giovedì, Marzo 21

Macron chiede aiuto a Rwanda e Angola Gli ‘affari africani’ non stanno andando bene per Parigi, incontri con Paul Kagame e João Lourenço

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Qualcosa di grosso bolle nel pentolone della FranceAfrique, mentre il Maitre Chef, Presidente Emmanuel Macron, sotto pressione dalla Marcia Popolare,  sta preparando una ricetta nuova. Un piatto in esclusiva che nessuno fino ad ora ha mai assaggiato, teso a salvare il secolare banchetto francese in Africa.  La Francia è sotto assedio essendo seriamente compromesso e minacciato il suo controllo sulle colonie africane. La maggior parte dei Paesi francofoni dell’Africa Occidentale sono in latente rivolta. Solo le politiche di destabilizzazione attuate dall’Eliseo, utilizzando i terroristi salafisti, con supporto discreto della Arabia Saudita, sembrano al momento l’unica arma per evitare rivolte generalizzate in Africa Occidentale contro la ‘Madre Patria’ Parigi.

La situazione nella Repubblica Democratica del Congo non è più favorevole alla Francia. Il dittatore Joseph Kabila sta rinviando le elezioni dal dicembre 2016, sopprimendo ogni opposizione anche e soprattutto quelle organizzate dalla Chiesa Cattolica e dalla diplomazia del Vaticano. Gli interessi delle multinazionali francesi in Congo stanno subendo pesanti attacchi e il rais Kabila sta diventando un personaggio scomodo, se non un nemico, per gli interessi francesi. L’Impero Balloré è sotto inchiesta per i suoi torbidi affari in Africa.

In Burundi, il prete-re Pierre Nkurunziza gode tutt’ora del supporto francese, soprattutto in armamenti e appoggi politici. Eppure questo matrimonio che l’Eliseo ha deciso di mantenere con il regime HutuPower sta favorendo solo gli interessi economici della Russia e della Cina. Alla Francia rimane solo il grosso rischio di essere nuovamente coinvolta in un genocidio nella Regione dei Grandi Laghi, come avvenne in Rwanda, nel 1994, visto che il potere in Burundi è ormai detenuto dagli autori dell’Olocausto africano, le FDLR.  
La Repubblica Centroafricana è persa e il contingente militare francese sconfitto. Il vuoto creatosi nel devastato Paese è stato riempito dai militari e imprenditori russi che stanno conquistando una Nazione strategica a livello geopolitico e ricca di minerali e diamanti.

Insomma, gli affari africaninon stanno andando bene per Parigi, che teme il crollo dell’Impero. Lo sfruttamento, attuato tramite la FranceAfrique, delle ex colonie africane determina il 40% della economia francese. Una ribellione generalizzata delle colonie d’Oltre Mare significherebbe il collasso economico per Parigi. Il tentativo di calmare i Paesi africani con una blanda riforma del sistema di sfruttamento finanziario, il Franco CFA, non sembra sufficiente. Il Presidente Macron si vede costretto a cercare alleanze con l’Angola e con il suo principale nemico in Africa, il Rwanda.

Lo scorso 23 maggio Macron ha incontrato, a Parigi, il Presidente ruandese Paul Kagame, in un disperato tentativo di riconciliazione con i ‘Kmer Neri’, come venivano definiti i combattenti del Fronte Patriottico Ruandese durante i combattimenti contro i soldati francesi dell’operazione Turquoise -una storia segreta avvenuta nei 100 giorni dell’Olocausto Africano.  Il Presidente Kagame rimane irremovibile nel chiedere la condanna del ruolo della Francia durante il genocidio del 1994 e la fine della protezione dei genocidari presenti in Francia, prima tra tutti la first lady Agathe Habyarimana, ideatrice e mandante dell’attentato a suo marito, il Presidente Juvenal Habyarimana, avvenuto il 6 aprile 1994. Attentato che diede il via alla soluzione finale ideata dalla first lady e dai suoi fedelissimi generali e politici HutuPower. In Francia sono protetti oltre 46 alti quadri genocidari autori di 1 milione di vittime. Macron ha un disperato bisogno di allearsi con il Rwanda dopo il fallito tentativo di organizzare una invasione militare, utilizzando il regime burundese, i terroristi ruandesi delle FDLR e un’accozzaglia di milizie congolesi denominate Mai Mai.

