mercoledì, Ottobre 28

L’ombra della Russia sulla politica italiana, perché si, perché no? Le ragioni a favore e contro l'interferenza russa in Italia secondo Sergio Germani, Istituto Gino Germani, e Serena Giusti, Ispi

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Le recenti accuse dell’interferenza russa in Italia in occasione del referendum costituzionale dello scorso anno, lanciate dall’ex Vicepresidente degli Stati Uniti Joseph Biden, riaprono il dibattito sull’influenza di Mosca sull’opinione pubblica e sui partiti politici dell’Occidente. L’Italia è sotto la lente di ingrandimento per la paventata vicinanza a posizioni filo-russe di partiti quali Lega Nord e Movimento Cinque Stelle. Ma a un attento esame emergono da una parte ragioni che depongono a favore di un’opera di interferenza russa, dall’altra ragioni che suggeriscono un ridimensionamento del problema. Fra le due opposte opinioni, un contesto politico in ogni caso incerto, quali ne siano le ragioni, forse destinato a rimanere tale anche dopo il prossimo appuntamento elettorale.

Secondo Sergio Germani, Direttore dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici, il punto di maggior forza dell’opera di influenza russa sulle vicende politiche italiane è dato dalla forte presa che gli apparati di potere del Cremlino riescono ad avere sulla percezione italiana dei problemi del nostro tempo. “In Italia vi è stata un’opera di influenza sulle percezioni, tanto dell’opinione pubblica quanto delle stesse istituzioni politiche, attraverso la diffusione di una narrativa favorevole agli interessi geopolitici russi. Mosca, attraverso gli alleati che si è costruita all’interno dei partiti politici italiani, su tutti Lega Nord e Movimento Cinque Stelle, è riuscita a rafforzare le percezioni negative della crisi ucraina, della politica estera russa e americana, ma anche delle stesse vicende politiche di casa nostra. Questa visione allarmista secondo cui la classe dirigente italiana è totalmente corrotta e incompetente, assolutamente impreparata ad affrontare le grandi minacce date dalla crisi migratoria e dal terrorismo è un qualcosa su cui fa leva in misura particolare la propaganda russa tanto diretta quanto indiretta per il tramite, appunto, delle nostre strutture partitiche. L’obiettivo ultimo è creare sfiducia nel sistema ed esasperare una visione negativa di problemi che comunque esistono nella realtà perché minore è la stabilità del nostro Paese e dell’Occidente in generale, maggiore è la sensazione di fiducia percepita dagli apparati di potere russi. E il diffuso pessimismo italiano nei confronti del proprio sistema politico, unito alla cronica vulnerabilità italiana alla disinformazione, ha consentito alla Russia di trovare nel nostro Paese terreno fertile per la propria azione di influenza”.

Una debolezza, quella dei nostri sistemi di informazione data “ dalla loro elevata vulnerabilità alla penetrazione informatica e al ‘furto di dati sensibili’, un rischio che, nonostante i passi avanti fatti per fronteggiarlo, rimane ancora un punto dolente e che ha portato anche a svariati attacchi informatici anche contro a istituzioni governative. L’obiettivo di tali attacchi è dato sovente da informazioni ‘sensibili’ destinate, una volta sottratte, a essere date in pasto all’opinione pubblica aumentando quindi il livello di disinformazione della nostra opinione pubblica”, conclude Germani.

