giovedì, Giugno 4

M5S messo sotto impeachment … dalla realtà Gli stellini cominciano a subire non solo e non tanto le pressioni di Matteo Salvini, quanto della realtà, sono pressati e stressati dalla realtà

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Nel sempre più concitato mondo politico, governativo e para-politico-governativo, insomma in quello che sempre più appare a tutte le persone normali e dabbene un mondo incomprensibile abitato da figuri sempre più da studio lombrosiano, si recita l’ennesima battaglia astrusa, convulsa e irrilevante: la commissione banche, e la crisi, o meglio, la fuga dagli stellini (M5S, quelli delle 5 stelle), benché rinforzati dai facilitatori ‘a’ e dai facilitatori ‘b’; perché non bastavano in questa frenesia ridicola e parolaia da pinocchi impazziti, i semplici ‘facilitatori’, e quindi ce ne sono di due tipi.

Il tutto mentre il sedicente Ministro degli Esteri -se solo ci penso mi vengono i brividi- è rientrato dalla Libia -sapete lui è come piè veloce, fulmineo va, fa danni e torna felice a farne altri, e a raccontarci che Haftar dice che ‘Regeni è uno di noi’, lui, il Robespierre d’Egittoun posto delicatissimo che più delicato non si può, da dove stanno bellamente per soffiarci, non solo il petrolio (che sarebbe addirittura il meno) ma anche ogni possibilità di incidere sulle vicende locali, lasciando il posto alla Russia e alla Turchia.
Cosa importa? Da lì, giusto per gli immemori di geografia elementare, dal canale di Suez e da quello di Gibilterra, passano la gran parte delle merci dirette e in partenza dall’Europa … una robetta da niente, a parte le condotte che ci portano gas e petrolio, per non parlare del fatto che la flotta russa (quella da guerra, intendo) ormai gira liberamente per il Mediterraneo, e quando l’Europa, e per essa l’Italia, non controlleranno più quel mare, ti saluto autonomia commerciale europea. Ma tant’è, il nostro Giggino è all’opera, state tranquilli, ci pensa lui.

E dunque, tornando all’inizio, ora si tratta di mettere all’opera la famosa commissione banche, voluta dagli stellini per dare una lezione, d’accordo con Matteo Renzi guarda un po’, alla Banca d’Italia e ai poteri forti, ammesso che significhi qualcosa. La riunione che doveva tenersi ieri è slittata. E, insomma litigano sul Presidente della commissione, dove, se ben capisco, Elio Lannutti si è autocandidato senza nemmeno informarne debitamente il capo politico e nemmeno il suo facilitatore personale. Ma ‘sto Lannutti non piace ai renzini, il cui barbuto esperto di economia (Luigi Morattin, mi pare, ma non credo sia importante saperlo) esprime il suo giudizio nel solito modo gentile e deferente, raffinato via, che è proprio a lui e in generale ai renzini: «Serve un presidente che non sia lui. Mi accontento di uno che sappia distinguere il bilancio di una banca da una pentola a pressione». Al brillante discorso dell’italovivente, risponde un altro fenomeno delle buone maniere e della competenza, un certo Pesco (e non venitemi a dire che non sapete chi è Daniele Pesco, su, siamo seri, è dalle elementari che lo sappiamo) risponde dicendo che no, non è vero, lui ha gli ‘skills’ per farlo. Che sono gli skills, beh cercatevelo sul dizionario inglese italiano, io non posso perderci altro tempo. Fatto sta che il Lannutti, arrabbiato e, dicono, antisemita, va a parlarne direttamente con Beppe Grillo, accompagnato da … Antonio Di Pietro, non so se nella veste di avvocato penalista (di fama di ritorno) o di ex persecutore di malfattori vari, certo fa una certa impressione.

Da Grillo? direte voi, che c’entra? Eh sì, perché Grillo, il comico, è ‘sceso’ a Roma, pare, per frenare l’emorragia di parlamentari dagli stellini. Perché, appunto, gli stellini cominciano a subire non solo e non tanto le pressioni di Matteo Salvini, quanto della realtà.
Cominciano (lentamente a dire il vero) a capire che la realtà è complicata, che non basta chiacchierare per fare le cose e meno che mai per farle bene. Che ci vuole competenza e cultura: tutte cose delle quali tutti i grillini, nessuno escluso, sono del tutto privi. Vanno avanti a parole d’ordine e slogan da ragazzini deficienti, specialmente senza approfondire la realtà delle cose e dei problemi; non che siano i soli, per carità.
E dunque, dalle nebbie genovesi o non so da dove, scende il Grillo, comico e garante, ma anche senza ‘e’. Non ho mai capito, confesso, che significhi essere ‘garanti’, ma lui lo è e ne sembra soddisfatto e quindi, contento lui … Del resto il partito, pardon, non-partito, ha problemi anche con ilcapo’, che ha la poltrona un poco destabilizzata e cerca di appoggiarsi ai facilitatori e ai facilitatori dei facilitatori per cercare di evitare ulteriori fughe, anche se pare, ripeto pare, che altri ancora vorrebbero fuggire, non verso la Lega, ma costituendo un gruppo autonomo all’interno del gruppo misto, che potrebbe essere un passo verso la Lega o verso gli italoviventi? Ma poi, come se non bastasse, si è visto aggirarsi (pare con la barba finta e i baffi finti … o no, già ce li ha?) per i corridoi del Senato il dr. Davide Casaleggio, che non è garante, ma gestore di Rousseau, altra cosa scriteriata e misteriosa degli stellini.

