lunedì, Maggio 27

Mafia: risvegliare le coscienze

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La mafia è spesso intercettata dalla Chiesa con l’obiettivo di combattere e cercare di educare la popolazione verso la giustizia e il rispetto delle persone. Bisogna sempre tenere in debita considerazione l’aspetto squisitamente culturale, causa principale della proliferazione della mafia in ogni ambiente sociale. La distrazione casuale dello Stato nei confronti della mafia preoccupa la Chiesa. Forse c’è una mancanza di uomini e di mezzi da mettere in campo? Forse c’è una scarsa presa d’atto delle diverse situazioni della criminalità organizzata? Forse c’è un’assenza di strategia in grado di combattere seriamente la mafia? Il motivo non è ancora chiaro ma resta il problema della mafia, in grado di generare danni ai cittadini e all’economia della società italiana.

La Chiesa e l’impegno per la giustizia, libro autobiografico dedicato a padre Giovanni Ladiana, Editore Laterza, vuole ripercorrere minuziosamente il percorso umano e spirituale di padre Giovanni Ladiana. Il contenuto del volume, un cammino nelle varie realtà del Sud del mondo e delle periferie esistenziali e geografiche, conduce direttamente a Reggio Calabria dove il gesuita è fra gli animatori del movimento ‘ReggioNonTace’, formato da cittadini decisi a opporsi alla mafia. La presentazione del volume è stata promossa da Jesuit Social Network Italia Onlus, la rete nazionale che dal 2004 riunisce 39 realtà che operano nel campo sociale legate alla Compagnia di Gesù. Presente in 16 Regioni, con 110 sedi operative, svolge la sua attività in diversi luoghi e settori di bisogno e di emergenza sociale. Rifugiati, persone senza dimora o con dipendenze, minori a rischio, famiglie, detenuti, anziani sono alcune delle persone che il JSN accompagna quotidianamente, affiancando un lavoro di attività di ricerca e di riflessione sui temi sociali.

Padre Giovanni Ladiana, membro del comitato di presidenza del JSN e gesuita, è da sempre impegnato nel settore sociale. Sin dalla sua nascita, nel 2010, il JSN si è schierato a fianco di ‘ReggioNonTace’, sostenendo pubblicamente il suo impegno e le sue attività. Il lavoro per la giustizia è imprescindibile dalla denuncia e dalla lotta a ogni forma di riduzione della libertà (economica, sociale, politica). La lotta alla ‘ndrangheta e l’iniziativa dei cittadini di Reggio Calabria rappresentano esempi importanti di un lavoro di cambiamento delle strutture, le quali generano ingiustizia e sono lesive della dignità della persona.

Con Padre Giovanni Ladiana vogliamo comprendere il deciso impegno nei confronti della mafia e delle diverse sfaccettature della criminalità organizzata, elaborando una peculiare analisi del fenomeno criminale sul valore della giustizia e sul ruolo della Chiesa.

 

Qual è l’impegno della Chiesa nella politica e nella giustizia?

Assume diverse forme, a seconda dei contesti e delle esigenze in cui s’imbatte. C’è quello quotidiano e spicciolo che spesso s’annida nell’assistenza di persone e di realtà locali. C’è quello della denuncia delle ingiustizie e che man mano s’incanala in percorsi di formazione, i quali conducono alla presa di coscienza e alla difesa e promozione dei diritti; questi percorsi, poi, talvolta giungono a diventare proposta politica, diretta o mediata attraverso organismi intermedi. Sullo sfondo di tutte queste modalità c’è ormai un corpus dottrinale che, oltre al testo della Dottrina sociale della Chiesa, da circa 150 anni diversi Papi – e, sul piano locale, da episcopati nazionali, regionali e da singoli vescovi – è diventato non una serie di regole, ma una riflessione in continua evoluzione. Per questa pluralità di riflessioni e documenti, credo non si possa definire un modo d’impegno univoco per tutta la Chiesa: si pensi a quanta diversità c’è tra le elaborazioni post-conciliari sviluppate in America Latina e, in tempi più recenti, in Asia e Africa. Voglio sottolineare, tuttavia, che sia per l’impegno in campo politico, sia nel campo della lotta per la Giustizia, il campo specifico che la Chiesa ha assunto come proprio è quello della ricerca del bene comune, senza tralasciare l’affermazione della centralità della persona nel campo economico e come motivo della solidarietà.

 

Il valore della giustizia dovrebbe essere al centro della società per promuovere una cultura capace di garantire più rispetto?

Se, quando parliamo della giustizia, ci fermiamo all’affermazione della legalità – che pure è indispensabile, soprattutto in contesti di mafie – credo che non sia sufficiente a creare una società che garantisca una cultura del rispetto. Il moltiplicarsi di leggi che regolano la vita sociale credo stia dimostrando che non stiano producendo una migliore convivenza. Cosa diversa è se, quando parliamo di giustizia, alla luce della nostra Costituzione ci riferiamo all’affermazione del diritto di tutti a una vita degna; in questo caso la giustizia è espressione e movente della solidarietà, quindi il rispetto non rimane formale ma diventa effettivo impegno di corresponsabilità nella difesa e nell’affermazione della dignità della persona, a partire da quella svantaggiata.

 

Come combattere la mafia e quali sono le azioni necessarie?

