venerdì, Luglio 10

Ma che sono gli Eurobond? Rilanciare gli Eurobond per superare la crisi economica e finanziaria scatenata dal coronavirus

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Le misure eccezionali dei governi nazionali per rispondere alla recessione che si profila all’orizzonte nel post-coronavirus non bastano. Serve qualcosa di più, serve che il Vecchio Continente abbia uno scatto di fiducia e decida di mettere in pista gli Eurobond. Più o meno, che lo si dica o no, ne sono quasi tutti convinti, almeno in quella parte di UE che sta a Sud, molto meno a Nord.
A dirlo, in queste ore, nel corso di tre diverse interviste ai quotidiani italiani di ieri, un trio decisamentepesante’ delle teste pensanti italiane, un trio trasversale agli schieramenti politici: l’ex Presidente della Commissione europea e due volte Primo Ministro Romano Prodi, gli ex Ministri dell’Economia Giulio Tremonti e Pier Carlo Padoan.

E’ necessario rilanciare gli Eurobond per superare la crisi economica e finanziaria scatenata dal coronavirus. Questo in sintesi, con le sfumature del caso, è quanto sostengono i tre.
Gli Eurobond darebbero fiducia agli investitori e agli imprenditori. L’Unione europea che concede flessibilità all’Italia «è una logica che umilia noi e loro» , ha affermato Tremonti.

Sulla stessa linea Prodi: «Credo che l’Italia e l’Europa siano chiamate a decisioni all’altezza di una crisi senza precedenti». «La misura da prendere è l’emissione di Eurobond come strumento per raggiungere obiettivi comuni. Gli eurobond da una parte sarebbero il segno della solidarietà, ma consentirebbe anche l’avvio della politica economica e della fiscalità a livello europeo che ancora non esistono».

D’accordo anche Padoan: «Provate a chiedervi come ci sentiremmo più forti se fossero stati varati gli Eurobond o il fondo europeo contro la disoccupazione tante volte chiesto» .

Di Eurobond se ne parla da tempo, da prima dell’entrata in vigore dell’euro. E’ un’idea che risale al 1994 a Jacques Delors, politico ed economista francese, Presidente della Commissione Europea dal 1985 al 1995, che pensò ad obbligazioni europee come modo per finanziare i grandi progetti infrastrutturali europei. Idea «poi ripresa nel 2003 dal Governo italiano e poi ancora ripresa in un articolo scritto congiuntamente da Tremonti e Jean-Claude Juncker pubblicato nel 2009 dal ‘Financial Times’. A quel tempo c’era un consenso che seppur non manifestato includeva anche il Nord Europa. Non era solo l’iniziativa di un Ministro italiano, ma anche del Presidente dell’Ecofin», ha affermato Tremonti.  Il tema tornò prepotentemente d’attualità nel 2010-2011, anno della grande crisi finanziaria europea. La «crisi greca ha terminato quella fase. Credo che abbia di nuovo senso parlare di una iniziativa sugli Eurobond».

Perchè una storia così lunga, 26 anni, e nulla di fatto, anzi, lontanissimi dall’obiettivo? Perchè quasi da subito, certamente dagli inizi del 2000, sono staticontrari a questo tipo di strumento la Germania e i Paesi del Nord Europa. Per capire il perché bisogna capire bene di che stiamo parlando.

Dunque, cosa sono gli Eurobond?

Si tratta di obbligazioni europee, strumenti di finanziamento comune. Se oggi ogni Paese si finanzia con l’emissione di titoli di Stato, facendo debito sul quale paga gli interessi, nel caso degli eurobond ci sarebbe un debito comune dell’Eurozona.
Oggi, come nel 2011, l’Italia deve pagare tassi di interesse notevoli su queste emissioni perchè il Paese ha un alto debito pubblico e quindi deve offrire un premio più alto rispetto a quei Paesi che hanno conti pubblici in ordine.
Ogni Stato garantisce per sè della tenuta e della solidità della propria economia e della capacità di ridare i soldi a chi li presta. L’idea degli Eurobond è quella di emettere titoli di Stato garantiti da tutti i Paesi che fanno parte dell’eurozona.
Questo vorrebbe dire, rischi minori e interessi piùbassi. Inoltre, in questo modo si verrebbe a creare un mercato gigantesco dei titoli europei, meno attaccabile dalla speculazione, fenomeno invece molto presente nei confronti dei bond dei singoli Paesi, in particolare quelli con un debito alto.

Il perché della contrarietà dei Paesi ‘ricchi’ del Nord, che per tutti questi anni hanno impedito la realizzazione di questo strumento finanziario è dunque evidente: non vogliono, davirtuosi’,garantire del debito dei Paesi che loro considerano Paesi PIGS.

Negli anni della crisi, la Germania e i Paesi ‘virtuosi’ del nord Europa (Finlandia, Olanda, Austria) si sono sempre opposti all’emissione di titoli comuni. Come ha detto più volte l’ex Ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schauble, «il problema non riguarda il merito, ma le condizioni e i tempi». Per un passo del genere, ovvero mettere il debito a fattor comune, la Germania ha sempre preteso che i Paesi maggiormente indebitati portassero avanti politiche fiscali di consolidamento dei conti pubblici. Una volta avviato seriamente il risanamento, hanno sempre sostenuto Schauble e Merkel, rafforzata la governance economica europea, avviata l’integrazione delle politiche fiscali, la strada degli eurobond avrebbe trovato disco verde.

Sulla questione non c’è stata, almeno recentemente, una presa di posizione ufficiale della Banca Centrale europea. Qualche tempo fa, tuttavia, l’allora Presidente Mario Draghi aveva ipotizzato che a emettere gli eurobond dovesse essere un’apposita Agenzia europea per il debito, come l’Esm (il fondo salva-Stati), ad emettere obbligazioni per una porzione dei debiti nazionali dell’Eurozona, così da creare un asset, appunto gli eurobond, di notevole qualità. D’accordo anche l’attuale Presidente dell’Eurotower, Christine Lagarde, la quale la scorsa estate aveva spiegato che gli eurobond «potrebbero contribuire ad un’attuazione più efficiente della politica monetaria» e «indirettamente contribuirebbe a rafforzare il ruolo internazionale dell’euro». Dopo le ultime dichiarazioni -«Non siamo qui per chiudere gli spread»-, bisognerà verificare il suo pensiero.

Concldendo, si ritorna a parlare di Eurobond perché si ritiene che proprio la crisi COVID-19 e il crollo delle borse, non ultimo a seguito della sprovveduta dichiarazione di Lagarde, potrebbe spianare la strada agli Eurobond facendo cambiare idea alla Germania e Paesi vicini -su trino tedesco.

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