lunedì, Agosto 3

Lorenzo Perosi, il musico di Dio field_506ffbaa4a8d4

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«Perosi è un innocente dalle mani piene… si muove nel testo sacro con una disinvoltura davvero straordinaria». Arrigo Boito

Sapevate che nel 2016 cade il sessantesimo anniversario della morte di Lorenzo Perosi, il prolifico autore di musica sacra, tra i più eminenti compositori italiani del Novecento? Pensate che se ne sia accorto qualcuno? tra i vari direttori artistici delle principali istituzioni musicali italiane, preoccupati come sono a celebrare in massa unicamente le ricorrenze più scontate e banali, relative agli autori più celebrati (quelli che non hanno certo bisogno delle ricorrenze per essere eseguiti).
Naturalmente no, vista anche la penuria ed in alcuni casi la totale assenza di esecuzioni di musiche di compositori italiani, nonché della penuria o la totale assenza anche di interpreti italiani in quelle stesse stagioni, naturalmente finanziate dai soldi di noi tutti: così, vediamo le nostre tradizioni e la nostra storia gettate alle ortiche in nome di una internazionalismo snobistico ed inconsistente che rivela, oltre ad una ovvia ignoranza, un provincialismo preoccupante, quando non altro di ancora più preoccupante… È il ‘politicamente scorretto’ della cultura italiana, da sempre allineata con la massima ‘se è uno straniero ed io non lo conosco mi era sfuggito, ma se è un italiano ed io non lo conosco non merita la mia attenzione!’

In molti, quindi, nelle generazioni più recenti, potrebbero non conoscere un autore che, soprattutto nella prima metà del Novecento raggiunse una notorietà rilevante, e non solo in patria, con una produzione soprattutto sacra (in buona parte anche liturgica), ma anche sinfonica e cameristica. Unico territorio nel quale mai si avventurò fu quello del melodramma.

Lorenzo Perosi fa parte di quella schiera di musicisti preti (cosa che gli ha ovviamente nuociuto nella società laicista e secolarizzata dei nostri giorni) che hanno lasciato un segno non solo nella musica sacra, ma anche in quella operistica e sinfonica. Tra questi come non citare Licinio Refice autore, tra le altre cose, della splendida opera lirica ‘Cecilia‘, eseguitissima fino a qualche decennio fa (era stato un cavallo di battaglia della ‘divina’ Claudia Muzio), o Raffaele Casimiri che tanto operò per la diffusione dell’opera palestriniana, o Domenico Bartolucci, recentemente scomparso, successore proprio di Perosi alla direzione ‘perpetua’ del coro della Cappella Sistina, nominato cardinale per i meriti musicali, seppur novantatreenne (il più anziano cardinale nella storia della Chiesa cattolica), da Benedetto XVI  -unico Papa, tra gli ultimi, dobbiamo dirlo, veramente attento alla musica d’arte!

Sin da giovanissimo Lorenzo Perosi aveva raggiunto, all’apparire dei suoi primi ‘Oratori‘, un grande apprezzamento da parte della critica e del pubblico, nonché di tutti i musicisti suoi contemporanei. Per lui Arrigo Boito espresse parole di grande apprezzamento (che abbiamo riportato in esergo), così come Arturo Toscanini che diresse nel 1901 la prima esecuzione dell’oratorio ‘Mosè‘, o Giacomo Puccini che lo andava sempre a trovare quando veniva a Roma (a lui è attribuita la frase «Ha più musica nella testa lui che io e Mascagni messi insieme»). Anche Mascagni era legato a Perosi da una sincera stima ed amicizia, certificata oltre che dalle tante testimonianze, anche dalle esecuzioni di sue composizioni caldeggiate dal Livornese, nonché dal fatto che questi si adoperò personalmente perché Perosi fosse nominato Accademico d’Italia. Non gli mancarono gli attestati di stima anche da importanti compositori non italiani quali Jules Massenet o Leos Janacek.

Lorenzo Perosi era nato a Tortona, in Piemonte, in una famiglia assai musicale: i suoi avi erano musicisti di chiesa da svariate generazioni e suo padre, che era maestro di cappella al duomo di Tortona, avviò lui ed anche il fratello Marziano (che divenne a sua volta organista e compositore) allo studio della musica. Studiò al Conservatorio di Milano e successivamente a Ratisbona con Michael Haller nella celebre Kirchenmusikschule fondata da Franz Xaver Haberl. A diciotto anni già aveva ottenuto il posto di organista presso l’Abazia di Montecassino (posto che lascerà l’anno dopo per motivi di salute), poi fu ad Imola, poi a soli ventidue anni a Venezia, come direttore della Cappella della Basilica di San Marco. Già famosissimo per la sua attività di compositore, a ventisei anni veniva elevato al ruolo di ‘Direttore perpetuo della Cappella Sistina’, che conservò fino alla morte (1956) salvo alcune interruzioni per motivi di salute.

È da rilevare che fu tra i promotori del Movimento Ceciliano che, alla fine dell’Ottocento, mirava a riportare uno spirito di derivazione gregoriana e la nobile sobrietà della polifonia rinascimentale nella musica liturgica, che aveva contratto un’inevitabile contaminazione con la musica operistica (non avrebbero certo potuto immaginare le attuali contaminazioni della stessa musica liturgica con la musica pop…).  Insieme con il già citato Rafaele Casimiri, ma anche con nomi più prestigiosi, come quello di Marco Enrico Bossi, le tesi del movimento furono sposate da Pio X che emanò un documento che caldeggiava l’adozione delle proposte dei ‘cecilianisti’ in tutta la Chiesa cattolica.

Autore assai prolifico (aveva fatto suo il motto di Apelle ‘Nulla dies sine linea‘ dedicandosi quotidianamente alla scrittura) il suo catalogo è superiore ai 3000 numeri d’opera: di ciò non si ha certezza per l’abitudine che Perosi aveva di dedicare e regalare delle composizioni ai tanti che gliene facevano richiesta, per cui molte di queste sono sconosciute perché in possesso dei dedicatari e quindi inedite.

La notevole produzione perosiana annovera anche 18 quartetti, 4 quintetti con il pianoforte insieme a tanta altra musica da camera, musica sinfonica, concerti per strumento solista e orchestra oltre ad  alcune decine di oratori ed oltre 50 messe. Come detto non scrisse ne vagheggiò di scrivere alcuna opera lirica.

Il suo stile non poteva non risentire della produzione a lui coeva ed è improntato ad un eclettismo musicale che si rifà ad una cantabilità di derivazione gregoriana non scevra dalla modulazione. Dal Verismo e dalla Giovane Scuola recepì colori, accenti e stilemi soprattutto nella scrittura vocale solistica e nella orchestrazione, ma sempre mantenendo uno stile personalissimo.

Auspichiamo che qualcuna delle più importanti istituzioni musicali italiane, con l’occasione dei sessanta anni dalla morte, possa ricordarsi di un compositore del suo valore e voglia riproporre le pagine più rilevanti della sua produzione (anche se è italiano…).

 

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