venerdì, Dicembre 13

Londra: è il fenomeno Stato Islamico

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Londra. A un anno esatto dagli attacchi di Bruxelles (era il 22 marzo 2016) sono cinque le persone uccise, tra le quali un poliziotto e il terrorista, 40 quelle ferite a seguito di un attacco di matrice islamica all’esterno del Parlamento del Regno Unito.

Una prima fase in cui un autovettura SUV di grosse dimensioni è stata lanciata a forte velocità contro obiettivi civili sul ponte di Westminster. Una seconda fase in cui l’attaccante, sceso dalla vettura utilizzata per investire i pedoni, armato di armi da taglio è penetrato nel perimetro del Parlamento dove ha ucciso il poliziotto prima di essere abbattuto dal fuoco di altri due agenti.
Nessun equipaggiamento militare, nessuna arma, nessuna tattica operativa sofisticata; solamente gli oggetti della quotidianità: un’auto e una lama acquistabile ovunque.
Se la rivendicazione dello Stato islamico (IS) dovesse arrivare  -possibile- non sorprenderebbe, poiché quanto accaduto è la sintesi fatta pratica di quanto lo Stato islamico, attraverso i suoi scritti online e i suoi proclami, va dicendo da oltre un anno: colpire ovunque, chiunque, con qualsiasi mezzo.

Quello del 22 marzo 2017, dopo gli attacchi in Europa e in Turchia del 2015 e 2016, conferma un’efficiente capacità di azione indiretta delfenomeno Stato islamico‘, evoluzione di quel proto-Stato in Siria e Iraq da cui deriva.

Un’evoluzione che si è sviluppata seguendo un approccio che possiamo definire aziendale attraverso le fasi di marketing, premium-branding, franchising e outsourcing; quest’ultima, in particolare in grado di sviluppare un processo di autonomia operativa delocalizzata, esternalizzata a singoli soggetti (‘lupi solitari‘) non direttamente collegati o coordinati con l’organizzazione. E così il ‘fenomeno Stato islamico‘ se da un lato ha aumentato (e aumenterà sempre più) la sua capacità offensivaoperativa convenzionale‘ con il rientro dei foreign fighter, dall’altro dispone  di un bacino assai ampio di soggetti operativi di prossimità all’interno degli Stati europei: musulmani (prevalentemente di seconda o terza generazione, ma anche migranti e convertiti), tra i quali soggetti disadattati sociali, psichiatrici, frustrati, socialmente emarginati, o radicalizzati in ambienti marginali o auto-radicalizzati attraverso il Web, che, attraverso la violenza nel nome dell’Islam, sono alla ricerca di un proprio ruolo all’interno di una comunità di cui spesso non sono mai stati parte; e lo jihad dello ‘Stato islamico’ è pronto a dare loro quello che vogliono: la legittimità e la giustificazione religiosa.  >>> continua leggere > pagina successiva

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