martedì, Marzo 19

L’underground russo in volo su Solaris Alla Fondazione Zeffirelli una Mostra di artisti russi degli Anni ’60-’80, nel segno di Andreij Tarkovskij

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Se dell’arte sovietica del periodo della contestazione e del dissenso il grande pubblico  ha scarsa conoscenza, l’occasione per farsene un’idea, sia pure circoscritta ad alcuni artisti che operarono tra gli Anni Sessanta e Ottanta, è data da una singolare e suggestiva Mostra in corso a Firenze all’interno del Museo Zeffirelli, dal titolo “ Un nuovo volo su Solaris”. Un salto all’interno della navicella spaziale  che dette il titolo al film di Andrej Tarkovskij, ricostruita nella Sala della Musica  del complesso di San Firenze, consentirà di cogliere due aspetti, in qualche modo legati tra loro, di quella temperie che è stata la cultura  russa nelle sue diverse espressioni: cinematografica, poetica e artistica, che cercava strade ben diverse dal “realismo socialista” che aveva ingabbiato e dominato la cultura sovietica. Al termine “dissenso” così definito nell’Occidente democratico,  si preferisce l’espressione di underground sovietico, per descrivere quei movimenti e quegli artisti che cercavano  una libera creatività, fuori dai dogmi imposti all’arte ufficiale. Ma Tarkovskij era artista tutt’altro che underground: già noto nel mondo per aver condiviso il Leone d’Oro a Venezia nel ’62 con L’Infanzia di Ivan ( l’altro co-vincitore era Valerio Zurlini con Cronaca familiare) e per l’assegnazione del Premio della critica internazionale  al Festival di Cannes per il suo celebre Andrej Rublev (1969), che registrò le prime incomprensioni del regime. Il suo Solaris, qui evocato, tratto dall’omonimo romanzo dell’autore polacco  scrittore e fisico Stanislaw Lem ,è considerato dalla critica uno dei film più importanti degli Anni Settanta ( Gran Premio Speciale della Giuria  al 25° festival di Cannes). Un film definito di fantascienza che racconta di una spedizione scientifica sul pianeta Solaris, ove avvengono strani fenomeni che lo scienziato Kris Kelvin è chiamato a risolvere: tra questi, il fatto che l’oceano del pianeta è una vera e propria entità senziente che materializza il passato e i ricordi, dunque un film dalla complessa atmosfera metafisica, inizialmente sottovalutata. No, non si trattava della risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, come erroneamente fu presentato. Ebbene, dentro quella  “installazione futuristica” che ricorda la navicella spaziale, suggestivamente ricostruita  nel complesso barocco di Palazzo San Firenze ( allestimento di Gennadij Sinev, video installazione di Platon Infante, media-artist Aleksandr Dolgin),  dotata di 22 schermi per la proiezione di video composti da materiali fotografici e cinematografici unici legati all’opera di Tarkovskij,  troviamo i migliori lavori degli artisti russi della seconda metà del Novecento: Anatolij Zverev, Francisco Infante, Dmitrij Plavinskij, Dmitrij Krasnopevcev, Vladimir Jankilevskij, Vladimir Jakovlev, Lidija Masterkova, Petr Belenok, Ulo Sooster, Vladimir Nemuchin, Ernst Neizvestnyj, per un totale di 32 quadri e due sculture. Come si è accennato,  il ventennio 1960-1980, periodo in cui Tarkovskij ha girato i suoi film, in Russia è stato segnato anche dalla nascita dell’arte non ufficiale. La critica e gli organizzatori di questa Rassegna definiscono quel periodo una sorta di Rinascimento sovietico, di una nuova fioritura della pittura, della grafica, della scultura d’avanguardia. Ma gli artisti attivi in quegli anni- ricorda Natalia Opaleva, nota collezionista  cui si deve la produzione di questa Mostra promossa dal Museo Annatolij Zverev (AZ Museo)  – “non erano uniti tra loro o con i rappresentanti di altre forme creative tramite manifesti comuni: ognuno di loro creava a modo proprio, in maniera originale ed irripetibile”.

