lunedì, Settembre 21

Macron elogia Mattarella, Bannon attacca i poteri forti Spagna, verso la sfiducia a Mariano Rajoy. Tredici milizie hanno sottoscritto un documento che respinge la Conferenza di Parigi sulla Libia

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Lo stop a Paolo Savona di Sergio Mattarella ha fatto naufragare il governo Lega Nord-M5S. E arrivano anche le reazioni internazionali. Il capo dello Stato francese, Emmanuel Macron, ha elogiato il ‘coraggio’ e il ‘grande spirito di responsabilità’ del presidente della Repubblica. Contro invece l’ex stratega di Donald Trump Steve Bannon, che ha bollato quanto accaduto in Italia come ‘disgustoso’.  «Poteri, capitali e media stranieri hanno preso la sovranità dell’Italia», sostiene Bannon, che punta il dito contro «il partito globalista di Davos». Quanto al premier incaricato Cottarelli, secondo Bannon si tratta di «un altro tecnocrate dal Fmi».

Ancora morti a Gaza. Un palestinese è stato ucciso, e un altro ferito, da un colpo sparato da un carro armato israeliano su una postazione militare nel nord della Striscia. Il portavoce dell’esercito ha spiegato che il bombardamento della postazione è avvenuto dopo spari indirizzati verso soldati impegnati nella cattura di due palestinesi che stavano tentando di entrare in territorio israeliano nel nord di Gaza. Nel frattempo in Israele è arrivato il miliardario russo Roman Abramovich. Secondo i media locali, il proprietario della squadra del Chelsea è atterrato oggi col proprio aereo privato a Tel Aviv, proveniente da Mosca. Alcuni media affermano che all’aeroporto ha ricevuto la carta d’identità israeliana, anche se il ministero degli interni israeliano non lo ha ancora confermato. All’origine della sua intenzione di stabilirsi in Israele, è stato aggiunto, vi è la decisione della Gran Bretagna di non estendere il suo permesso di soggiorno.

Tensione in Spagna, dove la presidenza del Congresso dei deputati di Madrid ha fissato a venerdì primo giugno il voto sulla mozione di sfiducia presentata dai socialisti del Psoe contro il premier conservatore Mariano Rajoy, il cui Partido popular è stato travolto da pesanti condanne per corruzione. Il candidato premier alternativo è il leader socialista Pedro Sanchez, che ha già ottenuto l’appoggio del segretario di Podemos, Pablo Iglesias.

Situazione bollente anche in Montenegro, dove il Partito democratico dei socialisti (Dps) del presidente Milo Djukanovic ha largamente vinto le elezioni amministrative svoltesi ieri in dieci Comuni del Paese, compresa la capitale Podgorica. Il Dps ha ottenuto percentuali superiori al 50% in diverse delle municipalità interessate. Le opposizioni però hanno fatto sapere di non voler accettare l’esito del voto, denunciando brogli, pressioni e compravendite di voti.

In Libia, tredici milizie hanno sottoscritto un documento che respinge la Conferenza di Parigi sulla Libia. Il rifiuto è stato espresso in una lettera inviata ieri alle tre massime istituzioni libiche (Consiglio presidenziale, Alto consiglio di Stato e parlamento). Nel testo fra l’altro si afferma che «l’iniziativa francese non ci rappresenta».

Passiamo al Brasile, dove i camionisti, ormai all’ottavo giorno del loro sciopero nazionale, mantengono il loro blocco di alcuni dei punti strategici per i trasporti nel Paese. Il tutto malgrado le concessioni del governo di Michel Temer, che chiede ora alla categoria di tornare al lavoro.

Con il 39,11% dei voti Ivan Duque, candidato del Centro democratico (destra), affronterà Gustavo Petro (sinistra, 25,10%) nel ballottaggio delle elezioni presidenziali che si svolgerà il prossimo 17 giugno in Colombia. Aumentano i votanti, ma grande sorpresa è stato Sergio Fajardo, l’ex sindaco di Medellin e ora candidato indipendente, che ha preso meno di un punto percentuale da Petro.

In Nicaragua la Conferenza episcopale ha tentato di rilanciare il dialogo fra il governo di Daniel Ortega e i rappresentanti della società civile, sospeso da mercoledì scorso, mentre altre due persone sono morte durante il week end scorso. Ii vescovi nicaraguensi hanno convocato per oggi una riunione della commissione mista per cercare di trovare un’intesa.

Chiudiamo con la Turchia, dove segnali di ripresa per la lira turca, dopo i crolli registrati nei giorni scorsi. Stamani, la valuta di Ankara ha recuperato terreno rispetto al dollaro e all’euro, facendo registrare guadagni intorno al 3%, dopo che la Banca centrale di Turchia ha annunciato l’intenzione di completare il processo di semplificazione dei tassi d’interesse. Nel frattempo per quanto concerne la questione migranti,  le autorità turche hanno fatto sapere che hanno fermato nell’ultima settimana 4.633 rifugiati, che cercavano di attraversare le frontiere con l’Unione europea o di entrare nel Paese senza regolari documenti. Tra questi, 651 sono quelli bloccati in mare.

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