giovedì, Novembre 14

Luigi Di Maio e Matteo Salvini se la giocano al ‘chi so’ io e chi si tu’ Di Maio o si adatta a fare da comprimario, e progressivamente da comparsa, o fa cadere il Governo, ora che Salvini è nel guado, perché ha giocato per prendersi tutto ma se le cose vanno storte con la UE rischia di vedere crollare il consenso

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A Napoli si usa dire, quando due persone si contendono la preminenza, che lottano ‘a chi so’ io e chi si tu’. Mi sbaglierò, ma mi pare chiaro che ormai i due dioscuri, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, sono esattamente in questa fase, che ha un che, e un che non piccolo, di psicotico, ma su una base tipicamente infantile: l’uno vuole prevalere sull’altro, vuole ‘vincere’. Proprio come i bambini, che si rubano l’un con l’altro il giocattolo, che arrivano per primi in un posto per dire all’altro ‘ci sono già io, sono arrivato prima’, come ai ‘quattro cantoni’ (quante volte ci ho giocato, perdevo sempre) perché i bambini sono piccoli ma sono violenti, la loro è una violenza, assoluta radicale, devastante, senza pietà. E quindi paragonare quei due ai bambini è tutt’altro che un complimento per loro (cui non importa magari) ma è un avvertimento durissimo per noi!

Esattamente questa è la fase in cui si trovano Di Maio e Salvini, che, invero, fin dal primo giorno si sono placcati e sorvegliati a vicenda, ma da un po’ di tempo la smania di prevalere di Salvini è diventata irrefrenabile, facilitata, bisogna dirlo, da due cose, una è la evidente maggiore ‘sicurezza’, maggiore padronanza della politica (con la ‘p’ minuscolissima) da parte di Salvini, l’altra è la evidente debolezza di Di Maio, ferito (a morte secondo me) dalla vicenda del padre: non, come ho scritto, per il fatto ‘del’ padre in sé, ma per il cinismo brutale con il quale ha creduto di risolvere la questione e invece la ha peggiorata. Alla lunga, ne sono certo, la pagherà, e, a mio parere, se lo merita.

Salvini, del resto, viene da una lungaesperienzapolitica, tutta, a dire il vero, fondata sulla propaganda, sulle parole e poco sui fatti, ma ha certamente visto e seguito da vicino l’evolversi del suo partito e specialmente il concretarsi nel suo partito di un ceto capace di governare, sul serio e perfino con successo. In questo senso ed in questo modo, oltre all’esperienza di Governo vero e proprio di molti dei sui colleghi lo mette in una situazione di vantaggio.

Di Maio, è invece chiaramente perdente al suo confronto, non solo per la poca o nulla esperienza di governo o anche di amministrazione, ma per il fatto che è culturalmente inferiore perfino a Salvini, anche perché si trova ad essere il ‘capoassoluto (apparentemente) di un organismo che non controlla affatto, e per fare cose delle quali ha scarsa coscienza, al di là delle frasi fatte, delle affermazioni propagandistiche e superficiali, delle proposte tanto imparaticce quanto mal comprese. Basterebbe a spiegarne i limiti la vicenda tragicomica delNocchiero del Missipipì’ (mi pare una traslitterazione acconcia) dove ciò che colpisce non è tanto la assurdità della proposta (che, al limite, potrebbe addirittura avere una sua logica e in altre mani una possibilità di realizzazione) ma per la evidente plateale incomprensione da parte di Di Maio del contenuto effettivo della proposta, chi sa da chi trasmessagli e da lui, per così dire, imparata a memoria e ripetuta a pappagallo, come si dice a scuola.
Per di più, incalzato da Salvini sempre più aggressivo e sicuro di sé, si trova anche a dovere fare i conti con le forzeesterneal partito, espresse in modo plateale da Beppe Grillo (lui, un vero ‘radical-chic’, anche nel linguaggio volgare, altro che!) che parla e sparla a ruota libera, segnando una linea politica del tutto avulsa da ciò che effettivamente è realizzabile e la sempre più oscura attività della Casaleggio (e associati … ma chi sono questi associati) che, di fatto, insieme a Grillo ‘decide’ chi è buono e chi è cattivo nel partito. O insieme all’innominabile (Rocco Casalino, NdR) che lancia insulti ai funzionari da licenziare, alcuni dei quali alla fine verranno licenziati, come, pare, il capo di gabinetto del Ministero dell’Economia Roberto Garofoli: naturalmente in assoluta trasparenza!

L’episodio, disgustoso per la sua volgarità, del deputato Matteo Dell’Osso è emblematico. Non, sia chiaro, perché quel deputato ha deciso di abbandonare il partito per il fatto che quest’ultimo ha rifiutato di proporre un emendamento a lui gradito, anzi, questa è solo una prova di immaturità politica del deputato stesso, oltre che di indifferenza cinica del capo-partito Di Maio, nemmeno ‘capataz’ come lo ho definito una volta perché all’evidenza non è più, forse mai, lui quello che decide. Non per quello, ma per la volgarità dell’intervento di Grillo (sostenuto, sia pure con qualche imbarazzo dal resto del partito) che evidentemente non concepisce altra logica, anche nella sua millantata idealità politica, che non sia quella monetaria: per lui, chi cambia idea (o, per usare una terminologia che Grillo capisca, si incazza) è sicuramente un venduto, e quindi ne cerca subito l’acquirente, aiutato da Marco Travaglio che immediatamente si associa e lo associa ai voltagabbana classici, più o meno economici. Non diversamente dalla reazione del coro del partito (perché quel partito è organizzato all’evidenza così: i parlamentari sono membri del coro, cantano al segno del direttore una parte già scritta e poi tacciono) che immediatamente parla di vincolo di mandato: che per loro significa che il parlamentare è esecutore degli ordini del capo. Badate bene, del capo, non degli elettori, che al limite (ma proprio al limite massimo) si potrebbe anche comprendere, ma del capo visibile o invisibile proprio no, e non a caso la nostra Costituzione sul punto è chiarissima nel proibirlo. Ma la mentalità è questa, anche quando si finge che Conte decida da solo, va a Bruxelles, poi torna per parlare con i due quindi di nuovo a Bruxelles … non se li poteva portare appresso, sai quanto si risparmiava!