“Ad unire queste figure a Tarkovskij”aggiunge Polina Lobacevskaja, curatrice e ideatrice della Mostra – “sono l’epoca storica, l’approccio innovativo al raggiungimento dei propri obiettivi artistici e l’aspirazione irrefrenabile alla libertà, nell’arte prima di tutto.  Molti di questi artisti o sono morti e vivono altrove, a New York o in veri paesi d’Europa”. “Le loro opere” – afferma Andreij Sarabyanov, storico dell’arte – “mostra come l’arte senza compromessi, frutto di una libertà creativa, esprima un’energia contagiosa. Quindi  aggiunge parole commosse: conosciamo a memoria i film di Tarkovskij e vedere  il connubio tra queste opere d’avanguardia ed il grande regista scomparso negli anni Ottanta, a Parigi, mi dà una grande emozione, il cinema italiano che vedevamo allora è stato importantissimo per la nostra presa di coscienza, era il migliore  del mondo, e ci ha consentito di fare un salto verso una nuova realtà, a noi che eravamo al di là della cortina”. Di quel cinema, di quella cultura italiana amata nel mondo, Franco Zeffirelli è stato senza dubbio un  grande protagonista.L’amore di Franco Zeffirelli per la cultura russa è antico” aggiunge Pippo Zeffirelli, vicepresidente dell’omonima Fondazione -. “Uno dei suoi primi lavori in compagnia di Luchino Visconti fu realizzare le scene delle Tre Sorelle di Cechov nel 1952. Più tardi ha portato diverse delle sue produzioni in tournée in Russia, dalla Lupa con Anna Magnani alla sua spettacolare messa in scena del Romeo e Giulietta con Giancarlo Giannini e Annamaria Guarnieri, riscuotendo un enorme successo di pubblico. Nel 1968 la distribuzione del film Romeo e Giulietta, come nel resto del mondo, toccò il cuore di tutti i giovani russi. I suoi film sono sempre stati apprezzati dal pubblico russo e la mostra dei suoi lavori scenografici esposti al Museo Pushkin di Mosca riscosse un enorme successo. Quindi è con grande piacere che la Fondazione Zeffirelli accoglie all’interno dei suoi spazi una così prestigiosa istallazione ispirata al film di Andrej Tarkovskij Solaris, prodotta e patrocinata dalla direttrice del museo moscovita. Ci auguriamo” – conclude – “che tutto questo possa dare adito a un sodalizio di interscambio artistico e culturale tra la Fondazione Zeffirelli e il Museo AZ di Mosca.

Le sue parole trovano riscontro in quelle della stessa Opaleva: “La scelta della Fondazione Zeffirelli come partner del Museo AZ per la realizzazione del progetto ‘Un nuovo volo su Solaris’ non è casuale:  Franco Zeffirelli, una vera e propria leggenda dell’arte mondiale, è nato a Firenze; Andrej Tarkovskij, regista russo noto in tutto il mondo, è vissuto a Firenze dopo aver lasciato l’Unione Sovietica. E l’Italia è collegata a momenti cruciali della biografia di Tarkovskij, come il conferimento del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia per ‘L’infanzia di Ivan’, o la sceneggiatura e le riprese del film Nostalghia portate avanti insieme a Tonino Guerra. L’incontro di questi due grandi nomi a Palazzo San Firenze” – conclude la direttrice Opaleva – “ci ricorda non solo le vette raggiunte dall’arte nel passato, ma ci parla anche della prosecuzione del dialogo tra Italia e Russia, in particolare tra le culture dei due paesi. Il nostro comune volo sul pianeta Solaris appassiona tanto gli amanti della fantascienza e i cinefili, quanto gli esperti e gli estimatori delle belle arti che, da tutto il mondo, vengono a visitare Firenze”.  Per il Sindaco Dario Nardella, questa Mostra è una scommessa giocata insieme alla Fondazione Zeffirelli, che apre un nuovo ponte tra le  due città, Mosca e Firenze, artistico e culturale, che hanno antichi e recenti legami, ed entrambe un grande patrimonio artistico .Val la pena ricordare che al grande regista fu assegnata la cittadinanza onoraria di Firenze ed un alloggio, oggi visitabile dal pubblico.

Stretto il legame del regista e scrittore russo con la Toscana, in particolare con Bagno Vignoni ove ambientò parte del suo celebre Nostalghia,  fu lo stesso Tonino Guerra a far conoscere a Federico Fellini  quei luoghi amati sia da Santa Caterina  che da Tarkovskij. In tempi di repressione delle libertà da parte del regime sovietico, Firenze  e la Toscana accolsero con stima e affetto anche lo scienziato Andreij Sakarov e sua moglie. E’ significativo, dunque, che nel ricordo di Tarkovskij ( cioè di colui che Ingmar Bergman definì il più grande di tutti, che riuscì a coniugare l’arte filmica con la poesia e con la profonda fragilità emotiva dell’essere umano),  si sia inaugurata questa Mostra che apre una finestra sull’arte d’avanguardia del passato e rinnova il dialogo culturale con personalità ed esperienze innovative della Russia d’oggi. La Mostra costituisce l’atto finale   della trilogia di esposizioni le cui prime due parti, ispirate rispettivamente ai film di Tarkovskij Stalker e Andrej Rublev, sono state presentate nel Museo AZ di Mosca nel 2016 e nel 2017.Ancora pochi giorni per visitarla, poi il 31 luglio, calerà il sipario.  

 

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