Fra parentesi mi permetto una nota personale: molto tempo fa, per puro ‘sfizio’, andai a Roma al Senato a cercare, sottolineo ‘cercare’, di incontrare mio Padre senatore della Repubblica: tranquilli, solo per brevissimo tempo e non ne ho avuto nessun appalto né ero dipendente di qualcosa da lui controllato o da controllare … ci siamo capiti! Sarà che sono brutto e storto, sarà che erano di cattivo umore, sarà quel che sarà per poco non mi arrestarono, fino a che non ‘scese’ non da Genova ma dal piano di sopra mio padre, che ‘garantì’ (è un incubo!) per me e mi offrì un caffè alla bouvette (pagandolo), previa assicurazione che non avrei rubato una ceneriera. Solo per dire: ma com’è che tutti ‘sti personaggi comici e gestori si aggirano indisturbati nei sacri Palazzi, dove una volta senza giacca e cravatta (almeno i maschietti) manco li facevano entrare.

Ma, tornando al discorso di prima, il punto è proprio questo. Ma che razza di partito è un partito dove persone estranee al partito e in qualche caso pagate dai parlamentari del partito entrano ed escono e specialmente decidono lelineepolitiche, compattano, condannano, frenano, accelerano. In altre parole: un cittadino italiano ha votato gli stellini contando sul fatto che c’erano degli organismi dirigenti ‘democratici’, che decidevano cosa fare e come e si ritrovano con un non-partito, dove arrivano due strani personaggi, casualmente entrambi molto barbuti, che decidono tutto loro, magari ‘consultando’ un paio di decine di migliaia di mucchietti di elettroni. Pare abbiano perfino deciso di non espellere Gianluigi Paragone che, diversamente da quanto deciso dal capo, non ha votato la fiducia, ma siccome è Paragone non si espelle e basta.

Il tutto, poi alla fine, solo per decidere di fregare comunque Lannutti (e Di Pietro) per nominare, invece, forse, quel luminare dell’economia che risponde al nome di Carla Ruocco.

Ora, dico io: che cosa stanno cercando disperatamente di dire le sardine da un mese? Competenza, chiarezza e trasparenza. Fare ciascuno il proprio lavoro e magari farlo anche bene. Evitare inciuci e insulti.

Ecco perché le sardine non sono un partito -e qualche spazio di fiducia c’è leggendo questa mattina la ‘Lettera delle sardine’ a ‘La Repubblica-, non devono e non possono esserlo, per fortuna. Sono la forza d’urto che dovrebbe servire, e speriamo che serva, non a creare un altro partito, né a confluire in un mitico partito di sinistra o di semi-sinistra, ecc., ma a rovesciare dalla base i ceti dirigenti, i brutti e bruttissimi ceffi che controllano dei partiti ormai senza più una verabase’, ma masse trasportate di peso in torpedone ad applaudire i capi e capetti vari.
Questa forza d’urto –senza ‘capi’, partiti di riferimento, e arnesi simili vari-, può servire a fare emergere (se ce ne sono, e non è certo il caso degli stellini, ma non solo) nei partiti che ci sono (e sono già troppi) del personale politico e tecnico, capace, pulito, serio.

Appunto: ‘politico, tecnico, capace, pulito, serio’ … circola in queste ore su internet una poesiola gustosissima, ahimè non mia, che recita:

«Il signor Guardasigilli,
non perdendosi in cavilli,
sentenziò, dicendo al volo:
“C’è la colpa, senza il dolo”.
Gli studenti, sbigottiti,
intasaron tutti i siti,
per cercar se tal sentenza
ebbe mai giurisprudenza.
Ma poiché nessun giurista
mai seguito ha quella pista,
venne il dubbio, sì fondato,
che il ministro avea toppato.
Or si chiedono i profani:
“A chi siam finiti in mani”?
“Come può dir tal nequizia
il ministro alla Giustizia”?
La risposta è presto data:
è l’Italia ch’è inguaiata
se di Beccaria l’erede
è il ministro Bonafede».Ecco. Che aspettano le sardine ad andarla a cantare sotto casa del predetto, per poi accompagnarlo sorridenti a casa sua, proprio quella?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.