giovedì, Novembre 14

L’Ue rialza la testa e la Corea del Nord minaccia Trump dubita mentre a Londra si parla di Libia

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«Se la Polonia rifiuta di dare seguito alla sentenza della Corte europea di giustizia sulla ridistribuzione dei richiedenti asilo da Italia e Grecia non e’ piu’ membro dell’Unione europea», ha affermato Jean Asselborn, Ministro dell’Interno del Lussemburgo, al termine del vertice a Bruxelles con i suoi omologhi europei. «Spero che la Polonia»- ha aggiunto- « che e’ un grande paese e un paese di riferimento, voglia restare membro dell’UE. Se la Polonia vuole rimanere membro dell’Ue deve rispettare le decisioni della Corte europea di giustizia. E’ evidente. E’ la base dello Stato di diritto». Dure le parole del Ministro degli Interni lussemburghese che ha sostenuto, inoltre, che  «toccherà alla Commissione far rispettare la sentenza della Corte».  L’ intervento di Asselborn avviene ad un giorno di distanza dal discorso sullo stato dell’ Unione tenuto al Parlamento Ue da Jean Claude Juncker.

Anche Paolo Gentiloni da Corfù’ ,  in conferenza stampa con l’ omologo greco Alexis Tsipras, ha incalzato sulla questione migratoria, riguardo alla quale ha sottolineato che « sono stati realizzati passi in avanti, ma limitati e sempre fragili, sia per quanto riguarda la rotta del Mediterraneo centrale che per quella del Mediterraneo orientale o occidentale. Sono dei passi in avanti che dobbiamo coltivare continuamente, settimana per settimana e dobbiamo tradurli in regole più avanzate». «Il messaggio che viene da questo vertice tra Italia e Grecia» – ha aggiunto il Premier – « e che porteremo anche all’incontro tra i Paesi del Sud Europa che si svolgerà a Nicosia ad ottobre e’ quello di un adeguamento delle regole che abbiamo, perché il peso di questo fenomeno non può ricadere solo sulle spalle di alcuni Paesi e in modo particolare di paesi come l’Italia e la Grecia, ma questo giusto principio deve essere tradotto in modifiche delle regole attuali che vigono in Europa. La discussione in corso su possibili modifiche di Schengen e’ un’ottima occasione per porre sul tavolo una discussione sulle modifiche dei cosiddetti regolamenti di Dublino: modificarne uno lasciando invariato l’altro sarebbe andare nella direzione diversa che auspichiamo, cioè lasciare il peso sui Paesi di primo arrivo». «la Grecia e l’Italia hanno pagato un prezzo carissimo, per una crisi che non e’ ne’ greca ne’ italiana ma internazionale. Abbiamo dimostrato la solidarietà che e’ un valore fondamentale, abbiamo insegnato all’Europa che i nostri valori sono vivi, ma l’Europa deve capire che queste crisi vanno affrontate non con i muri ma con la solidarietà» ha detto Tsipras.

Occorrerebbe dunque una modifica del Trattato di Schengen che si accompagni ad una contemporanea revisione del Trattato di Dublino: se non avvenisse in questo modo, il processo oltre ad essere inutile, sarebbe controproducente, soprattutto per quei Paesi come Italia e Grecia che molto si stanno impegnando sul questo fronte. A questo proposito, il Commissario agli Affari interni, Dimitris Avramopoulos, in conclusione del summit con i Ministri degli Interni UE, ha reso noto che  la Commissione presenterà prossimamente una proposta per rivedere il Trattato di Schengen, tenendo conto della minaccia terroristica per andare incontro alle richieste di Germania, Francia e altri paesi che vogliono mantenere i controlli ai confini interni oltre novembre.  «La revisione del sistema di asilo deve essere equa», ha precisato Tsipras.

«L’Italia dara’ il suo sostegno in seno alla Ue alla Grecia nella prosecuzione del piano di assistenza ad Atene» ha detto Paolo Gentiloni, durante l’ incontro con Alexis Tsipras sempre . Nella stessa occasione, Gentiloni ha ribadito che «oggi la Ue e’ più credibile nei confronti dei suoi cittadini e i nostri paesi partecipano a un miglioramento dei risultati economici. Questo e’ particolarmente importante per la Grecia, colpita di più dalla durezza di questa crisi».

«Dobbiamo assicurare dei canali legali di ingresso e un governo ordinato del fenomeno migratorio. Non possiamo consegnare le chiavi dell’ingresso in Europa ai trafficanti di esseri umani. Per questo bisogna stroncare il traffico di esseri umani e garantire canali legali e ordinati di ingresso”, insieme a un impegno forte di aiuti ai paesi africani. E’ utile che tutti capiscano che il problema migratorio non è solo di Malta, Italia e Grecia, ma di tutta l’Europa» ha detto Mattarella da Malta.  

Non d’ accordo il Ministro dell’Interno austriaco, Wolfgang Sobotka,il quale, prima della riunione con i suoi colleghi dell’Unione Europea, ha fatto sapere che «Il pericolo latente delle attivita’ terroriste e della radicalizzazione dimostra che l’immigrazione, l’integrazione e l’estremismo sono collegate e che abbiamo bisogno dei controlli» alle frontiere interne di Schengen. La Commissione starebbe dunque valutando la proposta di modificare il codice frontiera Schengen e dovrebbe esserci una «controproposta alla fine di settembre». Similare la reazione del Ministro dell’Interno tedesco, Thomas de Maiziere, che ha annunciato l’intenzione di mantenere i controlli alle frontiere interne di Schengen oltre la scadenza consentita dalle regole europee di novembre. «La posizione della Germania continua a essere la stessa: fino a quando le frontiere esterne europee non saranno sufficientemente sicure, serviranno controlli alle frontiere interne», ha aggiunto de Maiziere. «E’ piu’ una questione politica che una necessita’ reale», ha detto il Ministro dell’Interno slovacco, Robet Kalinak che ha ricordato che quest’anno ricorre il decimo anniversario del piu’ grande allargamento di Schengen” e mantenere «i controlli alle frontiere interne non sarebbe un bel regalo».

