giovedì, Gennaio 23

L’ultima corsa di Nico

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Lunedì 18 luglio 1988 una signora bionda viene trovata in coma, sdraiata accanto alla bicicletta con il volto segnato dagli evidenti segni di una caduta sul ciglio di una strada assolata nell’entroterra di Ibiza. All’accettazione del Pronto Soccorso viene registrata con il nome di Christa Paffgen, nata il 16 ottobre 1938 a Colonia, in Germania. Così risulta dai documenti che porta con sé.
C’è un’emorragia cerebrale in corso, i medici si riservano la prognosi, ma non s’illudono sulle possibilità di sopravvivenza È triste ma rientra nella tragica normalità degli incidenti stradali. Non resta che prendere contatto con la famiglia.
Sembra una normale routine per un presidio ospedaliero collocato in una zona turistica ma questa volta non è così. La vittima, infatti, non è una persona qualunque. Dopo le prime telefonate alla ricerca dei famigliari un nugolo di petulanti e sudaticci giornalisti e corrispondenti vari rompe la quiete degli asettici corridoi.
Infermieri e medici scoprono così che il corpo sofferente e il viso tumefatto della signora bionda sono quelli di Nico, la conturbante musa dell’underground degli ultimi anni Sessanta, la cui voce cantilenante e ipnotica è divenuta il simbolo di un’epoca.

Nata in Germania, studia in Francia e in Italia, conosce perfettamente cinque lingue e inizia a lavorare come modella prendendo parte, ancora adolescente, al film ‘La dolce vita‘ di Federico Fellini. L’esplosione del beat la vede a Londra nell’entourage dei Rolling Stones. Il primo a intuirne le non comuni qualità è il chitarrista Jimmy Page, non ancora leader dei non ancora costituiti Led Zeppelin, che nel 1965 la produce in un singolo senza successo, ma il suo vero pigmalione è Andy Warhol.
Il sommo pontefice dell’underground newyorkese la incontra per la prima volta nel 1967 al Blue Angel Lounge di New York, dove la ragazza sta passando la serata in compagnia del suo amico Bob Dylan, e resta colpito dalla sua inquietante e ambigua sensualità.
È Warhol che la impone ai Velvet Underground, la band di Lou Reed e John Cale, rimasti senza cantante dopo il forfait di Maureen ‘Mo’ Tucker.
L’irrequieta Nico caratterizza con la sua voce la più straordinaria stagione del gruppo, ma non per questo accetta l’idea di fossilizzarsi in un genere o in un personaggio. Dopo poco più di un anno decide di continuare da sola e se ne va. Nuove collaborazioni ed esperienze sempre diverse preludono, nei primi anni Settanta a un lungo silenzio che dura fino agli anni Ottanta quando, non si sa se per nostalgia o per reale convinzione, torna sulla scena musicale.

Personaggio di culto, interprete dell’angoscia esistenziale dell’intellettualità americana alla fine degli anni Sessanta, percorre fino in fondo le strade oscure del rock decadente, anticipando di una decina d’anni quel genere che verrà chiamato dark rock. Le sono compagni in questo viaggio grandi musicisti, ma anche sostanze pericolose che rischiano di lasciare segni indelebili e definitivi sul suo corpo e sulla sua psiche.
Negli anni Ottanta l’inquietudine esistenziale si fa meno struggente. La ricerca musicale si allarga verso nuovi orizzonti e anche la sua vita, a partire dal 1982, sembra ritrovare serenità accanto a un nuovo compagno, il poeta John Cooper Clarke, con il quale va a vivere in una casa di campagna nei dintorni di Manchester.
Pochi giorni prima dell’incidente si esibisce in concerto a Berlino con John Cage e i Faction. Gli sforzi dei medici di salvarla si rivelano vani e mentre scendono le prime ombre della sera cessa di vivere. Il suo compagno vuole che il corpo inanimato di Nico riposi lontano dalla solarità accecante e chiassosa del Mediterraneo, così estranea al suo ombroso percorso musicale, e ne dispone l’immediato trasporto in Inghilterra.
Con lei scompare uno dei personaggi più singolari del rock internazionale e tanto coerente da non approfittare mai dell’alone di leggenda che l’ha circondata per tutta la vita.

 

 

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