giovedì, Dicembre 12

Macron, il prossimo Presidente della Repubblica francese?

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In Francia è esplosa la Macron-mania. Emmanuel Macron, ex Ministro dell’Economia, dell’Industria e del Digitale con François Hollande, è l’uomo nuovo della politica francese che è riuscito in pochi mesi a fondare un proprio movimento (En Marche!) e a scalare i sondaggi, che lo vedono ora testa a testa con il candidato della destra, François Fillon, per la sfida al secondo turno con la favorita Marine Le Pen, leader del Front National.

Quali sono le sue reali chance di vittoria? La sua corsa si arresterà con l’approssimarsi dello scrutinio di aprile o riuscirà vittorioso nella sua impresa? Lo abbiamo chiesto a Stefano Ziantoni, corrispondente RAI per i servizi giornalistici radiofonici e televisivi dalla Francia.

 

In pochi mesi, Emmanuel Macron è passato da outsider a favorito nel ballottaggio per le presidenziali francesi. Quali sono gli ingredienti del suo successo?

Emmanuel Macron potrebbe essere la sorpresa di queste presidenziali. Il suo successo è legato a vari elementi. In primo luogo, non è etichettato come un politico di professione e il successo di Trump negli Stati Uniti insegna che nel mondo moderno questo viene percepito dagli elettori come una qualità. In secondo luogo, c’è la sua giovane età. Ha trentanove anni e viene visto come dinamico e capace.

Va, però, riconosciuto che queste caratteristiche potrebbero essere anche il suo tallone di Achille. La giovane età lo rende a volte inesperto. Lo si è visto nelle ultime settimane: ha fatto varie gaffe, anche internazionali. Il non appartenere a un partito politico, poi, potrebbe penalizzarlo, dato che, storicamente, gli elettori francesi non premiano chi non ha un partito politico alle spalle. E poi c’è il fatto che è l’unico candidato a non aver ancora presentato il suo programma.

Quanto potrà incidere sulle chance di vittoria di Macron il sostegno che gli ha recentemente accordato il leader centrista François Bayrou?

Bayrou porta in eredità un’importante porzione di voti, che si aggira intorno al 5/6% dell’elettorato. Questo potrebbe permettergli di recuperare terreno sul candidato della destra, François Fillon, che negli ultimi giorni lo ha nuovamente sorpassato nei sondaggi. D’altra parte, però, potrebbe costargli alcuni voti a sinistra. Come ha già denunciato il candidato dei socialisti Benoît Hamon, definire Macron candidato del centro-sinistra è una ‘bestemmia’.

A questo poi si aggiungono anche i mal di pancia di quei centristi che non gradiscono l’alleanza tra Bayrou e Macron.

Nonostante l’opposizione di Hamon, Macron ha qualche possibilità di conquistare l’elettorato di sinistra?

Un sondaggio recente sostiene che per Macron voterà il 30% di chi ha votato per Hollande nelle ultime presidenziali, il 30% degli elettori di Bayrou, il 17% dei sostenitori di Nicolas Sarkozy e un 28% di indecisi.

Ma i sondaggi vanno presi con le pinze. Basti guardare l’andamento di François Fillon. Una settimana fa sembrava spacciato in seguito allo scandalo che ha coinvolto la moglie e i figli. Ora ha ripreso slancio nei sondaggi, riuscendo a sorpassare lo stesso Macron.

Per quanto riguarda il programma presentato finora da Macron, ci sono proposte innovative o è solo tanta retorica?

Il programma di Macron deve essere sicuramente ancora affinato. La retorica non manca. Si pensi all’incontro che ha avuto recentemente con il primo ministro britannico, Theresa May, in cui ha detto di voler includere nel suo programma delle iniziative per attirare in Francia le persone con talento nel campo della ricerca che attualmente lavorano nel Regno Unito. Si tratta di una proposta difficilmente realizzabile.

Ma ci sono anche elementi interessanti, come l’accento sulla necessità di una visione d’Europa differente da quella attuale o la volontà di aumentare il budget per la difesa dall’1,8 al 2% del PIL in cinque anni.

Molto interessante è il suo progetto per la scuola, dove vuole ridurre il numero degli alunni per ogni classe, aumentare gli stipendi degli insegnati, dando a loro e ai singoli istituti maggiore autonomia. Si tratta di un progetto importante, se si tiene conto che il futuro dei nostri Paesi dipende dai giovani e dalla loro istruzione.

Un’altra proposta intelligente riguarda le 35 ore di lavoro settimanale. Qui Macron va nella direzione di una maggiore flessibilità, suggerendo che i giovani potrebbero lavorare più di 35 ore e i senior di meno. Lo stesso vale per le pensioni, dove Macron propone una modulazione dell’età pensionabile in base alla professione svolta.

Su molti altri temi, Macron deve ancora fornire i dettagli. La laicità, ad esempio, è stata toccata con molta leggerezza: ha detto che va rispettata, ma non ha spiegato come. Come non ha spiegato le sue intenzioni per far tornare i giovani al lavoro, risolvere i problemi di disparità economica e rendere equo un sistema fiscale che accusa di essere causa di disuguaglianze e non in grado di redistribuire le opportunità.

Macron si è imposto come un convinto sostenitore del processo di integrazione europea, in un panorama dominato da candidati con posizioni euroscettiche, come Marine Le Pen, Jean-Luc Mélenchon e, in misura minore, Benoît Hamon. Agli occhi degli elettori, il suo europeismo gli darà una marcia in più o frenerà la sua corsa?

Macron sostiene che non si può difendere questo tipo d’Europa, che serve un’altra visione. Ad esempio, dice che ci vuole una difesa comune europea e questo è, senza dubbio, un passo che l’Unione europea dovrà fare nei prossimi anni.

Al di là dei non europeisti, che sono tutti con Marine Le Pen, va poi notato che in Francia esiste ancora un forte senso di appartenenza al progetto europeo, che interessa la maggior parte della popolazione. Per questo, l’europeismo di Macron potrebbe permettergli di acquisire maggiori consensi.

Quanto il fatto di non avere un partito alle spalle potrebbe danneggiare Macron in occasione delle elezioni legislative che seguiranno le presidenziali? C’è il rischio che, in caso di vittoria, Macron si trovi a ‘coabitare’ con una maggioranza parlamentare di segno politico diverso?  

A mio avviso Macron è ancora troppo giovane e inesperto per andare all’Eliseo. In tal senso, queste elezioni potrebbero essere il suo trampolino di lancio nella politica che conta. Tra cinque anni avrà 44 anni e, fortificato dal punto di vista politico e istituzionale, avrà tutti mezzi per diventare Presidente.

Secondo alcune indiscrezioni, a un certo punto della campagna potrebbe addirittura ritirarsi, facendo accordi e dando in eredità il suo bottino elettorale.

Una previsione: chi andrà al ballottaggio?

Credo che alla fine sarà Marine Le Pen contro François Fillon, ballottaggio che oggi è dato a 57 (Fillon) contro 43 (Le Pen). Fillon ha sorpreso tutti: dopo la battuta d’arresto in seguito allo scandalo che ha coinvolto moglie e figli, si è ripreso nei sondaggi e ha guadagnato tre punti percentuali. L’elettorato sembra aver tratto le sue conclusioni da questa vicenda. Se i francesi archivieranno definitivamente il caso, sarà Fillon a confrontarsi con Le Pen al secondo turno.

 

*Intervista realizzata in data 24 febbraio 2017

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