Chiaramente la più immediata azione di contrasto delle mafie è quella repressiva. Ma è sempre più chiaro che da sola non è sufficiente, sia nei territori in cui le mafie sono consolidate, sia in quelli in cui le infiltrazioni e gli insediamenti mafiosi si vanno affermando sempre più. Il compito che, sia io personalmente, sia come movimento ‘ReggioNonTace’, abbiamo riconosciuto primario e cerchiamo d’attuare è quello del risveglio delle coscienze. Spesso, però, ho l’impressione che quando si parla di questo si faccia riferimento a corsi (per lo più) scolastici che – oltre a essere diventati un modo per chiedere soldi pubblici per pagare stipendi ai membri di associazioni – si riducono a discorsi che si ripetono stancamente e creano l’effetto contrario della noia. Per noi, invece, al risveglio delle coscienze si giunge creando percorsi di partecipazione responsabile, miranti al recupero degli spazi di democrazia, che costringano gli amministratori e i partiti al confronto previo alle decisioni e alla trasparenza nella gestione del denaro pubblico e nelle decisioni di pubblico interesse (dagli appalti alla scelta delle priorità d’intervento). Insieme a questa priorità, siamo convinti che l’impegno per costruire occasioni di lavoro e favorire il recupero della lavorazione della terra o la nascita di cooperative produttive è l’unico modo per affermare la propria dignità, che è condizione indispensabile per sottrarre alle mafie il loro potere ricattatorio. In questo senso, abbiamo contribuito alla nascita d’un consorzio di piccoli produttori etici e ci stiamo impegnando a contribuire alla nascita della prima MAG del Sud. Fondamentale per la libertà della nostra azione riteniamo la nostra scelta dell’assoluta gratuità delle nostre azioni: abbiamo deciso di non diventare associazione e rimanere movimento, per non avere la possibilità di ricevere finanziamenti e di non essere cooptati da partiti e da altre forme di poteri.

 

Lo Stato in che modo dovrebbe incidere maggiormente sulla mafia?

Credo sia necessaria una legislazione adeguata a una situazione che è esplicitamente di anti-Stato. In particolare, oltre a leggi realmente repressive, credo siano necessarie quelle che regolino in maniera stringente le manovre della finanza e degli appalti. In questo senso, sarà molto importante verificare quanto saranno recepiti i suggerimenti legislativi che il Procuratore Nicola Gratteri sta esigendo ormai da anni.

 

Perché la Chiesa deve sostituirsi costantemente alla politica?

Nel quadro di ciò di cui parliamo – la lotta alle mafie – non mi sembra, in generale, che questo avvenga. Rimane il fatto che, insieme alla magistratura, alle forze dell’ordine e alcuni giornalisti, spesso è solo in ambito ecclesiale che si riscontrano azioni di contrasto alle organizzazioni criminali: morti, minacciati, denunce profetiche, creazione di cooperative nelle terre confiscate.

 

C’è un’assenza da parte dello Stato? Cosa non funziona? Cosa andrebbe migliorato?

Le Istituzioni pubbliche – magistrati e forze dell’ordine – sono quasi sempre in prima linea nella lotta alle mafie: almeno qui a Reggio, negli ultimi dieci anni, posso dire che abbiamo avuto uomini e donne di grande valore professionale e umano (intendendo questo per la disponibilità al confronto con la cittadinanza, per il risveglio della coscienza). Ma proprio queste Istituzioni hanno più volte denunciato l’inadeguatezza delle forze e dei mezzi messi in campo, e questo spesso inficia il loro lavoro sino a renderlo lento, in rapporto alla rapidità dell’evoluzione delle mafie.

 

La valenza della politica locale riveste una funzione fondamentale. Cosa dovrebbe cambiare e quali percorsi educativi potrebbe promuovere?

Purtroppo l’occupazione delle amministrazioni che i partiti praticano da tempo per la loro sopravvivenza e la loro autoreferenzialità – che credo motivata dallo stesso motivo – hanno ridotto gli spazi della democrazia vera, con le conseguenti infiltrazioni mafiose e l’aumento della corruzione. Anche l’elezione diretta di Sindaci e Presidenti di Province e di Regioni ha dismesso il valore democratico di questa scelta e si sta affermando come l’occupazione di territori da parte di proconsoli di coloro che rivestono ruoli apicali. Non so proprio come, almeno nel breve e medio periodo, i partiti – vecchi e nuovi – potranno riformarsi o aprirsi al contributo della società civile per un vero cambiamento. Ritengo che il mio compito – in questo tempo – è quello di contribuire alla formazione d’una coscienza responsabile e solidale, che – recuperando il compito della ricerca del bene comune e nella assoluta gratuità – riassuma il compito della partecipazione.

L’intermediazione della Chiesa con la criminalità organizzata quali canali preferenziali riesce a muovere?

Non parlerei d’intermediazione della Chiesa con la criminalità organizzata. Sino ad alcuni decenni fa, non v’è dubbio che ha fornito spesso un consenso sociale, col silenzio o con la connivenza di alcuni sacerdoti. Ma continuare a credere che anche oggi questo avvenga non tiene conto che la scristianizzazione è diffusa e che, anche sul piano locale, la Chiesa non ha molto ascolto e incidenza nella vita delle persone. Il consenso sociale, oggi, è palesemente ricercato – e fornito come dicono numerose inchieste e sentenze – dall’economia, dalle professioni e dalla politica.

Perché la politica è assente nelle località dove la mafia regna indisturbata?

Purtroppo la politica non è assente ma molto spesso usufruisce delle mafie. Lo dimostrano il numero elevato di Comuni sciolti per mafia e le processioni di politici che, in campagna elettorale, fanno la processione a casa di boss per ricevere appoggi e voti.

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