lunedì, Ottobre 26

L'ombra del fallimento sulla 'shale revolution' field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Durante il discorso sullo State Union del 2014, il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama richiamò per alcuni istanti l’attenzione sulla situazione energetica nazionale estremamente florida che si era venuta a creare grazie alla messa a punto di metodi di estrazione particolarmente innovativi. Questi ultimi avevano indotto diversi esperti a parlare di un processo di ‘de-convenzionalizzazione’ dell’offerta energetica internazionale, per effetto del contributo massiccio che sarebbe stato assicurato da numerosi Paesi, a partire da Stati Uniti e Canada.

Basamenti shale-gas

Secondo alcune stime, il tight-oil e lo shale-gas estratti in America settentrionale dovrebbero riuscire a farsi progressivamente strada nel mercato mondiale, così come altre particolari forme non convenzionali di ‘oro nero’ – tra le quali figurano anche il petrolio delle sabbie bituminose della Cina, l’extra-heavy-oil del Venezuela e il pre-salt oil del Brasile – e gas naturale. L’epicentro di questa ‘rivoluzione’ è però costituita indubbiamente dagli Stati Uniti. I migliaia di nuovi giacimenti di idrocarburi attivati in Pennsylvania, Texas, Kansas, Oklahoma, North Dakota e Colorado ha persino portato i ‘gas frackers’ a pronosticare, nel corso di un vertice a Houston, che lo sfruttamento intensivo di questi nuovi giacimenti di gas non convenzionale sarebbe destinato a trasformare stabilmente gli Stati Uniti nel principale fornitore mondiale di idrocarburi.

«Siamo solo nei primi quindici anni di un processo che sarà lungo 150 anni», ha dichiarato Steve Müller, responsabile della Southwestern Energy, sorvolando sui gravissimi effetti provocati da tecniche estrattive quali l’hydrofracking e l’horizontal drilling. Tali metodi operativi prevedono l’infiltrazione nel sottosuolo, e quindi nelle falde acquifere che lo attraversano, di notevoli quantità di sostanze (si parla di oltre 200 litri di una miscela contenente circa 600 agenti chimici per ciascun pozzo) che sono alla base di un pesantissimo inquinamento ambientale e dei numerosi fenomenici sismici registrati nelle aree interessate da fatturazioni idrauliche degli scisti. La scarsa attenzione sulla pericolosa correlazione tra estrazione di idrocarburi non convenzionali e terremoti è probabilmente dovuta alla ragguardevole incidenza della ‘rivoluzione dello shale’ sul Prodotto Interno Lordo statunitense; The Economist’ ha infatti stimato che gli oltre 20.000 nuovi impianti costruiti in tutto il territorio nazionale abbiano contribuito a far crescere l’economia nazionale di ben 76,9 miliardi di dollari dal 2010 al 2014.

I problemi sono sorti nel momento in cui ragioni di natura essenzialmente geopolitica – molto più determinanti rispetto agli strascichi della crisi economica – hanno iniziato ad affossare il prezzo del petrolio e gli estrattori hanno cominciato ad accorgersi che i giacimenti di idrocarburi non convenzionali, il cui sfruttamento richiede un numero elevatissimo di trivellazioni, tendevano ad esaurirsi in maniera estremamente rapida. L’amministratore delegato di Conoco-Phillips, Ryan Lance, ha allora cercato di fornire solide assicurazioni agli investitori, dicendosi convinto che «il sistema sopravviveva col barile a 100 dollari ma è in grado di sopravvivere anche a 50-60 dollari. E c’è ancora spazio per migliorare, competendo con qualsiasi altro progetto estrattivo nel mondo». Sencondo Lance, i progressi tecnologici che venivano progressivamente realizzati avrebbero permesso di spostare il ‘break-even’, ovvero la soglia di remunerazione dello shale-gas, verso il basso del 25% nel solo 2015, mentre «nelle aree migliori si riesce ad avere un ritorno del 10% sul capitale investito anche con il petrolio a 40 dollari».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore