sabato, Giugno 6

Londra cade, ma se non fosse terrorismo?

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Mentre l’analisi delle modalità puntano dritte verso le tecniche dello Stato Islamico, nell’attentato di Londra, l’analisi del luogo dell’attacco risulta piuttosto complessa perché contradditoria rispetto ai precedenti eventi di questo tipo.
Nelle stragi di Nizza e Berlino, la scelta del luogo non è stata casuale, vie affollate di gente in giorni di festeggiamenti, garantivano un numero di vittime importante ponendo dubbi sulla sicurezza di ogni manifestazione pubblica in tutta Europa.
Tenendo in considerazione il numero delle possibili vittime, un riferimento al luogo dell’attacco è doveroso, Westminster è un luogo strategico, simbolo del potere conseguentemente altamente presidiato.
La possibilità che l’attentatore fosse ucciso o venisse ferito prima di mietere le prime vittime era alta, tanto che non sembra un caso che il poliziotto ucciso, il quale poteva essere un elemento di contrasto al piano terroristico, sia stato uno dei primi ad essere ucciso. Subito dopo essere sceso dal Suv, il terrorista si è diretto velocemente, con un coltello della lunghezza di circa 20 centimetri, verso il giardino del Parlamento di Westminster dove ha neutralizzato il poliziotto per poi essere a sua volta neutralizzato sul posto.
L’obiettivo non sembra del tutto chiaro, i deceduti sono cinque e i feriti almeno una quarantina, il mietere vittime potrebbe essere un fattore secondario in questo scenario particolare, addossando importanza al luogo o al gesto stesso.
Non avendo avuto interesse specifico per le vittime civili, come invece è accaduto per quasi tutti gli eventi pregressi a questo, possiamo ipotizzare, considerata anche la vicinanza ad un luogo di potere come Westminster, che l’intento fosse di monitorare il livello di prontezza operativa delle forze di Polizia londinesi in funzione di nuovi e futuri attentanti.
Tuttavia è bene considerare che questa è solo un’ipotesi periferica, perché, come già detto in analisi precedenti, i test sulla prontezza operativa hanno come conseguenza l’innalzamento delle misure di sicurezza dei Paesi testati che rendono difficili nuovi attentanti più strutturati.

Con l’avvento della strategia dei cani sciolti, l’IS pensava di poter fare un salto avanti nella dottrina paramilitare delle operazioni terroristiche ma le considerazioni che si possono fare sono essenzialmente negative.
Dalla strage di Nizza in avanti, gli attentatori hanno perso sempre più struttura dell’evento terroristico, ovvero l’assenza totale di pianificazione e di studio preventivo dell’obiettivo impedisce di uccidere il maggior numero possibile di vittime, una notizia positiva per l’Occidente, ma non buona per le organizzazioni terroristiche.
La delega dell’organizzazione degli attentanti ad una struttura civile senza un’adeguata preparazione paramilitare ha abbassato il livello di pericolosità degli eventi, condizione visibile con un semplice paragone con l’attentato all’aeroporto a Bruxelles di dodici mesi fa.
Se adeguatamente analizzati nella loro fase organizzativa questi attentanti sarebbero la massima espressione di un attacco quasi irrintracciabile perché la sua catena logistica è del tutto anonima.

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