domenica, Giugno 16

Madagascar: elezioni, Rajoelina si prepara a vincere Tra povertà e Cina, Marc Ravalomanana rischia di perdere la presidenza

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 La Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni) ha fatto sapere che l‘ex presidente malgascio Andry Rajoelina ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali dello scorso 7 novembre in Madagascar. Rajoelina ha vinto le elezioni con il 39,19 per cento dei voti davanti all’altro ex presidente Marc Ravalomanana, con il 35,29 per cento. Saranno i due ex capi dello Stato a sfidarsi al ballottaggio previsto per il prossimo 19 dicembre. Questi risultati sono stati però contestati da Rajoelina, che ha denunciato presunte ‘manipolazioni’ nello spoglio dei voti: «Il trattamento informatico dei risultati del voto non è trasparente», aveva detto Rajoelina. Ma anche il presidente uscente Rajaonarimampianina ha denunciato brogli: «Il voto dei cittadini è stato vittima di manipolazioni. Non lasceremo che i cittadini vengano derubati del loro voto». 

Il vicepresidente della Commissione elettorale, Thierry Rakotonarivo, ha risposto alle accuse: «Non c’è richiesta fatta dai rappresentanti dei candidati che non abbiamo soddisfatto. Il ritiro di un rappresentante di un candidato nell’osservazione del trattamento dei risultati non avrà alcun impatto sul lavoro della commissione elettorale». Secondo il capo della missione di osservazione dell’Unione europea, Cristian Predail voto è stato «calmo e ordinato» tranne «solo un piccolo numero di irregolarità» che sono irrilevanti.

10 milioni di malgasci hanno votato per scegliere se confermare il presidente uscente Rajaonarimampianina. Sono stati 35 i candidati che hanno scelto di sfidare il capo dello Stato, tra cui Rajoelina, Presidente dal 2009 al 2014, e Ravalomanana, Presidente dal 2002 al 2009. Alle precedenti elezioni del 2013, a Ravalomanana fu impedito di candidarsi dalla comunità internazionale a causa delle violenze del 2009 che causarono un centinaio di morti e favorirono l’arrivo al potere di Rajoelina. 

Al momento, nel Paese, ha sostenuto padre Eric Franck, direttore di ‘Radio Don Bosco Madagascar’, «da queste elezioni la popolazione si aspetta quindi che il prossimo capo di Stato riporti la sicurezza di una vita tranquilla: accesso al cibo, ai servizi di base e la fine degli attacchi e le rapine delle bande armate». I diritti umani fondamentali, come la sanità, non vengono rispettati. C’è poi «molta corruzione, spesso per ottenere un documento o un servizio bisogna pagare un ‘extra’, e poi c’è il problema della criminalità»: un esempio è il fenomeno dei ladri di bestiame, come denunciato a maggio dal primo ministro Olivier Mahafaly Solonandrasana.

«La gente è povera, ma il Paese è estremamente ricco di risorse naturali» ha affermato padre Eric Franck. E per tentare di mettere a posto la difficile situazione economica, il 6 settembre, Rajaonarimampianina ha firmato a Pechino un accordo alla settima edizione del ‘Forum sur la coopération sino-africaine‘ per «la creazione di 10.000 posti di lavoro diretti in Madagascar nei prossimi tra anni».  L’ accordo, che ha scatenato molte polemiche sul presidente uscente, tra l’Agence Malagasy de Développement Economique et de Promotion des Entreprises (Amdp) e il consorzio cinese um Taihe Century Investments Developments comprende 6 progetti da realizzare in Madagascar entro il 2025 e l’investimento sarebbe di 2,7 miliardi di dollari. I settori riguarderebbero la pesca, la lotta alla pesca illegale, la costruzione di 330 pescherecci nei primi 3 anni. Solo questo darebbe lavoro a 3,600 persone.  Un altro progetto sarebbe per la desalinizzazuione dell’acqua di mare sulla costa della regione di Androy,  producendo giornalmente 10.000 m3 di acqua dolce.

L’attuale ministro della pesca del Madagascar, Augustin Andriamananoro, ha affermato che «questo potrebbe causare discordia e, se non siamo prudenti, il sovrasfruttamento del nostro oceano. Le risorse naturali del Madagascar sono in pericolo, in particolare i pesci. I pescatori sono stupefatti e atterriti».

E secondo la petizione online ‘Madagascar : Faire révoquer l’accord de pêche signé avec la Chine‘, promossa da ONG e dalle associazioni dei pescatori, l’accordo sarebbe molto rischioso per l’ambiente: «un buon numero di esempi nel nostro pianeta provano che la Cina non rispetta per niente l’ambiente. I loro metodi di pesca sono estremamente invasivi, devastanti e non selettivi. Questa diventerà molto rapidamente una grande catastrofe per il Madagascar e la sua popolazione». Per Mihari che riunisce una serie di associazioni marine del Madagascar,  «l’ampiezza di questo investimento è senza precedenti nella storia dell’Isola. E’ fonte di preoccupazione per i membri della nostra rete e per tutto il settore della pesca, soprattutto per il fatto che disponiamo di molto poche informazioni riguardanti il contenuto dell’accordo e su come verrà attuato». L’accordo prevede che il pescato andrà innanzitutto ai cittadini del Madagascar, ma l’ Agence Malagasy de Développement Economique et de Promotion des Entreprises nel settore pesca non ha alcun tipo di esperienza.

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