sabato, Dicembre 14

Londra e il rischio del terrorismo orientale

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Sull’onda di questo discorso -al di là delle stereotipie e delle oleografie- vi è da considerare che il nuovo potenziale arrivo di elementi terroristici è in fase di decollo dall’Asia intesa nella sua interezza.
L’Indonesia  -il Paese musulmano più popoloso al Mondo- lotta con fermezza capillare sin dalle scuole elementari per porre argine alle sirene del fondamentalismo e certo non ha potuto impedire che migliaia di miliziani di origine indonesiana partissero dall’Arcipelago Sud Est asiatico per andare a combattere in Siria e Iraq.
Il Sud della Thailandia, soprattutto nelle tre Provincie di Yala, Pattani e Narathiwat è funestato da attentati condotti da parte delle frange estremiste e separatiste del Sud islamico del Regno ai confini della Malaysia.
Nelle Filippine, il fronte del Moro è  -colloqui di pace intermittenti a parte- in lotta perenne con l’Esercito del Governo centrale.
In quel quadrante geopolitico non è da tralasciate l’entità etnica degli Uighuri, soprattutto in Cina, spesso citati ed altrettanto spesso accantonati nei casi dei vari attentati cui abbiamo assistito finora nell’area Sud Est asiatica ed asiatica più in generale, ma che sono pur sempre una spina nel fianco del colosso cinese.  Secondo alcuni analisti, il Califfo punta su Pechino e l’obiettivo è la guerra interna contro le autorità cinesi.
E poi vi sono il Bangladesh, il Pakistan, l’Afghanistan, la Siria, l’Iraq, insomma l’Asia nella sua interezza potrebbe farsi irretire dalle sirene dei reclutatori dell’ISIS, sempre a caccia di nuovi adepti per combattere o per farsi immolare al comando di qualche mezzo blindato da mandare contro gli eserciti della coalizione mondiale oppure –per venire a noi più vicini- per farsi esplodere o commettere attentati in Occidente.

Mentre Roma si protegge quanto più possibile, indossa l’elmetto e mette i sacchi di sabbia alle finestre nel momento in cui si avvia a festeggiare il genetliaco della Unione Europea, il rischio dell’arrivo di componenti terroristiche dall’Estremo Oriente si fa via via più concreto. Non sono pochi gli analisti e gli studiosi del fenomeno a sottolineare questo rischio. Soprattutto, vi è da considerare che una buona parte di attentatori potenziali   -sebbene ormai dotati della cittadinanza europea, tedesca, francese, inglese o altro che possa essere, oppure pur essendo europei di seconda o terza generazione- sono tutti possibili compartecipi dei processi di fidelizzazione dei reclutatori ISIS.

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