venerdì, Agosto 14

Macron nel mirino delle ONG per il dossier Rwanda

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Il nuovo Presidente francese, Emmanuel Macron, è già nel mirino dei media per il dossier Rwanda. Una situazione che di certo il neo eletto Presidente non si attendeva di dover affrontare così presto. La Ong francese Collettivo delle Parti Civili per il Rwanda (CPCR) ha indirizzato una lettera aperta al Presidente richiedendo la fine dell’omertà sul Paese africano, teatro del ultimo genocidio del Ventesimo secolo. «Le complicità militari, diplomatiche e finanziarie tra la Francia e il regime di Juvenal Habyrimana sono oggetto di continue denunce che i vari governi francesi continuano ad ignorare. Occorre che il Presidente Emmanuel Macron si differenzi dai suoi predecessori assumendo le responsabilità francesi nel supportare i genocidari e proteggerli in suolo francese. Responsabilità che devono portare alla giustizia e al rilancio delle relazioni diplomatiche con il Rwanda».
Il CPCR è stato fondato nel novembre 2001 per scovare ed assicurare alla giustizia i responsabili del genocidio del 1994 ancora in libertà e presenti in Francia. Tra le altre attività della associazione vi è la sensibilizzazione riguardo all’Olocausto africano, e la prevenzione del genocidio. Il CPCR è dotato di un solido pool di avvocati francesi e ruandesi tra questi, Michel Laval, Alexandre Kiabski, Alexandra Haziza e Simon Foreman.

La lettera aperta indirizzata al Presidente Macron ha l’obiettivo di impedire la protezione assicurata fino ad ora ai responsabili del genocidio che risiedono in Francia, a partire dalla ex First Lady Agathe Habyrimana. Nel 2011 il Governo francese rifiutò la domanda di estradizione di Madame Habyrimana, considerata una tra le menti del genocidio.  Pesanti critiche sono indirizzate verso la Corte di Cassazione che, sistematicamente, rifiuta le richieste di estradizione sottoposte dal Governo ruandese. Secondo il CPCR, dal 1994 ad oggi su 30 domande di estradizione ne sono state accettate solo tre riguardanti il Capitano Pascal Simikangwa (condannato a 25 anni di reclusione) e dei Maggiori dell’EsercitoTito Barahira e Octavien Ngenzi (condannati lo scorso luglio all’ergastolo).

L’altro obiettivo dell’associazione è assicurare alla giustizia internazionale gli ufficiali dell’Esercito francese che appoggiarono direttamente il regime genocidario ruandese e parteciparono anche a vari massacri di cittadini di origine tutsi nel nord est del Paese. Lo scorso anno il Rwanda ha aperto procedure giudiziarie contro 20 militari e politici francesi accusati di favorimento e partecipazione al genocidio. Nella lista troviamo i nomi dei due ex Ambasciatori francesi in Rwanda: Georges Martres e Jean-Michel Marlaud. Il primo contribuì alla diffusione dei piani genocidari del Governo Habyrimana e ad aumentare l’impegno militare francese nel periodo per genocidio. Il secondo assunse un ruolo di primo piano negli ultimi preparativi e nella gestione dell’Olocausto Africano. La lista è stata sottoposta alle autorità francesi, richiedendo la loro cooperazione. Fino ad ora nessuna risposta dalla Francia è pervenuta a Kigali.

La complicità e la partecipazione delle truppe francesi nel genocidio ruandese è stata chiarita nell’aprile 2014 dal ex Capitano Guillaume Ancel e riportata sui media francesi. Ancel, all’epoca affiancato alle unità della Legione Straniere incorporate nella missione ‘umanitaria’ Operation Tourqoise, rivelò in una intervista a ‘France Culture una dettagliata versione del coinvolgimento francese che smentisce quella ufficiale. Ancel lancia accuse ben precise supportate da prove e documenti. L’Operazione Turchese non fu affatto  operazione umanitaria per fermare il genocidio. Al contrario fu una classica operazione militare in difesa del regime genocidario con combattimenti terrestri contro il Fronte Patriottico Ruandese di Paul Kagame e bombardamenti aerei, quest’ultimi fermati grazie alle pressioni degli Stati Uniti che supportavano i ribelli tutsi venuti dall’Uganda. Nonostante questa testimonianza il Governo francese decise di non aprire alcuna inchiesta giudiziaria.