Un altro elemento che depone a favore della penetrazione russa è dato certamente dal mito, tutto italiano, dell’uomo solo al comando, identificato, in quest’epoca storica, proprio dal Presidente russo Vladimir Putin, considerato, con un’evidente distorsione della realtà, l’uomo che è riuscito a difendere la sovranità e l’identità del proprio Paese dall’attacco delle grandi elites di potere mondiali. Secondo Sergio Germani: “Negli ultimi tempi è cresciuto un certo culto di Putin sul web: un uomo considerato l’unico baluardo rimasto contro il terrorismo, l’invasione degli immigrati e la minaccia islamica in generale. Si tratta di una percezione cresciuta molto nell’area cosiddetta ‘sovranista’ della nostra politica. L’espansione di quest’area dell’agone politico è un fattore determinante per l’influenza russa in Italia. Nel nostro Paese vi è questa ideologia, comune a partiti quali Lega Nord, Cinque Stelle ma anche diffusa presso i vari movimenti neofascisti, secondo la quale l’Italia avrebbe perduto totalmente la sua sovranità, usurpata da tecnocrati e da elites finanziarie globali non meglio definite. In questo contesto, Putin è considerato l’uomo forte che ha riconquistato la sovranità della Russia, sottraendosi alla forza dei grandi poteri globali. Questa convinzione si è diffusa molto in Italia negli ultimi anni, certamente non è stata creata dalla Russia in prima persona ma Mosca ha recitato un ruolo determinante nell’incoraggiarla in quanto si tratta di una visione perfettamente funzionale alla propria strategia di indebolimento dell’Unione Europea e del legame transatlantico e di mantenimento del sistema politico italiano in un limbo di instabilità e di precarietà in grado di minare, in ultima analisi, la fiducia nel nostro sistema democratico. Il mito dell’uomo forte al comando, nell’attuale contesto di crisi tanto economico quanto identitaria e nel conseguente smarrimento che comporta, riesce a fare particolarmente presa nell’opinione pubblica e l’uomo forte per eccellenza, in questo contesto, è dato da Vladimir Putin. Non solo, anche autorevoli intellettuali fanno passare l’idea per cui in Russia si sia recuperata, grazie a Putin, la dimensione identitaria della nazione unita a un autentico senso della comunità, contrapposto al nichilismo e all’individualismo imperante in Occidente”.

Inoltre, non gioca certamente a favore dell’Italia, la mancanza, da parte del nostro Paese, di una linea d’azione netta e univoca con la quale fronteggiare l’influenza russa, mancanza dovuta alla tradizionale ambiguità della nostra politica estera. “Paesi diversi dall’Italia, pur aspirando al dialogo e alla collaborazione con Mosca, hanno visto le proprie autorità di sicurezza accusare apertamente la Russia di condurre una campagna di disinformazione nei loro confronti. In Italia, al contrario, non vi è stata questa presa di posizione così netta perché la politica estera italiana, pur essendo tradizionalmente atlantica ed europeista, tende a mantenere ottimi rapporti con Mosca al fine di essere percepita come il ‘migliore amico della Russia’ all’interno del blocco atlantico” – sottolinea Germani – “ Pertanto una critica a Putin condotta apertamente e pubblicamente comporterebbe per la nostra politica il rischio di perdere questa posizione privilegiata. Da questa considerazione deriva la maggiore vulnerabilità dell’Italia, rispetto ad altri Stati, alle infiltrazioni russe: Mosca sa che l’Italia difficilmente adotterà misure politiche nette per contrastarla. Anche la preoccupazione di non fornire ai partiti di opposizioni più filo-russi l’occasione di poter denunciare eventuali misure di difesa come ‘bavagli’ per le loro opinioni ha giocato un ruolo non indifferente.Nel nostro Paese, inoltre, vi è un’ampia area politica che guarda con simpatia alla Russia e questo rende più difficile adottare contromisure anche a livello legislativo perché queste verrebbero viste come strumenti potenzialmente in grado di essere utilizzati contro le stesse forze politiche che si oppongono alla loro adozione. Queste forze hanno una presenza molto significativa in Parlamento e questo comporta una grande prudenza anche da parte dei partiti di Governo i quali non vogliono essere dipinti come coloro che adottano strumenti di delegittimazione dei propri avversari. Una situazione molto delicata che spiega come nel nostro Paese la problematica della disinformazione portata avanti dalla Russia non sia stato sinora affrontato in maniera adeguata”, conclude Germani.

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