sabato, Dicembre 14

Londra, svelato il nome dell’attentatore. Timori per Roma

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Khalid Masood: è questo il nome dell’attentatore di Londra che ha provocato 4 morti e una quarantina di feriti. Nato nel Kent nel ’64, era noto alle forze dell’ordine per atti di criminalità come possesso di armi, lesioni aggravate e disturbo della quiete pubblica. E di recente risiedeva a Birmingham, dove nella notte infatti c’è stato un raid delle forze dell’ordine, che hanno arrestato diverse persone.

In mattinata il ministro della Difesa britannico, Michel Fallon, aveva definito l’attacco di ieri a Westminster «legato in qualche forma al terrorismo islamico. L’attentatore è stato ispirato dal terrorismo internazionale». A confermarlo anche i vertici di Scotland Yard, che hanno ribadito che l’uomo avrebbe agito da solo, mentre sugli arresti compiuti parlano di fiancheggiatori ma non complici. Poi sul web era anche arrivata la rivendicazione dell’Isis a conferma di tutto. «Non abbiamo paura e non ci facciamo intimorire», ha detto la premier Theresa May. «E’ stato un attacco contro la gente libera. Per ora non c’è ragione di temere che ci saranno nuovi attacchi».

Il commissario Ue alla Sicurezza Julian King invece ha annunciato: «Non credo sia completamente accidentale che l’attacco a Londra sia avvenuto nel giorno del primo anniversario degli attentati a Bruxelles. La minaccia degli attacchi terroristici è estremamente alta in Europa. Il loro obiettivo sono il nostro modo di vivere e i nostri valori, ma non li lasceremo vincere. Anche se non ci sarà mai sicurezza al 100% e zero rischio».

Oggi poi episodio simile a quello di Londra ad Anversa, in Belgio. Un’auto avrebbe cercato di schiantarsi sulla folla sulla via principale pedonale. Nessun ferito per fortuna, mentre il sospetto è stato arrestato. Si tratta di Mohamed R., un francese domiciliato in Francia, nel cui bagagliaio dell’auto sono state ritrovate diverse armi, oltre ad una tanica ‘contente un prodotto non ancora identificato’.

Nel frattempo è allarme anche a Roma, che sabato ospiterà i grandi d’Europa per celebrare i Trattati del 1957. Dovevano essere 3.000 e, invece, anche dopo l’attacco a Londra, gli agenti delle forze dell’ordine in campo saranno 5.000. Previsti cortei e sit-in di chi vuole criticare l’Europa ed è allerta proprio per questi: c’è il timore di black bloc ma anche di possibili attentatori o cani sciolti. Vicino a Roma previsti presidi delle forze dell’ordine ai varchi stradali, autostradali ma anche nelle stazioni, nei porti e negli aeroporti.

E parlando proprio dell’evento di Roma,  il portavoce della Commissione europea, Margaritis Schinas, ha confermato che «sabato i 27 capi di stato e di governo ed i presidenti delle istituzioni europee firmeranno la Dichiarazione di Roma nella stessa sala in cui fu firmato il Trattato originale». Anche la Polonia, che finora è sembrata la più ostile. A confermarlo anche Jean Claude Juncker. Varsavia comunque avverte che se non saranno presenti nel documento le sue richieste, ossia l’unità dell’Ue, la collaborazione fra Ue e Nato, il rafforzamento del ruolo dei parlamenti nazionali e una maggior coesione del mercato comune dell’Ue, potrebbe davvero non firmare.

Sono ripresi oggi a Ginevra i colloqui di pace sulla Siria. Staffan de Mistura, inviato Onu, predica ottimismo: «I rappresentanti del governo e quelli dell’opposizione hanno concordato un’agenda dei lavori ed ora tutto è pronto per la ripresa dei negoziati». Al centro del dibattito la transizione politica, la stesura di una nuova Costituzione e le elezioni. Tiene nel frattempo la tregua concordata tre mesi fa dalle parti grazie all’intervento della Russia e della Turchia. Negli ultimi giorni ribelli e gruppi estremisti alleati hanno lanciato due offensive a sorpresa contro obiettivi governativi a Damasco e nella provincia centrale di Hama, con il governo siriano che ha anche minacciato di boicottare i colloqui di pace.

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