martedì, Agosto 4

L’Ytalia artistica da Cimabue ad oggi

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Ytalia  Energia Pensiero Bellezza. Tutto è connesso‘ è il titolo della Mostra che il  2 giugno ha celebrato con la Festa della Repubblica, anche la riapertura, dopo circa 7 mesi, del Forte di Belvedere a Firenze.  Ytalia è il nome scritto da Cimabue  in margine  all’affresco in Assisi dedicato all’apostolo Marco e sta ad indicare il luogo di predicazione del Vangelo. In questo  affresco, che fa parte del celebre ciclo   dedicato ai quattro Evangelisti, è descritta Roma, nella quale si riconoscono alcuni edifici: Castel Santangelo, forse San Pietro o San Giovanni in Laterano, il Pantheon, il Palazzo Senatorio e la torre dei Conti .

“La città eterna, vista dall’alto e racchiusa entro la cerchia di mura”, spiega Sergio Risaliti, curatore della grande Mostra fiorentina, organizzazione Mus-e “rappresenta per quell’artista una primissima affermazione dell’esistenza della civiltà italiana, a cui guardare, di cui sentirsi parte e farsi promotore. Con quella segnaletica, Cimabue sancisce che i confini nazionali -siamo tra il 1280 e il 1290- sono prima artistici che politici, e che l’identità nazionale è fatta di cultura classica e umanistica, di bellezza pagana e spiritualità cristiana”.  Dunque Ytalia ( con una insolita  Y greca,  da secoli entrata a far parte dell’alfabeto latino) insieme agli stemmi degli Orsini,  per descrivere Roma.  In quel periodo, ricorda il Vasari, “Cimabue trovandosi in Ascesi (Assisi), città dell’Umbria, era in compagnia di alcuni maestri greci per dipingere parte delle volte e nelle facciate la vita di Gesù Cristo e di S.Francesco, nelle quali pitture  passò di gran lunga que’ pittori greci …e la freschezza de colori nelle carni, mostrano che la pittura cominciò a fare, per le fatiche di Cimabue, grande acquisto nel lavoro a fresco”. Ma al di là del contributo artistico  innovativo del grande pittore fiorentino, celebrato da Dante come il maggior artista della generazione precedente al  suo allievo Giotto,   ciò che  preme agli organizzatori  della grande mostra fiorentina è la continuità fra  l’ arte del passato e quella contemporanea.

E’ ancora Risaliti a fornire  una  chiave di lettura di questo evento che coinvolge  oltre al Forte di Belvedere, ove sono esposte opere di dodici artisti italiani, anche  le Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti, il Giardino di Boboli, l’Opera di Santa Croce   il Museo Marino Marini e il Museo dei Novecento che vedono esposte, complessivamente, 150 opere di artisti contemporanei. “In fondo” dice  Risaliti “poco è cambiato nel corso dei secoli. L’Italia è ancora  oggi il paese dell’arte e della bellezza.  Così è stato dal Trecento al Seicento, secoli di massimo splendore, e fino al Novecento. In tal senso, all’interno della comunità artistica internazionale, l’arte italiana – da Giotto a Piero della Francesca, da Michelangelo a Caravaggio, e da questi fino ai Futuristi e oltre – ha fatto scuola, è stata di modello per il mondo intero, perché nei nostri manufatti artistici si è potuto apprezzare il perfetto equilibrio di classicità e anticlassicità, di eclettismo e purismo, d’invenzione e citazione, d’immanenza e trascendenza. Perciò una mostra, che offra al pubblico nazionale e internazionale, l’opportunità di confrontarsi con le opere di alcuni tra i maggiori artisti italiani del nostro tempo è sempre un fatto importante, anche per le discussioni che suscita, oltre che per le emozioni e le riflessioni che rigenera”.

