giovedì, Novembre 14

L’Ucraina e quella concretezza tutta cinese Mentre Europa e USA si perdono nelle dichiarazioni, la Cina si prende l’Ucraina, ne parliamo con Alessandro Politi

0

La Cina prosegue senza sosta il suo percorso di penetrazione nell’Europa orientale. Anche l’Ucraina, infatti, come già i Paesi dei Balcani e la Grecia, sta portando avanti sempre più intense relazioni commerciali con Pechino. Rapporti economici che rientrano ormai perfettamente nei dogmi di quella che sembra essere l’‘unica vera religione’ dell’ateo Celeste Impero: l’allargamento ed il completamento della Belt&Road Iniziative (BRI), l’ambizioso progetto voluto da Xi Jinping conosciuto anche come Nuova Via della Seta.

Lo scorso 29 ottobre, la compagnia statale cinese COFCO (China National Cereals, Oils and Foodstuffs Corporation), attiva nel settore agroalimentare, ha firmato un protocollo d’intesa per lo sviluppo di infrastrutture portuali a Mariupol, importante centro urbano che si affaccia sul Mar d’Azov. Pechino investirà circa 52 milioni di dollari (1,3 miliardi di grivnie ucraine) in questo progetto, per quale è stata prevista la creazione di almeno 90 posti di lavoro. A porre la firma sul memorandum – non vincolante – è stata la filiale ucraina della compagnia cinese, la ‘Cofco Agri Resources Ukraine, e le compagnie statali ucraine Ukrainian Sea Ports Authority e Mariupol Commercial Sea Port. Il tutto sotto la supervisione del Ministro delle Infrastrutture Vladyslav Krikly. Stando al documento, le parti si impegnano a cooperare per la ristrutturazione di due siti di attracco, alla costruzione di un terminal per il grano e alla realizzazione di un intero complesso di trasbordo destinato ai prodotti agricoli. Lo stesso Kirkly ha dichiarato che il progetto favorirà lo sviluppo del settore agricolo nella regione del Mar d’Azov, con un aumento del traffico merci pari a 2,3 miliardi di tonnellate.

Ma questo non rappresenta che l’ultimo atto di una serie di investimenti cinesi in Ucraina. Il 19 marzo 2016, ancora la COFCO ha investito circa 75 milioni di dollari per la costruzione di un terminal per i cereali nel porto di Mykolaiv, lungo la riva del Bug Orientale. L’anno seguente, quando il volume di scambi tra i due Paesi si attestava a 7 miliardi di dollari, l’Ucraina è entrata a far parte del progetto OBOR (One Belt, One Road).

Nel marzo 2018, la China Harbor Engineering Company (CHEC) ha vinto il bando di gara per un progetto di dragaggio nel porto ucraino di Chornomorsk, nel Mar Nero. Mentre solo due mesi prima, sempre la CHEC, aveva completato la stessa operazione nel vicino porto di Juzne.

Il 5 luglio, sempre del 2018, è stato inaugurato a Kiev, presso la Camera di Commercio ucraina, il Centro di Promozione e Investimenti Belt&Road. Centro la cui funzione è quella di ponte tra gli imprenditori cinesi, ucraini e gli altri attori aderenti alla BRI. Tutto ciò, dunque, testimonia come Pechino punti a far diventare l’Ucraina un hub importante della Nuova via della Seta. 

Nonostante rimanga all’Unione Europea il primato degli scambi commerciali con Kiev, con un volume totale pari a 49 miliardi di dollari, la Cina è diventata, a livello di singola Nazione, il più grande partner commerciale dell’ex Repubblica Sovietica.

Ad incidere in questo record sono state le esportazioni agricole verso la Cina. Dal 2015, lUcraina è tra i cinque maggiori esportatori di prodotti agricoli nel mercato mandarino e il principale esportatore di mais. A scarseggiare nel rapporto economico sino-ucraino, però, sono gli investimenti diretti esteri di Pechino verso Kiev, inferiori a 18 milioni di dollari nel 2018.