E dunque, Salvini, strabordando volgarmente dalla sua funzione e dai suoi poteri e competenze, chiede in piazza (e quindi alla piazza) un mandato a trattare con la UE, forse solo per dare dell’ubriacone a Juncker, ma lo fa chiedendo una vera e propria investitura alla piazzacontrola legittimità delle istituzioni: è una sfacciata chiamata alla rivolta di piazza, né più né meno. E per di più, per sottolineare la sua indifferenza alla divisione dei poteri e la sua pretesa di capo assoluto, invita alcune sigle (si dice così, roba da matti, povera lingua italiana!) economiche, cioè le famose associazioni intermedie, fondamentali in qualunque democrazia che si rispetti ma finora disprezzate da lui stesso e dal suo collega Di Maio, a discutere del programma economico del Governo. E subito il dioscuro Di Maio, visibilmente arrabbiato ma infantilmente soddisfatto, dice che lui disiglene ha invitate di più e che quindi i suoi incontri saranno più importanti perché non saranno dodici i rappresentanti (chi sa che non sia una coincidenza quel numero!) ma trenta e se Boccia ha detto a Salvini che ora vuole vedere i fatti è con lui, con Giggino, che se la deve vedere ora, perché è il suo Ministero quello competente, ma poi con le mene minimaliste delle fantasie autodistruttive di Grillo (e Dibba) non invita la grande industria (i ‘poteri forti’) ma solo la piccola e media. Il che, in sé sarebbe solo propagandistico, se non fosse sciocco: si lascia fuori la forza produttiva del Paese, quella che determina il successo dei piccoli!

Non ha compreso, il povero Di Maio (in questo momento, devo dire, mi fa un po’ tenerezza, il ragazzo), che in politica le decisioni sono assunte non per ‘competenza’, ma per forza: decide chi è più forte e ora il più forte è Salvini. E dunque o si adatta a fare da comprimario e progressivamente da comparsa, o ha una sola cosa da fare, una e una sola, fare cadere il Governo, ora e subito. Sarebbe da irresponsabili, è chiaro, ma è l’unica possibilità che ancora (forse) ha per riprendere un po’ di quota.
E ha, in questo momento, una buona possibilità, unmatch ball’ (a lui piace l’inglese anche se non lo conosce, ma fa tanto chic) che dura ancora poco, pochissimo (spero): l’assenza completa di opposizione, almeno a sinistra, dove il PD, dilaniato dalla lotta selvaggia sulla segreteria (sulla, non per) tra Renzi che vuole distruggere il partito per farne uno tutto suo e qualche militante che crede davvero di volerlo salvare. Perché certo, in caso di elezioni Salvini avrà più voti, ma non è detto che acquisti forza sufficiente a fare un Governo con Berlusconi, come sarebbe logico attendersi, a parte la meteora Renzi.

Forse mi sbaglio di grosso, ma Salvini ha giocato una palla molto grossa e decisiva: sta cercando di prendersi la maggioranza da solo e di diventare il ras italiano (altro che Orbàn secondo me lo sogna la notte, tanto al momento è privo di fidanzata che lo fotografi) ma è in pieno guado, in pieno passaggio, e ora i rischi sono massimi: se, per sua colpa o causa (è lo stesso, credo, gli italiani pensano, non è vero che sono solo pecoroni) le cose vanno storte con la UE (molto probabile) e con l’industria (altrettanto probabile) il suo consenso rischia di cadere, e se si trovasse a dover fare una campagna elettorale, rischia di doversi accorgere che, come dicevo su, gli italiani all’occorrenza pensano.

Gli ultimi sondaggi che circolano, parlano di una forte maggioranza degli italiani a favore dell’Euro (65% secondo l’Eurobarometro) e contrari alla inesistentemanovraitaliana (53% i contrari, secondo Swg di queste ore, in crescita in meno di un mese, erano il 48% a novembre). Secondo me è logico, ripeto: gli italiani pensano, e, inoltre, vogliono sicurezza. Aspettano, senza più molta speranza, che quei due strappino qualche sconto a Bruxelles, ma hanno capito benissimo che solo Bruxelles ne assicura, per malamente che sia, una possibile sopravvivenza. La Grecia ha, e secondo me ha già avuto, un doppio effetto: terrorizzare e fare vedere che poi se ne esce con qualche prospettiva, e noi siamo l’Italia, non la Grecia. Come dire: meglio una sculacciata oggi e un panettone domani, che una caramella oggi e un ‘mazziatone’ domani. O se preferite, a più alto livello, per dirla con Galli della Loggia: le élite, possono essere sconfitte solo da altre élite, e, aggiungo io, grillini e leghisti sono tutto, fuor che élite.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.