Ma c’è dell’altro. C’è soprattutto il tentativo  di proiettare Firenze nella contemporaneità,  senza rinnegare il proprio grande immenso passato,  ma anzi attraverso una sua rilettura, calarsi nel  presente. Tema non nuovo e non scevro da polemiche, operazioni  criticabili (com’è avvenuto anche recentemente per rapsodiche e incaute operazioni) e, comunque, stimolante. Di questa sfida ne è da tempo paladino il Sindaco Dario Nardella ( uomo di cultura e ottimo violinista)  il quale sostiene appunto che  “la mostra Ytalia è una nuova grande sfida per Firenze: con le opere di dodici tra i maggiori artisti del nostro tempo facciamo vivere ancora il Forte Belvedere per un’altra stagione di arte contemporanea, ma soprattutto mettiamo in rete – insieme al Forte – 8 spazi straordinari tra musei, giardini e luoghi dell’architettura civile e religiosa dove il passato convive con il contemporaneo per un’esperienza unica che coinvolgerà fiorentini e turisti. In un’epoca in cui i valori dell’identità nazionale sono messi in discussione dalle nuove dinamiche globali, vogliamo celebrare il fatto che l’Italia vanta da secoli un ruolo esemplare nell’evoluzione artistica mondiale. Il primo G7 Cultura, non a caso, si è appena svolto a Firenze ed è stato dedicato alla conservazione e tutela del patrimonio culturale. Ma Firenze non è solo culla del Rinascimento e rivendica ancora una volta di essere città aperta alla storicizzazione e sperimentazione del contemporaneo“.

Che l’antica Fortezza militare, realizzata fra il 1590 e il 1595 dall’architetto Bernando Buontalenti ( che, evidentemente sapeva fare cose eccelse oltre ad  inventare il… gelato in occasione della visita alla corte Medicea di una delegazione spagnola ) sia uno stupendo palcoscenico  affacciato  sull’altrettanto affascinante panorama fiorentino, è un dato di fatto; che la sua vocazione fosse  “espositiva” o culturale, lo si comprese a metà del secolo scorso quando, dopo lunghe trattative dismise la sua funzione militare  e passò al Comune, per essere restituita alla città e ai visitatori. Un destino segnato, evidentemente,  quello della Fortezza che, nella sua storia non ha mai subito un assedio né si è sparato un colpo di cannone, se non quello per annunziare  “mezzogiorno”; non solo,  la palazzina a tre piani,  che ricorda le  Ville Medicee, ha ospitato  membri della celebre famiglia e, nel ‘600 il Granduca  vi si rifugiò per proteggersi dalla peste. Il via ad una funzione espositiva della elegante fortezza si ebbe nel ’72, con la grande e suggestiva mostra antologica di Henry Moore,   che lasciò un segno importante nella recente storia artistica fiorentina e internazionale, individuandone la vocazione.  Da allora, ad intervalli irregolari Mostre e spettacoli si sono susseguiti con alterne fortune:  le prime  dedicate ad artisti contemporanei di fama internazionale: Dani Karavan, Bob Rauchenberg, Umberto Mastroianni, Giuliano Vangi, Fernando Botero e, negli ultimi anni,   quelle di Jean-Michel Folon, Zhang Huan, Giuseppe Penone, Antony Gormley e Jan Fabre.  Ora è la volta di dodici artisti che hanno ottenuto riconoscimenti internazionali e che sono stati, in molti casi, protagonisti assoluti – se non pionieri – del contemporaneo, e le cui opere sono esposte e collezionate nei grandi musei del mondo: Mario Merz (1925-2003),  Giovanni Anselmo (1934), Jannis Kounellis (1936-2017), Luciano Fabro (1936-2007), Alighiero Boetti (1940-1994), Giulio Paolini (1940), Gino De Dominicis (1947-1998), Remo Salvadori (1947), Mimmo Paladino (1948), Marco Bagnoli (1949), Nunzio (1954), Domenico Bianchi ( 1955).  Una costellazione che include nei suoi ampi confini tre generazioni artistiche, dalle neo-avanguardie al post-moderno e oltre. Dunque una collettiva, di cui il Forte è soltanto il centro, il punto da radiazione di una Mostra diffusa in luoghi significativi della città.

Quello della ‘Mostra diffusa‘ è un tema che riflette l’idea di città e  della sua finzione culturale, sostenuta sin dall’inizio del suo mandato, dall’attuale Sindaco. Dice infatti Nardella che “il centro storico nel suo complesso è il Museo dei Musei, nel quale anche l’arte con temporanea è tornata a vivere in tutta la sua potenza”.  L’idea del Museo diffuso, dell’arte che vive fra la gente, nelle strade e nelle piazze. Su questa idea e sulle proposte operative che ne conseguono  sono chiamati a riflettere ed interrogarsi i suoi concittadini e le forze artistiche  intellettuali e politiche, ben oltre le polemiche sull’uso degli idranti  impiegati per scoraggiare – con momentanei  risultati – il bivacco dei turisti  sui sagrati delle chiese e dei luoghi che esigono il massimo rispetto. “Il nostro impegno è quello di far rispettare la bellezza della nostra città, dei suoi luoghi sacri e artistici, senza ricorrere a misure dure. Vogliamo attraverso l’arte e la cultura combattere l’ignoranza”. E’ una sfida rivolta anche ad altre realtà del paese. Sapranno raccoglierla? Quanto al tema della contaminazione tra arte del passato e contemporanea, oltre al consenso  (scontato) dei direttori dei Musei comunali d’arte contemporanea, vi è anche quello – entusiastico- di Eike Schmidt, Direttore delle Gallerie degli Uffizi, il quale  definisce fantastico quest’ evento, che vede la presenza in alcune sale alcune opere ed installazioni, tra cui quelle di Kounellis, recentemente scomparso.

