giovedì, Settembre 19

L’oro di Maduro: l’arma per ottenere la fedeltà dell’Esercito Ufficiali dell’Esercito attivi o in pensione sono coinvolti in circa il 30% delle aziende statali e sono presenti in tutti i consigli di amministrazione di aziende statali minerarie, oltre essere coinvolti, come la Guardia Nazionale, nel traffico illegale

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Ieri  il Governo venezuelano di Nicolas Maduro ha deciso di espellere l’ambasciatore tedesco a Caracas, Daniel Kriener, in quanto ‘persona non gradita’. Al diplomatico sono state date 48 ore di tempo per lasciare il Paese. La motivazione è chiara: ‘Ingerenza” negli affari interni del Venezuela’. La cola della Germania è quella di aver preso troppo nettamente posizione nella crisi che vede contrapposti Nicolas Maduro e Juan Guaidò, capo dell’opposizione, nonché Presidente ad interim riconosciuto come tale da una cinquantina di Paesi. Si aggiunga che Kriener era andato all’aeroporto della capitale venezuelana per ricevere Guaidò al suo ritorno dal viaggio nei Paesi vicini, viaggio per il quale non aveva il premesso, iniziativa volta garantire al leader dell’Assemblea nazionale un rientro ‘sicuro’, ovvero che non venisse arrestato dalle forze di sicurezza di Maduro.

L’Europa dovrebbe «chiaramente respingere l’espulsione»  dell’ambasciatore tedesco in Venezuela, voluta da Nicolas Maduro, e «rafforzare le sanzioni» contro il regime di Caracas, ha detto Juan Guaidò, in un’intervista a ‘Spiegel’. Maduro «vuole dimostare di tenere ancora il potere». «Ma gli unici che lo sostengono sono le forze armate», ha insistito Guaidò.

E’ risaputo che le Forze Armate sono la forza di Maduro, ma il Presidente ha dalla sua una forza abbastanza in ombra eppure molto potente, forse quanto l’Esercito: la forza delle aziende statali che controllano la produzione, anche quella illegale, di oro e altri minerali preziosi dell’Arco minerario di Orinoco. Sì, perché, dopo la caduta dei prezzi del petrolio, l’oro è diventato la grande ricchezza del Venezuela, specialmente nel Sud del Paese, e perchè queste aziende sono di fatto controllate dall’Esercito, e alcuni vertici dell’Esercito sono infiltrati anche nel sistema criminale (quello composto da Sindicatos, pranes e guerriglieri) che controlla l’estrazione illegale.

Il come ci viene spiegato da un rapporto di Crisis Group.Nel 2016, il Presidente Maduro ha annunciato che 150 multinazionali di 35 Paesi avevano espresso interesse a investire nell’Arco minerario di Orinoco.  Qualsiasi azienda che desideri operare nell’area designata deve costituire una joint venture con una società statale, che controlla una partecipazione di maggioranza. Ciò significa che le imprese straniere devono lavorare in collaborazione con il vertice militare venezuelano, che gestisce le compagnie minerarie pubbliche del Paese. Finora, nessun accordo importante con le imprese straniere si è materializzato dopo alle dichiarazioni  del governo venezuelano che annunciavano nuovi investimenti nella regione, e la maggior parte delle miniere rimane sotto il controllo di gruppi armati non statali.

Il rafforzamento dell’industria mineraria nelle regioni meridionali del Venezuela è stato problematico fin dall’inizio. Maduro ha firmato il decreto Arc Mining senza consultazione o approvazione da parte dell’Assemblea nazionale, controllata dall’opposizione, come richiesto dalla Costituzione. L’Assemblea ha votato per abrogare il decreto nel giugno 2016, sulla base del fatto che non era stata consultata, e ha sostenuto che la zona mineraria di 112.000 chilometri quadrati si sovrappone a diverse aree protette come riserve forestali e parchi nazionali, tra cui un sito patrimonio mondiale dell’UNESCO , il parco nazionale di Canaima.

