martedì, Agosto 4

Maggioranza Legastellata e opposizione PD uniti nello sfascio I deliri e le arroganze della maggioranza, l'impotenza delle opposizioni: una micidiale miscela

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La situazione: maggioranza Legastellata e opposizione PD uniti nello sfascio. Un Governo di parole, un Parlamento assente.
Non da ora (e non solo in Italia) le emoticon hanno sostituito il ragionamento, la battuta ha preso il posto della ‘parola’, i 140 caratteri sono la nuova forma di comunicazione. Oggi si ‘governa’ coi tweet, le foto instagram, le battute per Facebook, i selfie, meglio se fotomontaggi. ‘Messaggisemplici per i follower, facili per i media, elementari, poco faticosi. L’effetto (e i risultati), sono sotto gli occhi di tutti.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte assolve pienamente, e con diligenza, il compito che gli è stato assegnato: quello di Re Travicello. Per lui vale la vecchia, feroce, battuta di Fortebraccio rivolta al Segretario del PSDI Antonio Cariglia:  «Si aprì la porta e non entrò nessuno: era Cariglia».
La maggioranza è ridotta a un cicaleccio continuo tra un Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che mette becco ogni giorno su ogni cosa, ma non fa l’unica cosa di cui dovrebbe occuparsi: il Ministro dell’Interno, appunto. E’ in continua campagna elettorale, il suo cavallo di battaglia preferito è l’immigrazione: consiste nel disporre la chiusura dei porti per navi la cui colpa è di aver soccorso disgraziati che rischiano di morire annegati. Sostiene che non vanno accolti, ma ‘aiutati’ a casa loro. Naturalmente non ha mai spiegato come. Protagonista dimissioniin Libia, è tornato con le pive nel sacco, ma sorvola. E’ prodigo di annunci e di ukase, ha trovato il modo di entrare in collisione con la pazientissima presidenza della Repubblica e con le cancellerie di mezza Europa; per paradosso, ha un’ottima intesa con quei governi e quei politici che hanno come fine dichiarato opporsi e contrastare qualsiasi politica da cui l’Italia potrebbe ricavare qualche beneficio.
L’altro ‘dioscuro’, il grillino Luigi Di Maio è alla guida (si fa per dire) di un Ministero, quello del Lavoro: dovrebbe varare politiche che facciano uscire il Paese dal pantano in cui si trova. Vara discutibili progetti didignità‘, non si rende conto delle conseguenze negative di quello che auspica; quando finalmente lo comprende, addossa ad altri la responsabilità; propone che gli esercizi commerciali la domenica e le feste comandate restino chiusi…

Delle opposizioni non mette conto parlare: il Partito Democratico è ridotto a un’entità litigiosa senza arte nè parte; Forza Italia è un quotidianosi salvi chi può‘. La vociante Fratelli d’Italia del duo Meloni-la Russa non trova di meglio che proporre l’abolizione del reato di tortura, che ‘impedisce agli agenti di polizia di lavorare’…

I deliri e le arroganze della maggioranza, l’impotenza delle opposizioni, sono una micidiale miscela. E’ il ‘regime’ ‘visto’ da Pier Paolo Pasolini e da Leonardo Sciascia; è la ‘peste’ della democrazia reale descritta da Albert Camus e da Marco Pannella
Le istituzioni stesse vacillano e sono in rovina. Se l’essenza dello Stato è nella sua Costituzione, va detto che la Costituzione ritenutala più bella del mondonella pratica quotidiana si è dissolta, non esiste più. Forse ne viene applicato un solo articolo, quello sul tricolore. E’ la ‘Costituzione di carta’ di cui scriveva quarant’anni fa il giurista Maeiano D’Antoni.
Da mesi il Parlamento non lavora: nè sui provvedimenti del Governo (che non ci sono), nè produzione propria. Aula e commissioni non sono convocate, nessuno si sogna di chiedere dibattiti parlamentari sugli editti lega/stellati. Montecitorio vara un ignobile provvedimento sui vitalizi passati che ha lo stesso suono dei ferri da calza delle tricoteuses che esistevano compiaciute ai ghigliottinamenti. L’informazione pubblica e privata è terreno di spartizione, e cosi il grandi Enti di Stato, la Cassa Depositi e Prestiti.

L’emergenza Giustizia è completamente sparita dalle agende politiche; eppure nelle carceri si continua a morire; le prigioni inutili luoghi di tortura (lo ammette, ora, anche Beppe Grillo); e migliaia di processi vanno al macero per le prescrizioni; la responsabilità del magistrato per colpa grave una chimera; i risarcimenti per i danni subiti dagli innocenti un ulteriore, penoso, calvario.
Oltre alla Giustizia, madre di tutte le emergenze, è notizia dell’oggi l’essere, l’Italia, maglia nera in Europa di un altro poco lusinghiero primato: sono oltre due milioni in Italia i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, i cosiddetti neet (Neither in employment nor in education and training). Per l’esattezza 2 milioni e 189 mila, pari al 24,1%. A dirlo è l’Istat nel suo rapporto 2017 sui livelli di istruzione. Una condizione minima tra i 15-19enni, in gran parte ancora studenti (11,9%), ma che arriva al 31,5% tra i 25-29enni.
La quota di neet in Italia resta la più alta tra i 28 Paesi dell’Unione europea ed è decisamente superiore non solo alla media Ue (13,4%) ma anche a quella dei più grandi Paesi europei: anzi, rispetto a questi ultimi, il differenziale è aumentato.
Record di giovani che lasciano gli studi. Nel 2017, la quota di 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi si attesta al 14%; per la prima volta dal 2008 il dato non è migliore rispetto all’anno precedente. Le differenze territoriali sono forti e non accennano a ridursi: il tasso di abbandono è del 18,5% nel Mezzogiorno, del 10,7% al Centro, dell’11,3% al Nord.

Una politica (di maggioranza e di opposizione) seria metterebbe al centro la prossima mancanza di medici di base, la disoccupazione giovanile, il basso livello della preparazione scolastica; e invece… 

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