Il Rwanda è una potenza militare troppo forte per poter essere sconfitta in una proxy war (guerra per procura). Uno scontro militare Francia-Rwanda è ovviamente impensabile e impraticabile. Il peso economico e politico che ha assunto il Rwanda nel continente sta mettendo in seria difficoltà la tenuta dell’‘Impero’ da parte di Parigi. Paul Kagame ora è anche il Presidente dell’Unione Africana. Vista la posizione di forza di Kigali, Macron a malincuore è costretto a cercare alleanze. La ripresa dei rapporti diplomatici, interrotti nel 2015, ha un grosso prezzo che Macron non intende pagare.
Prima di tutto gli si chiede di ammettere la partecipazione francese nella organizzazione e nella gestione del genocidio ruandese. Atto impossibile da compiere. Ammettere la partecipazione francese al genocidio significa esporre alti funzionari e politici, ex presidenti e generali francesi al crimini di genocidio, uno dei pochi crimini che rimane perpetuo. Una intera classe politica e militare, ammettendo le proprie colpe, rischierebbe di andare alla sbarra. Il secondo prezzo da pagare è la fine del sostegno ai terroristi FDLR. Vi sono forti rischi che una volta tolto il sostegno politico e militare, questo gruppo terroristico per vendicarsi presenti prove della particolare amicizia con Parigi, esponendo l’attuale  classe politica e militare francese.

Eppure, una soluzione è indispensabile, e al più presto, in quanto, proprio come nel 1994, quando la vittoria del Fronte Patriottico Ruandese fece implodere il controllo francese sulla Regione dei Grandi Laghi a favore di Gran Bretagna e Stati Uniti, ora Paul Kagame rischia di diventare il Ho Chi Min africano, creando un terremoto politico ed economico per la Francia eguale alla perdita dell’Indocina, la prima colonia a sconfiggere militarmente e politicamente la grandeur francais. Rispetto al 1994 i tempi sono cambiati e non a favore della Francia.

Nei Grandi Laghi sono emerse potenze regionali, sia militari che economiche  –Kenya, Tanzania, Uganda e Rwandache hanno iniziato una propria politicaimperialeindipendente dagli interessi occidentali. Se il Kenya cerca l’egemonia economica, Uganda e Rwanda attingono alla ricchezze naturali della regione a suon di baionette, promuovendo una delle più aggressive politiche estere regionali degli ultimi cinquant’anni, direttamente tramite i loro potenti eserciti o indirettamente tramite supporto a guerriglie e movimenti armati. La Tanzania, ancora chiusa nel suo mondo, cerca ora di allearsi con i nemici storici del fantomatico Impero Hima dei tutsi, il Presidente ugandese Yoweri  Museveni e Kagame.

La Gran Bretagna, dopo Brexit, sta affrontando serie difficoltà interne che accentuano il suo declino imperiale in Africa. Gli Stati Uniti di Donald Trump si stanno ripiegando su se stessi. Questo declino di potere delle due potenze occidentali anglofone non permette alla Francia di fare accordi basati sulla suddivisione delle aree geografiche di influenza politica ed economica. All’orizzonte Russia e Cina, che si presentano nella regione con valige piene di milioni, crediti facili, rifornimenti di armi a costi stracciati e supporto politico presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Mosca e Pechino non sono inclini a compromessi con Parigi, Londra o Washington, in quanto hanno da tempo deciso di conquistare i territori sotto l’influenza occidentale in Africa.

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