Oltre a quello agroalimentare, c’è un altro importante e fruttuoso mercato sull’asse Kiev-Pechino: quello delle armi. Dal 2017, l’Ucraina è per la Cina il secondo fornitore di armi al mondo, preceduta solamente dalla Russia. In questo senso rientra il tentativo da parte della Beijing Tianjiao Aviation Industry Investment Company, meglio nota come Skyrizon, di acquistare una parte delle quote della Motor Sich, una compagnia ucraina che produce motori per aeroplani ed elicotteri. «L’acquisizione della ben sviluppata compagnia aerea ucraina, che ha costruito motori per il più grande velivolo da trasporto al mondo An-225 Mriya», riporta la rivista ‘The Diplomat’ «darebbe a Pechino una tecnologia di difesa vitale e aumenterebbe l’accumulo militare cinese e la capacità dell’aviazione civile».

Allofferta della Skyorizon per lacquisto del 40% della Motor Sich si sono opposti gli USA, che hanno incoraggiato il Governo ucraino a bloccare la vendita della compagnia. Sulla Motor Sich, però, aleggia anche il sospetto di finanziamento al terrorismo. Il 19 luglio, il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU) ha aperto unindagine su Motor Sich, sostenendo che i dirigenti che gestivano una delle sue fabbriche nel Donbass, regione dove insiste la guerra con la Russia, avrebbero finanziato in maniera illecita le forze sostenute da Mosca. 

La società ha negato ogni accusa, mentre laccordo di vendita ai cinesi è attualmente in fase di revisione da parte del comitato antitrust dell’UcrainaPer capire la profondità del rapporto commerciale tra Cina e Ucraina e le eventuali conflittualità che potrebbe insorgere, abbiamo contattato Alessandro Politi, docente di geopolitica presso la SIOI (Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale) e direttore della NATO Defense College Foundation.

 

Negli ultimi anni la Cina sta sempre più penetrando in Ucraina, mentre questa è diventata per Pechino uno dei suoi primi fornitori di armi e prodotti agricoli. Perché la Cina è interessata all’Ucraina?

La Cina è, innanzitutto, un attore che bada agli affari. Pechino si muove in un’ottica di penetrazione economica opportunistica. L’Ucraina non è proprio al centro dei pensieri cinesi, ma rappresenta allo stesso tempo un tassello ed un’opportunità. Vorrei solo ricordare che i cinesi hanno acquistato due terminal portuali per container al Pireo, quando la Grecia era in piena crisi economica, mentre il Governo italiano ha rifiutato di portare avanti tale operazione. Adesso ci troviamo con un concorrente mortale per il porto di Gioia Tauro, ma l’abbiamo offerto ai cinesi su un piatto d’argento. È ovvio che ora la Cina si occupi del porto di Mariupol se vogliono completare un altro segmento della Nuova Via della Seta, un progetto necessario per l’economia globale perché connette l’Asia Centrale al mondo. Sono anni che i cinesi fanno l’esercizio politico, diplomatico, economico del 16+1 inserito nel cuore dell’Europa, con alleati e partner NATO. Pechino sta costruendo questo progetto – che potrebbe anche inciampare per loro problemi interni – perché la Transiberiana russa era assolutamente insufficiente. La Transiberiana non ha liberato i Paesi dell’Asia Centrale (tutti ex Repubbliche Sovietiche), da un rapporto obbligato con la Russia. La Cina, invece, li libera da questo rapporto e li libera in modo orizzontale. È vero che la BRI è fatta da Pechino, ma è chiaro che, da come poi viene negoziata ed organizzata l’intera linea, la quale arriva sino alla Germania e all’Italia, si viene a creare un collegamento orizzontale: non va tutto verso Pechino. Si capisce, allora, come ci sia bisogno di terminali. Mariupol è chiaramente un punto d’appoggio che sarà prima di tutto commerciale, vedremo se poi diverrà militare, ma non è affatto detto. L’Ucraina, quindi, è un Paese interessante perché è stato messo, da altri Paesi, nelle condizioni di essere interessante per i cinesi. Sento parlare della Cina come una sorta di grande rischio, mentre replica quello che abbiamo fatto noi occidentali, americani ed europei, per secoli. Non siamo dei santi. Se dobbiamo concentrarci solo sugli affari e la politica, dunque, la Cina è un attore come gli altri, solamente che ora è in ascesa: ed è questo che ci dà fastidio. Per ora, comunque, i cinesi non stanno investendo in Ucraina perché sanno che il mercato non è adeguato e c’è un ambiente d’affari con seri problemi. Gli investimenti diretti sono ancora scarsi, ma i cinesi importano in maniera massiccia le materie prime che interessano loro, prodotti agricoli in primis.

