lunedì, Novembre 18

Magistratura di Palermo chiama a testimoniare due alti ufficiali probabilmente dei servizi segreti sudanesi contro un rifugiato eritreo Il rifugiato sarebbe vittima di uno scambio di identità, il vero trafficante girerebbe libero in Africa; il Tribunale di Palermo ha rigettato la richiesta di ascoltare dei testimoni della difesa che affermano di avere le prove che il vero trafficante è libero

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Martedì 5 febbraio il prestigioso quotidiano britannico ‘The Guardian’ ha pubblicato un servizio (‘Italy asks alleged Sudan secret police to testify in mistaken identity case’) che apre un caso molto importante. La Magistratura di Palermo ha invitato due alti ufficiali probabilmente della temuta Polizia sudanese, la NISS, a testimoniare nel caso contro un presunto trafficante di esseri umani, di nazionalità eritrea, che sembra essere vittima di un’identità sbagliata.
Trattasi del 32enne Medhanie Tesfamariam Berhe, arrestato nel 2016 a Khartoum, in una operazione congiunta di Polizia italiana, Brithish National Crime Agency e NISS (National Intelligence and Security Service). Da tenere presente che la NISS è la principale arma di repressione del brutale regime islamico del Generale Omar Al Bashir, sul quale pende un mandato di arresto internazionale per crimini contro l’umanità in Darfur.

L’unica colpa del rifugiato eritreo sarebbe quella di essere stato scambiato dalla Polizia sudanese e la Polizia italiana, per un noto trafficante di esseri umani ricercato da varie polizie africane ed europee. Un eritreo di 38 anni di nome Medhanie Yehdego Mered.

 

Arrestato a Khartoum, Medhanie Tesfamariam Berhe è stato deportato in Italia per affrontare un processo per traffico di esseri umani.
Sulla innocenza di questo rifugiato, il quotidiano britannico ‘The Guardian e la TV svedese ‘SVT hanno pubblicato un documentario-inchiesta che dimostra che il vero Medhanie Tesfamariam Berhe si sposta tranquillamente in vari Paesi Africani -come titola il servizio a supporto dell’inchiesta: People smuggler who Italians claim to have jailed is living freely in Uganda’, documentario che ad oggi non pare più reperibile in rete al link indicato da ‘The Guardian’.

L’indagine è stata condotta dal reporter di ‘SVTAli Fegan e dalla giornalista eritrea Meron Estefanos, che hanno raccolto decine di testimonianze di ugandesi ed eritrei che hanno confermato la vera identità di Mered. «Tramite le testimonianze accuratamente verificate siamo riusciti a tracciare i bar e gli hotel di Kampala frequentati dal noto trafficante di esseri umani Mered noto comeil Generale», afferma Fegan.
Nostre fonti ugandesi hanno confermato che il vero Berhe vive tranquillamente a Kampala ed è molto famoso nel quartiere a luci rossi di Kabalagala, assiduo frequentatore del famoso bar Molober, dove si ritrova la diaspora eritrea. Ricercato da molte polizie avrebbe interrotto momentaneamente il traffico di esseri umani per dedicarsi al traffico di cocaina in Uganda.

Medhanie Yehdego Mered, di nazionalità eritrea, è indagato dalla magistratura italiana dopo il naufragio che ha causato la morte di 368 migranti avvenuta a Lampedusa, il 3 ottobre 2013. Dopo un lungo lavoro di indagini, supportato dall’intercettazione di 20.000 conversazioni telefoniche, la Polizia segreta sudanese arresta e consegna all’Italia il rifugiato Medhanie Tesfamariam Berhe, dopo avergli confiscato la carta di identità, mai fornita alle autorità italiane affermando che si trattasse del trafficante Medhanie Yehdego Mered.

Il Medhanie Tesfamariam Berhe in mano alla giustizia italiana è, in realtà, Medhanie Yehdego Mered, trafficante  di esseri umani, o un povero immigrato vittima di un errore di identità?

Secondo la testimonianza resa al ‘The Guardian’ dall’avvocato difensore del rifugiato eritreo forse erroneamente confuso con il trafficante di esseri umani, Michele Calantropo, è stato prelevato un campione di DNA dal figlio del vero trafficante, Raei Yehdego Mered, che vive in Svezia assieme alla moglie del criminale. «Abbiamo prelevato un campione di saliva dal figlio del trafficante e i risultati non lasciano dubbi. L’uomo che è in prigione in Italia non è il padre di Raei Yehdego Mered.», ha dichiarato l’avvocato Calantropo.

