sabato, Ottobre 19

Luca Parmitano: il nemico è il cambiamento climatico Il governo delle autorità spaziali è fondamentale per una grande alleanza globale sul clima

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Non sappiamo se sia stato proprio un caso, la coincidenza tra il cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna e la missione n.60 verso la Stazione Spaziale Internazionale. Fatto sta che, il 20 luglio, Luca Parmitano, salvo imprevisti, sarà lanciato per lo storico avamposto terrestre dalle steppe di Baikonur, nel Kazakistan, a bordo della nave spaziale Soyuz MS-13, con il russo Aleksandr Skvortsov e l’americano Drew Morgan, per una missione, che complessivamente terminerà in dicembre, ma in cui nella seconda fase (la missione n.61 denominata Beyond) sarà comandante, primo italiano e terzo astronauta europeo ad assumere l’incarico sulla Stazione.
«Un ruolo di servizio verso l’equipaggio», ha detto Parmitano presentandosi alla conferenza stampa tenutasi in Esrnin, uno dei sei centri specializzati dell’Agenzia Spaziale Europea. Sono previste delle escursioni esterne per l’astronauta italiano, ma ancora un piano definito non si conosce, perché a bordo della SSI tutto può cambiare in funzione di esigenze e di attenzioni che vengono a crearsi di volta in volta. Così nei suoi vent’anni di attività e così per il futuro.

Quale futuro ci sarà per la Stazione Spaziale? Lo abbiamo chiesto direttamente a Parmitano che, pur non pronunziandosi sugli interessi politici che muovono l’intero sistema -ricordiamo che dal 2004 i presidenti americani hanno puntualmente minacciato di staccare la spina alla Stazione- ha detto che in ogni caso i tempi tecnici per deorbitare il grande manufatto internazionale sarebbero molto lunghi e questo, indipendentemente dalle attività che lassù, a 400 km. di quota, si possano svolgere. Che siano ricerche scientifiche, industriali o di space economy o addirittura di attività commerciali, è ancora tutto da vedere.

Del resto, in un’unica frase Parmitano ha definito l’interesse a tenere in vita il programma internazionale: «Lavorare sull’avamposto orbitale è l’unico modo per capire di quali conoscenze scientifiche e di quali tecnologie abbiamo bisogno per poterci spingere oltre».

Alla conferenza sono intervenuti il direttore generale dell’Esa Johann-Dietrich Wörner, il direttore dell’ente ospitante Josef Aschbacher, il direttore del Volo umano e robotico dell’Esa David Parker e Giorgio Saccoccia, il neopresidente dell’Agenzia Spaziale Italiana.
Il lavoro da svolgere è importante, dunque, e se una descrizione sommaria potrebbe limitarsi a spiegare come fare per sostituire il bullone di una una pompa di raffreddamento, l’operazione –una delle quotidianità che si svolgono fuori e dentro il laboratorio spaziale- è particolarmente delicata in assenza di quelle forze che sulla Terra consideriamo parte della nostra vita. Ma proprio la quasi mancanza di attrazione gravitazionale permette l’elaborazione di farmaci a più alta qualità cristallina o la realizzazione, in futuro, di materiali a intensa omogeneità strutturale. Dunque, scusandoci per la battuta scontata, ma ancora sulla Stazione Spaziale c’è un universo da scoprire!

E tuttavia, come elegantemente espresso da Parmitano, se oggi viviamo una fase storica di contrasti, dovremmo ricordarci che in questo momento l’umanità del pianeta Terra, tutta assieme, ha un grande nemico da sconfiggere. E detta da un militare, qual è il nostro Luca nazionale, il concetto fa particolarmente effetto.

I cambiamenti climatici stanno rappresentando per il nostro pianeta un ostacolo assai grave alla sopravvivenza. Forse il maggio capriccioso che avvolge l’emisfero settentrionale, con la grandinata sulla Malpensa, le nevicate sulla dorsale appennina a 1.000 metri e il vento furioso abbattutosi sulla Puglia, da soli potrebbero essere la spia di un allarme che ormai è generale. Il clima sta cambiando: che sia opera dell’uomo o dell’evoluzione naturale va ancora esaminato. Ma i pericoli ci sono, si stravolgono le colture, gli animali soffrono per la loro alimentazione e così potrebbe accadere assai presto anche per la nostra specie umana. Occorre allearsi, in qualsiasi spicchio del globo, condividendo risorse e informazioni per arginare il pericolo. E in questa fase, il governo delle attività spaziali è fondamentale.

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