Perché l’Ucraina dovrebbe aprirsi alla Cina?

L’Ucraina è un Paese relativamente isolato perché la Russia sta esercitando una forte pressione; che ha perso i suoi naturali mercati d’esportazione, quelli russi appunto; che ha moltissimi rapporti commerciali con l’UE, ma come aggregato di Paesi. Partendo da questi presupposti, se la Cina arriva e si propone come più grande importatore singolo al mondo, perché Kiev dovrebbe perdere un cliente così importante? È chiaro che, per adesso, la bilancia commerciale sia a sfavore dell’Ucraina. Questa, però, ha bisogno di esportare le sue materie prime e, soprattutto, i suoi beni agricoli. Oltre a questo, l’Ucraina ha alcune tecnologie militari che interessano ai cinesi. Gli europei, intesi come UE, sono il partner commerciale più forte, ma sono insufficientemente presenti a livello politico (del resto Brexit e Commissione da confermare sono freni obbiettivi). I loro membri singolarmente non pesano quanto la Cina. Gli americani sono in una situazione ancora più complessa: mandano aiuti con qualche problema, sostengono l’Ucraina, ma cercano di riprendere i legami con la Russia ed hanno in corso una seria controversia con il Congresso per una linea politica ancor più opportunistica. Non si può fare una colpa a Kiev se si guarda intorno per trovare altre sponde. È vero che i debiti con la Cina presentano un rischio concreto, ma è inutile denunciare se poi non si è pronti a subentrare: quando nessuno presta e presto, allora si va da chi offre senza troppe domande. Perché l’Ucraina dovrebbe dire di no a denaro che rimpolperebbe delle casse statali disastrate da un lungo conflitto? Come in Africa ed in America Latina, i cinesi hanno vinto per il loro pacchetto d’offerta: non pongono condizionalità politiche, che naturalmente l’UE fa bene a chiedere; sviluppano infrastrutture, che costano tanti soldi; infine, offrono un mercato molto interessante per le materie prime, sia agricole che minerarie. Questa è sinora la strategia vincente della Cina nel mondo, che non attrae dunque solamente l’Ucraina, nonostante le trappole, come quella del debito, o dei pochi lavori autoctoni o che quelli locali siano trattati duramente. Sono tutti nodi che vengono al pettine, ma nel frattempo i soldi arrivano e le infrastrutture si costruiscono. E le infrastrutture dell’Ucraina sono datate tra la seconda guerra mondiale ed il periodo sovietico.

Russia e Cina sono alleate strategicamente, ma come conciliare l’interesse cinese verso l’Ucraina con le mire espansionistiche della Russia sul territorio ucraino?

L’alleanza tra Russia e Cina non va né sopravvalutata, né sottovalutata. Tanto i russi, quanto i cinesi, hanno memoria lunghissima dei problemi che hanno rispettivamente. I russi sanno benissimo che l’Estremo Oriente russo è pacificamente colonizzato da cinesi che emigrano in quell’area. I russi hanno sacrificato l’Estremo Oriente russo per la priorità di mettersi in tasca la Crimea e per piede in Siria, dove a suo tempo ci stavano da sovietici. Gli affari cinesi e le mire russe in Ucraina non entrano in conflitto. I russi comprendono che quella cinese in Ucraina è una penetrazione economica, non un’occupazione. Tra la penetrazione economica cinese e quella europea, Mosca sceglie quella cinese per ovvi motivi. I cinesi, d’altro canto, sono consapevoli che i legami tra UE e Ucraina a livello commerciale sono importanti e forti: si tratta di un caso classico in cui gli accordi commerciali hanno una valenza politica e geopolitica molto forte.

