venerdì, Ottobre 18

L’Ucraina ci riprova, ma potrebbe essere l’ultima opportunità Un nuovo Presidente e un Parlamento rinnovato per completare il percorso avviato

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Se l’Ucraina fosse un Paese ‘ordinario’, dopo le elezioni per il rinnovo della Rada si sarebbe potuto parlare di ‘rivoluzione politica’, ma considerando che in poco più di dieci anni il Paese ha vissuto due vere rivoluzioni, è forse più opportuno parlare di semplice rinnovamento. Le elezioni politiche di luglio si sono concluse con una schiacciate vittoria del partito Sluga Naroda del presidente Zelensky e per la prima volta nella storia dell’Ucraina indipendente, un solo partito avrà la maggioranza assoluta nel parlamento. Già questo sarebbe un elemento rilevante, per qualsiasi democrazia, ma nel caso dell’Ucraina vi è un altro aspetto non di poco conto e cioè che sarà lo stesso Zelensky, che solo qualche mese fa ha stravinto le elezioni, sbaragliando al ballottaggio il presidente uscente Poroshenko , a controllare quel partito.  

La straordinaria vittoria di Sluga Naroda ed il successo personale di Zelensky sono da attribuire soprattutto al limitato impatto delle riforme nella vita dei cittadini ed alla lentezza dei miglioramenti economici. In realtà il Paese non è più lo stesso di quattro anni fa e nonostante i limiti, l’azione dell’ex presidente Poroshenko ha contribuito a dare un indirizzo al Paese ed una prospettiva ben diversa da quella post sovietica, sia da un punto di vista geopolitico, che sociale e nonostante tutto, anche economico. E’ cresciuto stabilmente il prodotto interno lordo negli ultimi tre anni, ben al di sopra del 2% e nel 2018 abbondantemente sopra il 3% ed è migliorato, nonostante le contraddizioni, anche il reddito o PIL  procapite, ritornando ai livelli pre-crisi. La grevnia, la moneta locale, è meno soggetta ad oscillazioni e il settore bancario meno problematico e decisamente più stabile rispetto al passato. Ed anche in merito alla corruzione, nonostante ci sia ancora tanto da fare, le riforme implementate sono andate nella giusta direzione, tanto che l’Ucraina ha fatto un balzo importante nella classifica sulla percezione della corruzione (‘Corruption Perceptions Index’) di ‘Trasparency International’, passando dalla 144° posizione, nel 2013 con il vecchio presidente filorusso Yanukovich, alla 120° posizione del 2018. Certo, esiste una enorme distanza con i Paesi dell’Europa occidentale ed anche con alcuni dell’Europa orientale come Georgia o Montenegro, ma il trend positivo e lo sforzo, mai fatto in passato, per combattere la corruzione sono evidenti. Anche ‘Freedom House’, nonostante evidenzi limiti, soprattutto in relazione all’indipendenza del sistema giudiziario, considera l’Ucraina, insieme a Georgia ed Armenia, parzialmente libero: valutazione di non poco conto, considerando che sono gli unici Paesi dell’ex blocco sovietico, escluso i Paesi baltici, oramai tra i più virtuosi, a siderale distanza da tutti gli altri, tra cui Russia, Bielorussia ed Azerbaijan.  

Obbligata a modificare il tenore delle relazioni politiche, l’Ucraina ha dovuto direzionare le relazioni commerciali seguendo rotte diverse e con nuovi partner. Per un Paese legato in passato a doppio nodo alla la Russia, tale nuovo approccio geo-economico ha richiesto uno sforzo considerevole. Nel 2012 l’Ucraina esportava quasi il 25% delle proprie merci e servizi verso la Russia, tale percentuale è scesa al 9% nel 2017, mentre le esportazioni verso l’Unione Europea hanno superato il 43% e tale percentuale è destinata ad aumentare con la zona di libero scambio globale e approfondita (DCFTA), considerando che l’Accordo di associazione tra Ucraina ed Unione è entrato in vigore solo il primo settembre 2017.

L’Ucraina, nonostante le riforme avviate nel corso degli ultimi anni, è sicuramente un Paese con enormi problemi di carattere economico, politico e con la corruzione colpita ancora solo superficialmente, ma ciò che non va mai sottaciuto è il punto di partenza dal quale il Paese si è mosso e contemporaneamente è necessario sempre evidenziare che i passi compiuti sono stati fatti in un contesto estremamente difficile, con territori sottratti e una guerra nelle regioni orientali. 

L’Ucraina è un Paese che, a causa forse di una lontananza geopolitica e gerarchica, è stata fatta oggetto, da buona parte dei media europei ed anche italiani, di analisi spesso superficiali e quasi sempre con interpretazioni degli eventi che poggiavano su una prospettiva più russa che ucraina. Nel Paese si percepisce chiaramente la voglia di scrollarsi di dosso qualsiasi condizionamento del passato, emerge forte l’orgoglio della propria lingua, la fiducia nella propria originalità e la voglia di difendere la cultura che in passato era quasi reietta. Tutto questo non si è trasformato, almeno per il momento, in arrogante sciovinismo e diversamente da altri Paesi anche europei, non vi sono partiti filofascisti in parlamento, le posizioni più estreme, quelle che vengono appunto definite filofasciste, raccolgono pochi consensi a livello elettorale e praticamente non esistono posizioni antisemite: Zelensky è di famiglia ebrea ed anche l’ex primo ministro Volodymyr Groysman

Naturalmente non parliamo di un luogo divenuto il paradiso dei diritti civili o di un Paese in cui i diritti LGBT siano pienamente rispettati o pronto ad accettare matrimoni tra persone dello stesso sesso, tutt’altro, parliamo sempre di un Paese vissuto per quasi mezzo secolo sotto il regime comunista, in cui per esempio l’omosessualità non veniva tollerata ed era fortemente criminalizzata, ma diversamente dagli altri Paesi già parte dell’Unione Sovietica, che hanno mantenuto posizioni più retrograde, per lo meno, non si legifera per criminalizzare o restringere diritti civili.   

Sicuramente è un momento delicato questo per il futuro dell’Ucraina, dopo una prima rivoluzione totalmente disattesa, una seconda che ha spazzato via le relazioni privilegiate con Mosca, liberando il Paese da un pesante cappa post sovietica, ma con risultati in termini economici ancora molto parziali, il Paese potrebbe reagire in maniera imprevedibile ad una nuova delusione. Zelensky è l’uomo nuovo che ha dichiarato di sapere come risolvere i problemi del Paese e con un sistema politico semipresidenziale come quello ucraino, con poteri rilevanti concessi alla prima carica dello Stato e dopo le elezioni di luglio, con il parlamento completamente nella mani del partito del presidente, Zelensky è in grado di muoversi avendo ampia libertà. La nuova classe politica ha il potere e teoricamente la possibilità di incidere pesantemente sulla vita e cambiare profondamente il Paese. Dopo le due rivoluzioni del 2004 e del 2014 è questa una terza possibilità, quella più pacifica e pienamente nell’alveo costituzionale, ma potrebbe essere anche l’ultima, la reazione ad un nuovo fallimento, reale o percepito, potrebbe portare a reazioni imprevedibili e probabilmente scomposte da parte della popolazione. 

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