Un secondo test DNA è stato condotto sulla madre dell’indiziato, Meaza Zerai Weldai, che ha viaggiato da Asmara fino a Palermo nell’ottobre 2017 per sottoporsi al test. Le analisi dimostrano che Weldai è la madre del detenuto. Tra Weldai e il vero trafficante non vi è alcuna relazione di parentela. Il primo di questi test è stato rifiutato dai magistrati di Palermo. Secondo le indagini del quotidiano ‘The New Yorker, il vero trafficante di esseri umani era detenuto presso una prigione degli Emirati Arabi al momento dell’arresto del rifugiato eritreo a Khartoum che porta il suo stesso nome. Successivamente liberato si è rifugiato in Uganda.

Il ‘The Guardian’ afferma che la Magistratura di Palermo, dal 2016 ad oggi, non sarebbe stata in grado di trovare testimoni che possano rivelare che il rifugiato eritreo sia realmente il noto trafficante Medhanie Yehdego Mered.
Nonostante la mancanza di testimoni e le due prove di DNA, una delle quali respinta, il rifugiato eritreo continua ad essere sospettato di essere il trafficante e rimane in carcere, divenendo un caso imbarazzante per la giustizia italiana, secondo il ‘The Guardian’.

Nonostante l’opposizione dell’avvocato della difesa, Michele Calantropo, la Corte di Assise di Palermo ha ammesso i due alti ufficiali della NISS a testimoniare contro il rifugiato in custodia.

«La NISS è una forza di repressione del brutale regime di Omar Al Bashir. È noto a tutti. Ora sono stati ammessi come testimoni dell’accusa», afferma l’avvocato Calantropo al ‘The Guardian’. La NISS è sotto il comando delboia di Khartoum’, Salah Gosh, recentemente invitato dal Governo francese per non chiare alleanze tra la Francia e il regime islamico sudanese.

Gosh è accusasto dalla Corte Penale Internazionale di aver giocato un ruolo di primo piano nel genocidio del Darfur. Stessa accusa è sollevata da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite incaricate dal Consiglio di Sicurezza di indagare sui crimini contro l’umanità commessi dal brutale regime islamico corteggiato da alcuni noti Paesi europei che ora si trova in piena difficoltà a fronteggiare la rivoluzione democratica della popolazione sudanese. Una rivolta che non piace agli europei.

La NISS coordina le azioni terroristiche delle milizie islamiche Janjaweed che massacrano i sudanesi di origine africana nel Darfur con lo specifico intento di sterminare anche i gruppi etnici Fur, Masali e Zaghawa, secondo quanto sostiene la Corte Penale Internazionale. Molti alti ufficiali della NISS sono indagati presso la CPI.

Nonostante i comprovati crimini della NISS, la Polizia italiana continua a collaborare con questo servizio segreto, accusa Amnesty International. «Ogni tipo di collaborazione poliziesca o guidiziaria dell’Italia con la Polizia sudanese è moralmente inaccettabile. Spesso alti ufficiali della NISS sono invitati in Italia. L’Italia dovrebbe estendere l’invito anche al dittatore Bashir. Potrebbe fare un favore alla CPI che da anni lo vuole arrestare», afferma Riccardo Noury protavoce di Amnesty International in Italia.

«L’Italia e l’Unione Europea hanno tradito i propri valori democratici con la cooperazione con il regime sudanese nella lotta contro la migrazione clandestina. Il regime sudanese è il principale attore di questa migrazione oltre ad essere un brutale tiranno», afferma Amjed Farid, membro del Sindacato Sudanese dei Medici, che, assieme ad altri potenti gruppi imprenditoriali, sta guidando la rivoluzione sudanese contro il regime islamico di Bashir, con chiaro riferimento al fallimento del Processo di Kharthoum.

Infine, ‘The Guardian’ rivela che lunedì 4 febbraio il Tribunale di Palermo avrebbe rigettato la richiesta di ascoltare dei testimoni della difesa che affermano di avere le prove che il vero trafficante di esseri umani è libero  e si sposta in vari Paesi Africani.

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