Nel Donbass, Ucraina orientale, è attiva Motor Sich, per la quale i cinesi hanno presentato un’offerta per l’acquisto di una quota societaria. Ciò ha suscitato l’attenzione degli USA, in particolare dell’ex consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, dettosi preoccupato per l’influenza cinese in Ucraina. Vendita di armi e tecnologia, dunque, preoccupano Washington, che ha messo nel mirino l’azienda ucraina. USA ed Europa, come lei ha detto, hanno fatto troppo poco per Kiev, ma perché non possono permettersi un’Ucraina spostata verso Est?

L’UE ha fatto tutto quello che poteva fare dal punto di vista economico. Quando, però, si fa la comparazione tra lo spazio del libero mercato europeo e un singolo Paese come la Cina, è chiaro che la traduzione d’influenza politica degli acquisti economici che ha la Cina è più immediata. È vero che l’UE parla con una sola voce, ma, appena c’è un Governo che dice no, tutto si ferma. La Cina, invece, acquista e parla con una sola voce. Lo stesso fanno gli USA. Questi, però, hanno cercato di aiutare l’Ucraina, ma sempre tenendosi ad una certa distanza. Comprensibilissimo, poiché non vogliono essere coinvolti in una crisi ucraina. Quello che sta emergendo, purtroppo, è che la Casa Bianca abbia un interesse limitato per l’Ucraina e solo per ragioni squisitamente di politica interna elettorale, che non hanno niente a che fare con la politica di sicurezza degli Stati Uniti. Esiste un problema di chiarezza politica e dunque di equilibrio intellettuale. Se l’Ucraina non deve avere rapporti con la Cina, perché ci sembrava così normale fare in modo che l’Ucraina, anziché restare neutrale, diventasse europea o euro-atlantica? Si potrebbe dire: ‘Perché noi siamo euro-atlantici’ e va benissimo anche a me. Però, allora, è difficile essere convincenti quando vogliamo che le presenze in questo Paese siano esclusivamente euro-atlantiche, specie in materie di libero mercato. Questione Motor Sich. I cinesi vogliono acquistarla perché questa produce tecnologia che a Pechino interessa, mentre gli statunitensi premono per bloccare la vendita di quote. Tuttavia, la pressione diplomatica pura, può essere insufficiente: non è meglio avere un cavaliere bianco che ricapitalizzi Motor Sich o che ditte euro-atlantiche comprino le quote? Al momento Motor Sich ha due clienti principali: Russia (embargata da Kiev e dunque mercato chiuso) e Cina, la quale ha relazioni dagli anni ’90 con la società e vuole assicurarsi la continuità degli approvvigionamenti. Logica commerciale ed economica vuole che i due Paesi abbiano partecipazioni equilibrate nell’azienda, ma dire che la Cina non possa, mentre la ditta ha forti legami con la Russia, rischia di apparire contraddittorio, perché la NATO e l’Europa hanno problemi seri con Mosca proprio sull’Ucraina. Per ora, allo stato dei fatti i cinesi vogliono acquistare delle quote (forse minoritarie), non tutta la fabbrica. L’approvazione alla vendita la deve dare per legge l’autorità antitrust ucraina, ma per ora ci vuole un beneplacito russo de facto, visto che la fabbrica è in territorio ribelle; il che non è scontato. La questione della Cina in Ucraina mostra chiaramente una vecchia lezione della politica internazionale: se un Paese non vuole un determinato accadimento, allora le dichiarazioni ed i tweet non bastano davanti ad una controparte determinata, con soldi e coerente sul piano di parole e fatti. Se alle dichiarazioni non seguono le azioni, il risultato è una perdita netta di credibilità.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore