lunedì, Ottobre 21

Ma che hanno in comune PD e stellini? Voi pensate a una alleanza tra PD e stellini alle elezioni regionali ... pensateci, a me si congela il sangue!

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Lo ho detto più volte, ma vale la pena ripeterlo: questo Governo nasce con varie, diciamo così, palle al piede, palle spesso più simili a bombe con micce accese.

Le ‘palle’ sono, da un lato Beppe Grillo e Matteo Renzi, autori di una inedita alleanza tra persone che si disprezzano, ma proprio per questo trovano un accordo per fare due cose: fregare gli altri, e, dopo, cercare di prevalere l’uno sull’altro.
Entrambi titolari di una ideai cinica della politica, intesa come potere puro: l’uno ufficialmente ‘nel nome del popolo’, interpretato e rappresentato solo da lui, l’altro nel nome di sé stesso, del proprio potere e successo personale e anche (ciò lo accomuna, non per caso, a Luigi Di Maio) per salvarsi la pelle … se lascia il Parlamento, di che campa, dello stipendio della moglie?

Dall’altro lato, Di Maio, l’eterno bambinone viziato e caparbio, cocciuto, arrogante, che vuole tutto e il contrario di tutto; che vuole affermare sé stesso per non perdere del tutto la propria posizione, terrorizzato come è dal fatto che se va a casa ci resta e non avrà molto altro da fare che mettersi a lavorare, magari in nero, dalle parti sue. Infine la volontà infantile e sciocca, perfino autolesionistica, di mostrare che ‘comanda lui’: un ragazzo della via Pal troppo cresciuto. E quindi, invece di occuparsi dei problemi serissimi che ha un Ministro degli Esteri di un grande Paese occidentale (vedi la questione Palestina, l’Afghanistan, l’Iran), si mette a riunire gente varia per cercare di condizionare le scelte e le attività degli altri Ministri; come? Nell’unico modo che sa: mettendogli tra i piedi degli yes-men (o women è lo stesso) più o meno incompetenti, che, come nel precedente Governo, fanno sostanzialmente caciara.

Da un terzo lato (tranquilli, è solo un quadrilatero!), il bel Giuseppe Conte, autoelettosi a Grande Statista, in rapporti quasi affettuosi con la signora Ursula von der Leyen, e Angela Merkel (in questi incontrano si sbaciucchiano sempre, che cosa disgustosa!), stimato (dice lui) da Emmanuel Macron e amato Donald Trump (questo lo dice Trump, su sua richiesta però), una cosa che in altri tempi avrebbe distrutto la carriera politica di chiunque, del tutto privo di unalineaqualsiasi e, secondo me, convinto anche lui che non contano destra o sinistra, ‘i problemi si risolvono’. Vagli a spiegare che non è così, inutile. Speriamo solo che stia a sentire Roberto Gualtieri e non faccia sciocchezze di testa sua, anche magari su suggerimento delle longa manus di Di Maio.

Il quarto lato del quadrilatero (che in realtà dovrebbe essere un pentagono, ma ora vi spiego perché non lo è) è Dario Franceschini: la DC in carne e ossa, lo spirito di Andreotti, Forlani e Fanfani insieme (una miscela da dare i brividi), l’ectoplasma barbuto che governa da dietro le quinte, ma non rifugge dal potere di tanto in tanto; autoelettosi uomo di grande cultura (pare che scriva anche romanzi, ma se bastasse quello … !) e quindi Ministro della cultura (che invece sarebbe dei beni culturali … nemmeno ci si rende conto che il termine Ministro della cultura, assomiglia pericolosamente al famigerato Minculpop!) ma, già che c’era, anche del turismo (lì c’è più ‘ciccia’), e ‘strategadel futuro dell’alleanza con gli stellini. Illuso: meglio allearsi con un boa constrictor o anche con un simpatico Oxyuranus microlepidotus (familiarmente noto come ‘Tajpan dell’interno’), non che non sia vero anche il contrario. Ma chi sa, forse i due sono fatti anche per intendersi! Ma voi pensate a una alleanza tra PD e stellini alle elezioni regionali … ecco, pensateci, a me si congela il sangue!

