martedì, Maggio 26

Macedonia del Nord: la vittoria di Stevo Pendarovski Con la vittoria di Stevo Pendarovski continua il percorso del Paese balcanico verso una maggiore integrazione europea

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Due erano i principali timori per le elezioni presidenziali tenutesi la passata domenica nella Macedonia del Nord: che si rallentasse o addirittura bloccasse il processo di distensione dei rapporti con la Grecia, dopo la più che ventennale disputa sul nome del Paese e che non si raggiungesse il quorum necessario del 40% per rendere valide le votazioni. Domenica sera, dopo i primi risultati sulla partecipazione e gli exit-poll, i timori sono stati fugati: la vittoria di Stevo Pendarovski permetterà alla Macedonia del Nord di proseguire il percorso inaugurato a Prespa e la percentuale dei votanti, nonostante qualche timore, si è attestata intorno al 46%, di poco superiore al minimo, ma comunque sufficiente per validare le elezioni.

Quella della scorsa domenica era la seconda tornate delle elezioni, dopo che al primo turno Stevo Pendarovski e Gordana Siljanovska-Davkova, quasi affiancati, avevano ottenuto rispettivamente il 42.8 e 42.2 percento dei voti. Una parte decisiva della vittoria di Pendarovski è da attribuire alla minoranza albanese, che aveva in larga parte supportato al primo turno Blerim Reka, candidato di uno dei partiti etnici albanesi e che nel secondo turno invece ha spostato i voti a favore del candidato più europeista e conciliante, facendo pendere l’ago della bilancia appunto a favore di Pendarovski.

La vittoria di Pendarovski conferma la volontà di una parte del Paese di abbandonare il passato conflittuale ed avviare concretamente quel percorso inaugurato a Prespa a fine anno, quando la Grecia e la ex Repubblica di Macedonia (FYR) trovarono un accordo sul nome del piccolo Paese balcanico, mettendo fine ad una disputa iniziata nel 1991. Il merito di quell’accordo è sicuramente del primo ministro macedone Zoran Zaev e del primo ministro greco Alexis Tsipras che hanno continuato la negoziazione anche quando le difficoltà sorte nei rispettivi parlamenti e le proteste anche violente dei nazionalisti avevano spinto molti a ritenere difficile la chiusura positiva delle trattative. Zaev ha dovuto affrontare in casa anche il fuoco di sbarramento del presidente uscente, Gjorge Ivanov che, anche se negli ultimi mesi del proprio mandato, non ha lesinato critiche nei confronti del primo ministro, esprimendo tutta la sua contrarietà all’accordo.

La vittoria di Pendarovski, convinto sostenitore dell’accordo di Prespa, permetterà di proseguire il percorso inaugurato qualche mese fa, chiudendo anche la fase non facile delle relazione istituzionali tra cariche dello Stato e che ha messo il premier Zaev al centro del tiro incrociato proveniente dagli uffici della presidenza Ivanov e dalla parte più nazionalista e conservatrice del parlamento. Il presidente uscente non aveva il potere di bloccare gli emendamenti costituzionali legati agli accordi di Prespa ed approvati dai due terzi del parlamento, ma ha fatto quanto in suo potere per rendere difficili e complicati i primi passi: la costituzione macedone infatti riserva alla carica di presidente il potere di apporre la firma finale sulle leggi, potere che Ivanov ha spesso esercitato, rifiutandosi di firmare progetti di legge, creando imbarazzo e ritardando l’attuazione di diversi provvedimenti.

Pendarovski, professore universitario e Siljanovska-Davkova, anche lei professoressa universitaria avevano posizione opposte sugli accordi di Prespa. Siljanovska, espressione del partito conservatore VMRO-DPMNE (Internal Macedonian Revolutionary OrganizationDemocratic Party for Macedonian National Unity), ha condotto una campagna elettorale dai contorni fortemente nazionalisti, denunciando la pericolosità degli accordi che avrebbero minato l’identità nazionale macedone.

Pendarovski, sostenuto dal partito socialdemocratico, ha focalizzato la campagna elettorale sui vantaggi del percorso avviato che grazie ad un atteggiamento più conciliante e a clima meno conflittuale avrebbe permesso al Paese una maggiore integrazione europea.

Il risultato del ballottaggio che ha visto prevalere Pendarovski con il 51% dei voti e soprattutto i risultati del primo turno, con i due contendenti quasi fianco a fianco, evidenziano come in realtà il Paese sia diviso, quasi spaccato sui temi fondamentali. I voti confluiti al partito conservatore di Siljanovska, anche se non sufficienti per vincere le elezioni, sono stati ottenuti in un periodo abbastanza complicato per il partito, con l’ex primo ministro Nikola Gruevski, condannato in via definitiva a due anni di carcere per il coinvolgimento in attività illegali e corruzione e fuggito in Ungheria per evitare l’arresto, dove ha richiesto l’asilo politico. Nonostante i problemi, anche giudiziari di esponenti importanti, il partito conservatore ha ottenuto comunque un buon risultato, forse anche inaspettato e che fotografa appunto quella spaccatura forte nel Paese, tra chi preferisce l’isolamento a qualsiasi tipo di ‘debolezza’ diplomatica e chi invece ritiene che in fin dei conti l’identità e la cultura macedone non siano minacciati da un suffisso o da un prefisso.

La vittoria di Pendarovski e delle forze di centro-sinistra non spianerà certo la strada al cammino della Macedonia del Nord verso una maggiore integrazione europea, i problemi sono tanti, sia di natura economica che politica e fino ad ora la classe politica ha mostrato evidenti carenze, ma forse potrebbe rendere il tragitto meno tortuoso, con alti e bassi sicuramente, ma non tutto in salita e con qualche possibilità in più di successo.

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