martedì, Novembre 12

L'opportunità del M5S

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Il Movimento 5 stelle deve rimettere al centro i contenuti, avere un atteggiamentomeno urlante‘ e trasformare il passo indietro di Beppe Grillo in una opportunità. Così Marco Bosi, capogruppo del M5S al Comune di Parma dopo l’Open day dei Cinquestelle filo-Pizzarotti, organizzato nella sua città la scorsa domenica. “E’ stata una bella occasione di confronto” chiarisce il braccio destro del sindaco che però guarda soprattutto al futuro del Movimento.

 

Come sta cambiando il M5S?

Ci vorrebbe un’ora solo per rispondere a questa domanda. Tutto dipende da cosa vuol diventare il Movimento: una forza di opposizione o una forza di maggioranza, come io auspico? Ma per far questo bisogna far tesoro, in modo particolare, dell’esperienza nei Comuni.

Perché? A livello nazionale qualcosa non ha funzionato?

Il Movimento a livello nazionale non ha fatto un’evoluzione sufficiente per diventare forza di governo. Mi piacerebbe più di capacità di confronto, voglia di mettersi in discussione e di far convivere punti di vista diversi. Per diventare una forza che vale una grande fetta degli elettori a livello nazionale non si può pensare di essere sempre tutti allineati su tutto. Pensare di arrivare al 25 per cento dicendo che “chi non la pensa come te o è fuori” o “è un venduto” o “non ha i valori del Movimento” non si va da nessuna parte. Questo atteggiamento così intransigente non ci permette di raggiungere l’obiettivo e non è in grado di gestire i diversi punti di vista che esistono all’interno del Movimento.

Un “errore” che dipende solo da Beppe Grillo?

Penso di no. Credo che se fosse solo lui ad avere questo tipo di atteggiamento sarebbe già cambiato qualcosa, evidentemente buona parte del Movimento ha questo tipo di approccio. Finché parliamo di vicende come quella di Roma (l’inchiesta Mafia Capitale, ndr) dove destra e sinistra delinquono e si spartiscono denaro è facile come forza di opposizione restare uniti contro questo sistema. Ma quando ti trovi a governare, come nel nostro caso a Parma, arrivano tagli pesanti dallo Stato e devi decidere a chi togliere i soldi – alle scuole o alle famiglie bisognose, ad esempio – rimanere uniti è più complesso.

Il passo indietro di Grillo rappresenta un’opportunità o un problema per il Movimento?

In termini di voti non mi interessa. Se ci chiediamo come ottenere voti non ne otterremo, se invece pensiamo ai contenuti i voti arriveranno di conseguenza. In generale questo ipotetico passo indietro di Beppe Grillo per il Movimento è allo stesso tempo un’opportunità e una difficoltà. Perché era lui che riempiva le piazze, era lui che faceva da megafono, ma allo stesso tempo credo che per una maggiore discussione sul potere decisionale e sulla possibilità di costruire programmi, il passo indietro possa costituire una opportunità. Ma dipenderà da noi…

Nel M5S immaginato dal sindaco di Parma, Federico Pizzarotti cosa resta del non-statuto del Movimento?

Il non statuto è stato scritto in un momento, il 2009, nel quale era sufficiente a gestire quello che eravamo e anche il contesto politico in cui ci trovavamo. Adesso quel documento è limitato, abbiamo bisogno di più regole perché si sono create tutta una serie di dinamiche che facciamo fatica a gestire. Ci vogliono regole chiare e non interpretabili.

Un aspetto positivo del M5S targato Parma da riportare a livello nazionale?

Non esiste un modello vincente e uno perdente. Noi, a Parma, abbiamo una responsabilità istituzionale che ci porta ad avere un atteggiamento diverso. Credo sia proprio questo atteggiamento meno duro, rispetto a quello seguito a Roma, che faccia apprezzare il Movimento anche da chi è più diffidente e da chi non ci ha votati. L’atteggiamento “urlante” non viene ascoltato da tutti…

Un movimento, per sua forma, è tradizionalmente più fluido rispetto ad un partito…

Esatto. E dovrebbe adattarsi meglio al cambiamento di un contesto.

Invece…

Quello stupisce anche me è che il M5S sia stato molto più rigido al cambiamento di altre forme organizzative che, al contrario, dovrebbero essere più rigide. Dovevamo essere noi più bravi ad adattarci e invece siamo rimasti un po’ bloccati su questo aspetto.

E’ dello stesso avviso anche sul tema della comunicazione?

Credo che una comunicazione semplice ed efficace sia necessaria. Ma non dobbiamo pensare di costruire prima la comunicazione e poi il contenuto. Quest’ultimo deve essere messo al centro e tutto intorno il resto. Purtroppo però ho la sensazione che la centralità dei contenuti stia mancando.

Argomenti esauriti?

No, assolutamente. Probabilmente ci si preoccupa di più di come si comunica rispetto a che cosa si comunica. Secondo me la comunicazione senzazionalistica tipo quella di Tze Tze non rappresenta un valore aggiunto.

Il Movimento si è allineato agli altri partiti?

Lo temo… La politica è diventata soprattutto comunicazione, è innegabile e non pretendo che noi ignoriamo questo fatto. Allo stesso tempo, però se ci poniamo come forza politica diversa rispetto agli altri bisogna sapersi rapportare in maniera diversa alla comunicazione. Che non vuole dire dimenticarsi che una comunicazione semplice sia impensabile per raggiungere altre persone, ma solo a patto che dietro ci sia un contenuto forte e complesso. Fare politica in maggioranza è difficile e le soluzioni da trovare sono complesse e spesso non mediate.

Che ne pensa del cosiddetto Direttorio: che ruolo assumono i 5 nominati da Grillo alla guida del partito, ma soprattutto che “potere” avranno?

Non lo so. Non è chiaro che competenza avranno e quanto durerà il loro incarico. Non è chiaro nulla al momento. Resto in attesa. Su alcuni di loro ho una considerazione positiva, su altri meno, ma non mi piace giudicarli a priori. Sarà il tempo a giudicare il loro operato. Penso che la decisione possa essere considerata comunque un passo avanti. Io però avrei gestito la decisione in modo diverso…

Cioè?

Avrei permesso ad altri parlamentari di candidarsi lasciando solo a loro la possibilità di votare. Credo comunque sia stato corretto riservare la selezione tra i deputati e i senatori del Movimento, perché hanno un incarico nazionale ed è giusto che il direttorio sia formato da loro in questo momento.

In Parlamento la linea dura dei cinque stelle nei rapporti con gli altri gruppi li ha isolati e resi poco efficaci nel processo legislativo finora. Ci sono però importanti scadenze come l’elezione del presidente della Repubblica. In che modo si comporterebbe il Movimento immaginato da Pizzarotti in questo contesto?

Credo che i rappresentanti del Movimento abbiano maturato esperienza in questi mesi e che sapranno incidere nella scelta del Capo di Stato. Lo hanno dimostrato durante l’elezione dei membri della Consulta. Credo che in questo contesto cercare di mettere all’angolo i partiti su dei nomi difficilmente respingibili possa essere la chiave giusta per riuscire a ottenere la personalità migliore.

Il Sindaco Pizzarotti dove vuole arrivare? Non starà seguendo la strategia di Renzi per “scalare” il partito dal suo interno…

Il termine scalare, secondo me, è bruttissimo. Sono convinto che in una organizzazione chi vuol migliorare alcuni aspetti sia un fattore positivo. E il sindaco Pizzarotti è uno di quelli che può aiutare il Movimento a crescere.

 

 

 

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