Dicevo che dovrebbe essere un pentagono, perché il quinto lato, teoricamente il più importante, dovrebbe essere Nicola Zingaretti, il Segretario ufficiale del PD. Dovrebbe, perché il ‘poveretto’ (mi scuserà, lo dico con affetto sincero) non mi sembra che controlli gran che. Tra il predetto Franceschini da una parte, e Renzi dall’altra, deve fare una vita di inferno, povero diavolo. Ora ci si sono messi pure Carlo Calenda e Matteo Richetti (che però ha fatto un intervento molto bello e dignitoso al Senato, anche se poi non capisco cosa abbia in comune con Calenda, bah!) a rendergli la vita amara. Lui, credo, ci prova alacremente, ma vive in una sorta di sospensione in attesa della Leopolda, per vedere da lì che verrà fuori, perché qualcosa verrà: Renzi tace da ben tre giorni, mica può durare all’infinito!

Sta in fatto che il suo unico atto politico degno di questo nome (dopo la sofferta decisione di partecipare a un Governo del quale non vorrebbe nemmeno sentire parlare) è stato quello di chiedere lo sbarco della Ocean Vicking, ma finora non ha ottenuto nulla, nemmeno dalla Ministro da lui stesso voluta.
Credo che su questo terreno, alla fine, si gioca la partita vera del Governo. Non perché sia particolarmente importante risolvere questo o altri simili casi, ma perché un cambiamento di rotta, che non vuole dire dentro tutti come millanta Salvini, potrebbe, invece, significare che questo Governo ha una sua personalità. Dubito che la abbia, dubito che Conte riesca ad ottenere a breve la soluzione provvisoria della quale sbandiera rumorosamente il raggiungimento, e quindi l’ottenimento almeno di questo sbarco sarà significativo del peso che ha il PD e per esso Zingaretti.
Se fossi in lui, punterei proprio su questo, alzerei i toni e ne farei una questione di principio, chiarendo bene i termini del problema, e cioè che non si tratta di aprire e svaccare, ma di razionalizzare e umanizzare, per poi trarre da un eventuale insuccesso, la base per iniziare una manovra di distacco da questo Governo, per recuperare una identità del PD in vista delle elezioni. Nella convinzione (forse non solo mia) che un recupero di identità e di linea politica e di progetto potrebbe essere un modo per il PD per recuperare voti. Non i voti attualmente degli stellini o altri, ma i tantissimi voti di quelli che continuano a stare a guardare. Per quel nulla che conta, io ho votato alle europee solo per il timore di Salvini (che poi ha stravinto lo stesso) ma, stando così le cose, alle prossime elezioni possono venirmi a pregare in ginocchio ma i seggi non li vedrò nemmeno da lontano.

Mi ha colpito, qualche sera fa, Diego Bianchi. Il suo volto stupefatto, gli occhi sgranati, di chi non capisce, che si sforza di capire, ma proprio non ci riesce e che ripete come una giaculatoria ‘ma che hanno in comune il PD e gli stellini?’ Diego Bianchi è una persona intelligente, che io stimo molto; certo, se si tagliasse quella barba orrenda, se parlasse in romanesco meno stretto, se evitasse quei servizi lamentosi sui terremotati o sulla vita nella provincia sempre interrotti da primi piani della sua bocca che ingurgita grossi pezzi di salumi tipici, di carni arrostite sul fuoco di sterco di asina del Belice, ecc., sarebbe perfetto.

Ma poi, Diego Bianchi, affondava il coltello e lo rigirava nella piaga, quando, parlando delpremierpochette, si chiedeva, riguardatelo era impressionate l’occhio sgranato per lo stupore la voce un po’ rauca per lo sforzo di non urlare, ‘ma come è possibile che lo stesso che ha condiviso la Diciotti e i decreti sicurezza, oggi a tre mesi di distanza dica l’esatto contrario’.

Appunto: come è possibile, come può durare un pasticcio del genere e che prezzo pagherà il PD?, perché sarà il PD, solo il PD a pagare. Non voglio fare propaganda al PD, voglio solo dire che, allo stato dei fatti, l’unico baluardo di razionalità (nemmeno poi tanta, con Guerini alla difesa e Fiano non so dove, per non parlare della Ascani e della Serracchiani!) rispetto allo sfascio delle idee, della progettualità, del senso della civiltà, è quella parte del PD che ancora è legata a certe idee, e quindi se si dissolve in questa alleanza innaturale e demenziale, il PD finirà per dissolvere sé stesso, favorendo la nascita di un pasticcetto renziano, e di un altro pasticcetto calendiano, entrambi fatti con scampoli del PD.

Attenti signori, perché finora, anche se fossimo andati alle elezioni come voleva il signore dello slogan ‘voglio i pieni poteri’, sarebbe restato uno slogan nella sostanza, ma oggi, dopo quello che è successo, se le vince le elezioni, non lo si rovescerà ‘la prossima volta’, perché la prossima volta potrebbe non esserci.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.