Il CPCR nella sua lettera aperta pone il neo Presidente Macron dinnanzi alle responsabilità storiche chiedendo precisi impegni che differenziano la sua legislatura da quelle passate che, sul tema Rwanda, sono state caratterizzate da una guerra fredda e continui tentativi di proteggere i responsabili ruandesi e francesi che parteciparono al genocidio. Una serie di precise domande attendono la risposta di Macron. «Lei appoggia i continui rifiuti della Corte di Cassazione di estradare i colpevoli in Rwanda? Quali misure lei conta di prendere per accelerare le pratiche giudiziarie collegate al genocidio del 1994 ferme da anni negli uffici della magistratura francese? Quando i ricercati presenti in Francia potranno essere consegnati alla magistratura ruandese per rispondere davanti alla giustizia dei loro crimini contro il popolo ruandese? Quali misure intende adottare per rendere più efficace il Pool Anti Crimini contro l’Umanità creato nel 2012 presso il Tribunale di Gran Istanza di Parigi?». Le domande sono state formulate dal Presidente del CPCR, Alain Gauthier, che sottolinea la chiara volontà dei governi francesi di non riconoscere le proprie responsabilità nel genocidio nonostante che un altro alleato del regime razial nazista si Habyrimana ha recentemente ammesso le sue colpe: il Vaticano.

Il professore Aggee Shyaka Mugabe, docente di scienze politiche presso l’Università del Rwanda ed esperto in ricostruzione post bellica, e Giustizia sui crimini di guerra e contro l’umanità, è fermamente convinto che il Presidente francese non romperà il muro di omertà eretto dai precedenti governi. «Nonostante che Monsieur Macron con il suo movimento En Marche si sia distinto dal classico spettro politico francese occorre considerare le sue origini. Macron è un socialista, della stessa famiglia politica che preparò minuziosamente, gestì e coprì il genocidio in Rwanda. Non vedo nessuna intenzione da parte di Macron di denunciare i suoi predecessori, qualcuno ancora in vita in Francia lontano da ogni problema giudiziario», afferma il Professore.

Il presidente del CPCR, Alain Gauthier ha richiesto al Presidente Macron chiaramente una presa di posizione e precisi impegni a seguito della lettera aperta. Al momento nessuna risposta è pervenuta dall’Eliseo, aumentando i dubbi che per la Francia sia impossibile collaborare con la giustizia ruandese e internazionale in quanto ancora al lavoro per un un cambiamento di regime in Rwanda per instaurare un Governo ‘amico’ poco importa se ancorato o no alla ideologia nazista di supremazia razziale, HutuPower. Macron non andrà contro i piani della Cellula Africana del Eliseo. Piani che identificano come principale attore per riottenere il controllo del Rwanda proprio il gruppo armato ruandese FDLR autore del genocidio del 1994, che ha il quartiere generale politico a qualche centinaia di metri dall’Eliseo, nonostante che dal 2000 sia stato inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche internazionali.

«L’atteggiamento della Francia sul Rwanda non cambierà fino a quando l’atteggiamento della Francia verso l’Africa in generale non subirà profondi cambiamenti. Attendiamo dal Presidente Macron qualcosa di veramente nuovo che possa creare nuove dinamiche e un rottura con il passato negazionista e complice. Ventri tre anni di politica negativa contro il Rwanda e sessant’anni di politica coloniale in Africa non hanno creato alcun risultato positivo. Occorre ridiscutere tutto», afferma il Presidente ruandese in una intervista rilasciata a Jeune Afrique e pubblicata oggi 22 marzo.

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