Ufficiali militari attivi o in pensione sono coinvolti in circa il 30% delle aziende statali e sono presenti in tutti i consigli di amministrazione di aziende statali dedite al settore minerario. Uno di questi è CAMIMPEG, una compagnia mineraria e petrolifera creata nel 2016. Il Ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, ha annunciato, nell’agosto 2016, che le forze armate non solo proteggerebbero le infrastrutture minerarie, ma parteciperebbero anche a progetti di sviluppo economico locale attraverso un ‘unione civile-militare’. In pratica, queste aree hanno assunto laformadi zone economiche-militari. Queste ‘zone’, che comprendono l’Arco minerario di Orinoco, offrono maggiore libertà all’Esercito di impegnarsi in attività commerciali.

Diverse fonti hanno dichiarato a Crisis Group che parti delle Forze Armate, in particolare l’Esercito e la Guardia nazionale, usano la loro influenza politica per arricchirsi attraverso attività minerarie illegali, con testimoni oculari che riferiscono che guardie e soldati hanno estorto ai minatori una percentuale di produzione di oro. 
A El Callao, storica città mineraria del Venezuela, un funzionario funzionario della compagnia mineraria statale Minerven ha ammesso che l’azienda ottiene il suo oro da progetti minerari illegali, che sono presumibilmente gestiti da sindicatos
Minatori degli Stati di Bolívar e Amazonas spiegano che una tassa in oro deve essere pagata alla Guardia Nazionale. La Guardia gestisce anche almeno tre punti di controllo per ‘tassare’ la merce trasportata dal fiume alle miniere di Yapacana, dove i pagamenti vengono effettuati in pesos colombiani o in dollari USA. Sulla via del ritorno, le tasse per l’estorsione vengono pagate in oro. Un ex generale dell’Esercito venezuelano ha detto che l’Esercito facilita i voli clandestini trasportando minerali verso le destinazioni dei Caraibi, facendo scomparire i voli dal radar. I trafficanti di coltan colombiani che acquistano in Venezuela devono trattare direttamente con un comandante della Guardia Nazionale, secondo un commerciante locale.

I minatori pagano le tasse di protezione in quantità relativamente piccole di oro, ma fanno rate costanti. Questi importi aumentano considerevolmente quando l’ELN ( Ejército de Liberacion Nacional) o i sindicatos pagano i funzionari governativi. I commercianti di minerali sostengono che, per esempio, che i massimi ufficiali militari dello Stato di Amazonas ricevono almeno 20 kg di oro ogni mese (del valore di circa 800.000 dollari) per consentire l’estrazione illegale a Yapacana

Questo spiega perché i vertici dell’Esercito, specialmente nello Stato di Bolívar, sono particolarmentelealinei confronti del Governo di Maduro.

L’oro dello Stato di Amazonas, dice un ex ufficiale dei servizi segreti venezuelani a Crisis Group, finisce per i pagamenti delle tangenti ai capi regionali delle forze di sicurezza e degli uffici di intelligence.

Considerando il forte coinvolgimento dello Stato nel commercio illegale di oro e puntando a indebolire ulteriormente il Governo di Maduro, gli Stati Uniti hanno preso provvedimenti. A seguito dell’esportazione venezuelana di 21 tonnellate di oro in Turchia nel 2018, ad esempio, il 1º novembre 2018 Washington ha dichiarato, attraverso un ordine esecutivo, che le esportazioni di oro venivano utilizzate per arricchire l’élite politica ed economica del Venezuela a spese di violenze crescenti e violazioni dei diritti umani nel sud del Paese e prometteva sanzioni; le sanzioni, però, non sono ancora state applicate. La Turchia è considerata il principale acquirente di oro venezuelano. Sanzioni, va detto, che secondo gli analisti, non sarebbero utili a danneggiare il regime.  La maggior parte dell’oro lascia il Venezuela attraverso rotte di contrabbando, le sanzioni aumenterebbero probabilmente solo il volume dell’oro contrabbandato e, di conseguenza, le entrate delle reti criminali organizzate, i guerriglieri e i funzionari governativi corrotti. L’oro può essere trasportato nei Paesi limitrofi, lì riceverebbe un certificato di origine, che sarebbe un modo illegale ma efficace per eludere eventuali sanzioni.

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