“Ricordo  i giorni in cui scegliemmo  insieme la sale dove esporre le sue  opere. Era ansioso di vederle  esposte accanto a quelle dei grandi del passato”. Il suo lavoro Senza titolo, con terra cactus e piombo, un allestimento inedito, è   esposto nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, non distante da ‘Giuditta e Oloferne’ di Donatello.  Schmidt preannunzia per questa estate nel Giardino di Boboli una grande mostra monografica dedicata al maestro contemporaneo Helidon Xhixha. Alcuni artisti hanno creato opere site-specific, pensate proprio per il contesto prescelto: è il caso di Giovanni Anselmo, Giulio Paolini, Remo Salvadori, Mimmo Paladino, Marco Bagnoli, Nunzio, Domenico Bianchi. Per altre si tratta di allestimenti inediti in luoghi straordinaria evidenza storico-artistica:  è il caso di ‘Spirato’ di Luciano Fabro e ‘Particolare’ di Giovanni Anselmo, installate nella Cappella Pazzi in S.Croce, progettata dal Brunelleschi.

È proprio Irene Sanesi,  Presidente  dell’Opera di quella Basilica che racchiude tanti secoli di storia e di opere d’arte ( dal celebre Cristo di Cimabue, risorto dalle acque dell’inondazione del ’66, simbolo della rinascita di Firenze, a quello ligneo di Michelangelo), a sottolineare il significato di questa “contaminazione” fra passato e presente: “Con Ytalia a S.Croce, l’arte “alla maniera d’oggi’ – come il Vasari chiamava l’arte contemporanea del suo tempo- torna a dialogare con i simboli architettonici artisti e spirituali di un passato che trasforma il ricordo in memoria e si fa testimonianza viva dei valori universali nel solco della storia”; per Patrizia Asproni, Presidente del Museo Marino Marini, con questa operazione “si viene a creare una connessione innovativa fra istituzioni cittadine”. Dunque, tutto sembra connesso, passato e presente, arte antica e contemporanea, musei e città, sacro e profano.  Una bella sfida, da verificare nel tempo: intanto, la risposta della città e dei visitatori, in questi primi giorni è stata positiva.

E il Forte, dopo sette mesi di chiusura, è stato preso d’assalto da fiorentini e turisti non solo per ammirare le opere e le installazioni esposte che suscitano curiosità e battute ironiche come lo “scheletrone”   di 24 metri di Gino De Dominici (Calamita Cosmica, il suo nome), ma per   godersi la bellezza di questa terrazza sulla città ed il panorama mozzafiato di Firenze ai suoi piedi. Per vivere questa emozione basta poco: una card dal costo di 2 euro per tutta la durata della Mostra per i residenti di 3 euro per  gli altri. E nei primi tre giorni di apertura (da venerdì 2 a domenica 4 giugno)  già si registra uno straordinario successo della mostra Ytalia:   solo al  Forte di Belvedere i visitatori   sono stati 4.900. Molti anche  i visitatori  che hanno voluto ammirare le installazioni delle opere nei luoghi e nei Musei storici della città: da Palazzo Vecchio alla Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi,  dalla Galleria Palatina alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti,  dal Giardino di Boboli al Complesso monumentale di Santa Croce, dal Museo Marino Marini al Museo Novecento. Una nota interessante è che Domenica 4 giugno, nonostante l’ingresso gratuito per la “domenica metropolitana”, molti fiorentini  hanno comunque voluto acquistare la Forte Card, che con soli 2 euro consente a chi risiede nella Città metropolitana fiorentina (l’ex provincia di Firenze) di avere accesso illimitato al Forte di Belvedere fino al 1° ottobre, data di chiusura.

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