Il Ministro degli Interni Italiano Minniti avrebbe ribadito che «la frontiera sud e’ frontiera di tutta l’Europa, non solo in chiave anti-trafficanti ma anche in chiave antiterrorismo” perché rappresenta una “porta ingresso per l’Europa” per terroristi che combattevano nei ranghi dell’organizzazione dello Stato islamico. Per l’Italia e’ importante continuare a “supportare la Libia” e un ruolo più attivo dell’Alto commissariato per i rifugiati e dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni “per migliorare la capacità e le condizioni di accoglienza in Libia”. Infine un nuovo appello affinché gli altri Stati membri aumentino i loro contributi finanziari al Trust Fund Africa.

Dimitris Avramopoulos ha poi affermato che «in Libia l’Italia ha svolto un “ruolo pionieristico e negli accordi stretti in loco non hanno sfruttato “canali nascosti” né sono stati condotti “negoziati dietro le quinte”». Questo il commento circa gli accordi sottoscritti tra Libia e Italia in particolare a Sabratha, a ovest di Tripoli. «Quello che ha prodotto questo risultato positivo – ha aggiunto Avramopoulos – ha a che fare con la cooperazione, molto buona, coordinata tra tutti i Paesi della regione. Il ruolo pionieristico dell’Italia, e personalmente del ministro Marco Minniti  che è stato molto attivo sulla questione. Sosteniamo ora pienamente la Libia, abbiamo contribuito molto ad addestrare il loro personale, fornendo loro il materiale, le attrezzature e i natanti necessari».«Siamo molto ottimisti» – ha proseguito – «sul fatto che dobbiamo continuare a fare così in futuro. Il fatto che abbiamo stabilito una cooperazione basata sulla mutua fiducia con loro dimostra che hanno compreso che l’immigrazione irregolare non è solo un problema per l’Europa, ma anche per la regione».

I paesi dell’ Unione Europea sono pronti ad incrementare le sanzioni contro la Corea del Nord in seguito alla risoluzione Onu di agosto. La decisione di oggi e le prossime, spiega il Consiglio, vanno nella medesima direzione dell’ “approccio convenuto nella riunione informale dei ministri degli esteri dell’UE tenutasi a Tallinn il 7 settembre e “la necessità di lavorare affinché tutti gli Stati dell’ONU attuino l’insieme delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”.

Pyongyang ha minacciato di usare il suo arsenale nucleare per «affondare» il Giappone e gli Stati Uniti, «primi colpevoli» dell’ultimo round di sanzioni imposte alla Corea del Nord. «Non e’ piu’ necessario che il Giappone esista accanto a noi. Questa e’ la voce dell’inferocito popolo ed esercito coreano», prosegue l’agenzia di Pyongyang nella minaccia.«E’ arrivato il momento di annichilire gli aggressori imperialisti Usa. Riduciamo gli Stati Uniti a ceneri e oscurità», prosegue l’agenzia di Pyongyang. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite «e’ diventato uno strumento per servire gli Stati Uniti» e i cittadini della Corea del Sud sono “traditori e cani degli Stati Uniti”. «Il gruppo di traditori pro-americani dovrebbe essere punito duramente e spazzato via con un attacco di fuoco in modo che non possa più sopravvivere». Il Presidente sud-coreano, Moon Jae-in, ha escluso il ricorso ad armi nucleari per la difesa della Corea del nord.

Il Presidente Donald Trump rinsalda l’asse con i democratici, ma con incertezza. I leader dem del Congresso, il senatore Chuck Schumer e la deputata Nancy Pelosi, hanno annunciato di aver raggiunto un accordo sulle tutele per i ‘dreamers’, gli 800.000 immigrati clandestini giunti negli Stati Uniti grazie a  bambini che hanno beneficiato del programma dell’ ex presidente Obama, Deferred Action for Childhood Arrivals (Daca). E’ la seconda volta che Trump bypassa i repubblicani accordandosi direttamente con i democratici.  Proprio i due leader democratici erano stati oggetto di duri attacchi da parte di Trump, soprattutto dopo essere stato sconfitto in Congresso sulla cancellazione dell’Obamacare, la riforma sanitaria di Obama. “Nessun accordo e’ stato fatto ieri sera su Daca”, ha scritto su Twitter in mattinata il Presidente “La sicurezza delle frontiere dovrebbe essere concordata in cambio di consenso. Sarebbe soggetto al voto”.
Quanto al muro con il Messico, “e’ gia’ in contruzione sotto forma di ristrutturazione di barriere e muri esistenti. E continuera’ ad essere costruito”. Poche ore dopo i tweet Donald Trump ha afferma di essere “abbastanza vicino” ad un’intesa con il Congresso circa i dreamers.  L’ accordo comprenderà “massicce misure di sicurezza sul confine”. “Il muro verrà in seguito” ha detto il Presidente statunitense.

Kurdistan. Nel corso di un incontro tra il Presidente Masoud Barzani, e i rappresentanti delle Nazioni Unite, degli Usa e della Gran Bretagna a Duhok, la delegazione in visita ha presentato un’alternativa allo svolgimento del referendum il 25 settembre. La proposta è al vaglio della leadership curda. Non è dunque ben visto il referendum curdo in quanto, secondo la delegazione, destabilizzerebbe la regione.

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