domenica, Giugno 7

Lotta al Covid-19: l’esame di coscienza dell’Europa L’Unione Europea si è data due settimane di tempo per dare una risposta all’emergenza Coronavirus

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Ridda di incontri virtuali ieri e oggi a Bruxelles dove la Commissione Europea ha varato misure per fornire liquidità immediata ai Paesi UE e dove il Consiglio europeo ha tenuto la sua prima riunione virtuale della sua storia, una primizia anche peril Parlamento europeo in seduta plenaria…da casa.

Se il Parlamento UE ha dato prova di attivismo a favore di una forte solidarietà dell’UE per aiutare i cittadini e votando sul primo pacchetto di misure proposte dalla Commissione per aiutare gli Stati membri ad affrontare la pandemia in modo efficiente e coordinato, i Paesi membri si sono spaccati 9 favorevoli alle proposte avanzate dalla Commissione Ue e 17 contrari.

“Ci saremmo aspettati” – ha commentato il presidente del Parlamento europeo David Sassoli – “una più forte assunzione di responsabilità dai leader. Ora abbiamo due settimane di tempo per lavorare sperando che si sciolgano le riserve e vengano date risposte”. “Nessuno” – ha aggiunto Sassoli  “può uscire da solo da questa emergenza...la miopia di alcuni governi va contrastata”.

Ma di fronte al ‘non possumus’ della maggioranza dei Paesi dell’Ue per i quali la traduzione del vocabolo solidarietà è diventata una casella vuota – il capodelegazione del gruppo parlamentare S&D On.le Brando Benifei ha dal canto suo elogiato le iniziative comunitarie che sono state sottoposte al voto del Parlamento: molti miliardi di fondi comunitari anche per il mio paese, l’Italia, e un aiuto per il settore aereo europeo. Benifei ha anche tenuto a sottolineare come “anche la BCE (Banca Centrale Europea) abbia introdotto un programma di acquisti estremamente significativo, 750 miliardi, che si aggiungono ai programmi precedenti”. Egli ha però invitato ad andare ancora più avanti: “Adesso serve -ha detto – un piano straordinario in vista della ricostruzione e dunque una condivisione ancora maggiore dei costi a livello europeo. Insieme al Gruppo dei Socialisti e Democratici abbiamo lanciato un piano d’azione fondato su 25 proposte, dal breve al lungo periodo. Bisogna creare eurobond, introdurre un’indennità di disoccupazione europea, delineare uno schema temporaneo di reddito minimo europeo. Sul fronte sanitario, occorre centralizzare a livello europeo la ricerca sul vaccino e gli acquisti di materiale sanitario.

Per fare tutto questo, ha concluso Benifei, è necessaria una riforma delle regole fiscali dell’Unione, dimostratesi non adatte all’emergenza, oltre che estendere il sistema delle risorse proprie dell’UE, per superare l’estenuante negoziato degli Stati membri e per aumentare i fondi per rispondere alle sfide che abbiamo davanti.

Contemporaneamente all’incontro dei leader europei insieme ai vertici del G20, il Parlamento ha sostenuto l’importanza di affrontare questa situazione con la serietà e la determinazione necessarie, come europei, per lottare per una causa comune, come ha scritto l’ex Presidente della BCE Mario Draghi nel Financial Times di ieri.

L’Unione Europea quindi è chiamata a dare una risposta a questa emergenza e alla crisi che ne conseguirà. Si è data due settimane di tempo.  La prima risposta deve chiaramente essere di tipo sanitario, incoraggiando una solidarietà concreta a livello comunitario. La seconda, volta al rilancio dell’economia: il pacchetto varato dalla Commissione europea, la decisione di sospendere il patto di stabilità e di crescita; l’iniziativa importante della Banca Centrale europea di mettere in campo ogni sforzo per sostenere condizioni di finanziamento nell’area euro; lo sforzo importante della Commissione in difesa del mercato interno.

Quale sarà il risultato finale?  Forse un meccanismo comune di debito, che consentirà di raccogliere fondi sul mercato alle stesse condizioni per tutti e di finanziare le politiche necessarie per rilanciare l’Unione dopo la pandemia. Forse un allargamento delle competenze comunitarie anche al campo della sanità, e forse la creazione di un governo europeo della ricerca, per mettere insieme tutte le tante competenze europee in questo campo come emerge dall’analisi fatta ieri da queste pagine sugli sforzi che in tutto il mondo sta mettendo in atto per la ricerca di un vaccino?

Tra questi sforzi molti, e di alto livello, sono quelli che provengono dal mondo della ricerca europeaPer l’Unione europea questa è una situazione nuova, osserva dal canto suo l’on. Andrea Cozzolino (S&D). Le sue roccaforti (le quattro libertà di movimento di persone, merci, servizi e capitali) sono state di fatto sospese a causa dell’emergenza. Ma l’Unione europea non ha gli strumenti necessari per superare questa barriera. Per farlo servirebbe un nuovo Trattato che dovrà essere approvato da tutti i Paesi membri dell’UE. All’unanimità!

Si aspettano ora le proposte dell’Eurogruppo per finanziare quella che alcuni hanno definito una ‘economia di guerra’ con un piano d’azione integrato.  

Al Consiglio europeo informale di ieri, alcuni Paesi tra cui l’Italia, la Spagna, la Francia, la Grecia, il Portogallo, hanno chiesto ai 27 di liberare il coraggio, l’ambizione e la solidarietà di cui c’è bisogno e di cui, in passato, l’Europa ha già dimostrato di essere capace.

È necessaria, ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel un’azione massiccia e coordinata in campo sanitario ed economico senza dimenticare anche la cooperazione internazionale nell’affrontare questa pandemia e correre in aiuto dei paesi più vulnerabili ed evitare quindi un aggravamento ulteriore della crisi tenendo aperti i flussi di merci transnazionali.

“Mettere barriere tra di noi” – ha detto la presidente della Commissione europea, Ursula von del Leyen – “non ha senso! I cittadini europei si ricorderanno delle decisioni e delle azioni che prendiamo oggi”.

C’è stato chi, come l’eurodeputato spagnolo Dem Javier Moreno Sanchez ha proposto misure equiparabili ad un ‘piano Marshall’ per l’Ue finanziato da un nuovo strumento europeo comune di debito e un fondo europeo per la disoccupazione per mitigare le conseguenze economiche e sociali della crisi di Covid-19. I verdi europei dal canto loro hanno chiesto attraverso l’eurodeputata tedesca Ska Keller di garantire la stabilità dei Paesi europei attraverso i ‘Coronabond’ alle persone che hanno perso il loro reddito.

Un invito a ‘fare presto’ infine viene dal presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo Luca Jahier.  “E’ della massima importanza” – scrive Jahier – “fare passi da gigante per fornire supporto immediato ai servizi sanitari e sociali e rafforzare la loro azione a beneficio dei servizi e organizzazioni pubbliche”.

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