire, scardinando il principio della obbligatorietà dell’azione penale. Non per dire che oggi, purtroppo, di fatto non si faccia esattamente questo, ma forse potrebbe essere questa l’occasione per uscire anche da questa violazione di fatto della Costituzione, attraverso la somministrazione alla Magistratura di mezzi adeguati per agire e alla sottrazione ai processi di fatti irrilevanti o poco rilevanti, destinati solo a fare perdere tempo.

L’altro aspetto che colpisce è la completa assenza di autocritica del mondo politico e del giornalaismo’, di fronte al fatto che, se ciò è accaduto, è accaduto proprio perché si trattava di un andazzo consolidato e consolidato da tempo e del quale dunque i politici specialmente non solo dovevano largamente sapere, ma del quale erano partecipi e autori.
Fa, confesso, una certa impressione (leggi: disgusto) vedere politicanti vari discettare del modo per ovviare a questo fenomeno, come se non ne fossero perfettamente al corrente. È difficile, proprio molto difficile, sottrarsi al sospetto che l’attivismo della politica sul problema (un attivismo apparentemente di breve durata, ma che in realtà continua, credo, in silenzio) miri semplicemente e furbescamente a trovare il modo di continuare a mettere le mani nella marmellata.

Infine, un ultimo punto. Immediata, appena scoperta la vicenda, è partita la solita caccia alle correnti. Invero, quasi a dare man forte a chi vuole sopprimerle, nella Associazione dei Magistrati, una sorta di colpo di Stato ha sostituito la maggioranza al governo dell’associazione con una diversa maggioranza. Peccato, sarebbe stata una bella occasione per dire: siamo divisi in correnti, ma siamo tutti Magistrati e ci sta a cuore la Magistratura, non i nostri interessi, e decidere una gestione unitaria e concorde della associazione, mitico Camillo Davigo incluso. Ma non è accaduto, e comunque si tratta di una associazione privata.

Ma la caccia alle correnti è immediatamente iniziata anche con proposte strampalate tipo la scelta a sorteggio dei membri del CSM e sciocchezze simili, care a Grillo e Casaleggio … sarà un caso!
Le correnti sono semplicemente l’espressione della garanzia della libertà di pensiero e di associazione anche dei Magistrati. Ciò che va corretto è il modo in cui, quella libertà, viene utilizzata a fini non istituzionali; e in questo, le cosiddette ‘porte girevolitra Magistratura e politica andrebbero chiuse per sempre.

Qui non ci sono, bisogna dirlo, meccanismi che tengano: si tratta di essere onesti, onesti e corretti davvero, e si tratta, infine, di rifiutare rigorosamente scambi e interessi politici.
È un comportamento etico quello che viene richiesto ai membri del CSM
, un salto di livello etico: è per questo che dal primo giorno di questo scandalo, sostengo che, benché non sia dovuto, benché molti dei membri del CSM non abbiano probabilmente nulla a che fare con quei maneggi, sarebbe bello e opportuno che tutti si dimettessero, per dare luogo ad una sorta di catarsi, di lavacro e anche di pubblica rivendicazione della onorabilità della istituzione, dove le varie funzioni, nelle parole ancora di Mattarella citando la Costituzione «sia esercitata con disciplina e onore, con autentico disinteresse personale o di gruppo; e nel rispetto della deontologia professionale».

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.